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I frantoi pugliesi minacciano: non acquisteremo olive

I frantoi pugliesi minacciano: non acquisteremo olive

Con la campagna olearia quasi alle porte nessun passo in avanti per la risoluzione della crisi e i frantoi esclusi dai tavoli tecnici governativi, ormai si valutano misure drastiche

20 luglio 2026 | 14:57 | C. S.

La filiera olearia italiana si trova di fronte a una delle fasi più difficili degli ultimi anni. A lanciare l'allarme è Alfonso Fucci, presidente dell'Associazione Frantoiani Italiani Olio di Qualità (FIOQ), che rappresenta frantoi impegnati nella trasformazione di circa il 40% della produzione olivicola nazionale.

Secondo Fucci, il comparto vive una situazione di profonda stagnazione che rischia di compromettere la prossima campagna olearia, con pesanti ripercussioni soprattutto in Puglia, dove il sistema dei frantoi rappresenta uno dei pilastri dell'economia agricola.

L'associazione aveva già denunciato la gravità della situazione nel maggio 2026, evidenziando le difficoltà dei frantoi e delle cooperative, in particolare nell'area del Nord Barese. A distanza di mesi, lo scenario non solo non è migliorato, ma continua a peggiorare.

I frantoi che sono riusciti a vendere l'olio prodotto nella scorsa campagna lo hanno fatto a prezzi in costante ribasso, spesso insufficienti a coprire i costi di produzione. Molte aziende, invece, non sono riuscite a trovare acquirenti e oggi nei magazzini resta invenduto almeno il 50% dell'olio prodotto nella campagna precedente, un quantitativo che continua a perdere valore senza trovare sbocchi di mercato.

Le conseguenze finanziarie sono pesanti. Le imprese hanno sostenuto regolarmente il costo di acquisto delle olive dagli olivicoltori, ma l'assenza di vendite ha determinato un forte aumento dell'indebitamento e dell'esposizione verso il sistema bancario, mettendo a rischio la tenuta economica di numerosi frantoi.

Nonostante i diversi tavoli tecnici convocati negli ultimi mesi per affrontare la crisi del settore, FIOQ denuncia l'assenza di misure efficaci. L'associazione sottolinea inoltre che, nell'ultimo incontro promosso dal Ministero, i rappresentanti dei frantoiani non sono stati coinvolti, lasciando senza voce uno degli attori principali della filiera.

Fucci ricorda che negli anni i frantoi hanno sempre garantito il ritiro e la trasformazione delle olive, anticipando risorse proprie e assicurando il pagamento agli olivicoltori. Oggi, però, molti operatori non dispongono più della liquidità necessaria per affrontare una nuova campagna e, senza interventi urgenti, il rischio di chiusure aziendali diventa concreto.

Per questo motivo, FIOQ prospetta uno scenario che potrebbe modificare profondamente il funzionamento della filiera. Nella prossima campagna i frantoi aderenti all'associazione potrebbero rinunciare all'acquisto delle olive, sia direttamente dagli olivicoltori sia attraverso le Organizzazioni di produttori (OP), limitandosi esclusivamente al servizio di molitura e restituendo l'olio ottenuto ai conferenti.

Una scelta che, secondo l'associazione, deriva anche dall'attuale quadro normativo. A differenza di quanto avviene in altri comparti agroalimentari, infatti, i frantoi non sono riconosciuti come "produttori" e non sono obbligati a detenere l'olio ottenuto dalla lavorazione. In un contesto di mercato sempre più critico, questa potrebbe rappresentare l'unica soluzione per evitare un ulteriore aggravamento della crisi e garantire la sopravvivenza delle imprese del settore.

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