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Patto per esaurire le giacenze di olio d'oliva italiano e garantire la prossima campagna

Patto per esaurire le giacenze di olio d'oliva italiano e garantire la prossima campagna

In Puglia, Sicilia e Calabria 111mila quintali d’olio Dop, Igp e 100% italiano giacciono invenduti nelle cisterne. Rischio default per 600 mila aziende olivicole italiane e 4.475 frantoi attivi su tutto il territorio del Bel Paese

20 luglio 2026 | 12:15 | C. S.

Il tempo delle attese è finito. Il Comitato Nazionale Orgoglio Olivicolo, che riunisce la maggioranza delle organizzazioni della filiera italiana, prende atto delle misure illustrate dal Governo per affrontare quella che definisce la peggiore crisi degli ultimi vent'anni, ma chiede che gli annunci si traducano rapidamente in provvedimenti concreti.

L'allarme riguarda sia la prossima campagna olivicolo-olearia dell'autunno sia quella del 2027. «Se le azioni prospettate non troveranno attuazione – avvertono i coordinatori del Comitato – il 19 settembre, in occasione dell'inaugurazione della Fiera del Levante di Bari, l'intera filiera scenderà in piazza con una grande manifestazione che coinvolgerà migliaia di olivicoltori e frantoiani».

Smaltire le giacenze e fermare il sottocosto

Sul mercato restano invenduti circa 111 mila quintali di olio Dop, Igp e 100% italiano prodotto in Puglia, Sicilia e Calabria, pari a oltre la metà della produzione della scorsa campagna.

Per questo il Comitato chiede l'istituzione di un tavolo di crisi permanente e un accordo promosso dal Governo con le cinque principali catene della grande distribuzione organizzata. L'obiettivo è duplice: favorire lo smaltimento delle giacenze e definire, entro i primi giorni di settembre, un'intesa che garantisca l'acquisto dell'olio extravergine italiano della prossima campagna a un prezzo sostenibile, capace di assicurare redditività a organizzazioni di produttori, aziende olivicole e frantoi, senza penalizzare la distribuzione.

La richiesta riguarda anche l'eliminazione delle vendite sottocosto, considerate «una pratica distorsiva del mercato e dannosa anche per i consumatori».

Le richieste al Governo

Tra le misure ritenute urgenti figurano:

  • una moratoria sui mutui delle imprese del comparto;
  • l'innalzamento della soglia del regime de minimis;
  • sgravi fiscali per le aziende maggiormente colpite dalla crisi.

Il Comitato valuta positivamente il lavoro della cabina di regia istituita dal Governo e il rafforzamento dei controlli nei porti e lungo la filiera commerciale per contrastare le frodi, ma sottolinea che «le prossime settimane saranno decisive».

Prezzi crollati del 40%

Secondo il Comitato, sulla base degli indici ISMEA, il costo medio di produzione di un litro di olio extravergine italiano è oggi di almeno 7,50 euro. Tuttavia, da mesi le borse merci registrano un crollo di circa il 40% del prezzo riconosciuto ai produttori.

Una situazione che, secondo gli olivicoltori, mette in evidenza gli squilibri di un mercato caratterizzato da scarsa reciprocità con i concorrenti internazionali, soggetti a regole produttive e standard qualitativi differenti, con effetti che rischiano di compromettere la sostenibilità economica dell'intero comparto.

Esposti alle Procure contro le frodi

A sostegno delle iniziative già avviate dal ministro Francesco Lollobrigida, il Comitato ha presentato esposti alle Procure di Bari, Palermo e Catanzaro, denunciando presunte dinamiche opache nell'importazione e nella commercializzazione di olio estero venduto a prezzi particolarmente bassi sul mercato italiano. Copia degli esposti è stata consegnata anche al ministro.

Un patrimonio economico e ambientale a rischio

Il comparto olivicolo-oleario italiano rappresenta uno dei pilastri dell'agroalimentare nazionale: oltre 600 mila aziende olivicole (825 mila considerando l'indotto), più di 1 milione di ettari coltivati, 4.475 frantoi attivi, 220 imprese industriali, una produzione annua compresa tra 250 e 360 mila tonnellate e un fatturato di circa 3,2 miliardi di euro.

Secondo il Comitato Nazionale Orgoglio Olivicolo, questo patrimonio economico, produttivo, paesaggistico e culturale è oggi messo seriamente a rischio da speculazioni, frodi e dinamiche di mercato che stanno compromettendo la tenuta dell'intera filiera. «Servono risposte immediate – conclude il Comitato – perché senza interventi concreti il settore rischia il default e la mobilitazione diventerà inevitabile».

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