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No al sottocosto, è tempo di ridare valore all’olio d’oliva

No al sottocosto, è tempo di ridare valore all’olio d’oliva

L’Associazione degli industirali oleari italiani mette in guardia contro il rischio di un ricorso massiccio alle promozioni, e propone all’intera filiera di ripensare l’attuale posizionamento dell’extra vergine, coinvolgendo la GDO e la ristorazione

29 novembre 2025 | 11:00 | C. S.

Basta con il sottocosto, sì alla valorizzazione dell’extra vergine d’oliva, coinvolgendo l’intera filiera, includendo non soltanto la sua componente agricola, ma anche la grande distribuzione e la ristorazione. ASSITOL, l’Associazione Italiana dell’Industria olearia, aderente a Federalimentare e Confindustria, da tempo mette in guardia contro la corsa al ribasso delle quotazioni e ribadisce, ancora una volta, l’importanza di un diverso posizionamento per l’olio d’oliva, caposaldo della Dieta Mediterranea e della sana alimentazione.

“Il ritorno ad uno scenario produttivo più equilibrato dopo le difficili campagne degli ultimi anni – è il commento di Anna Cane, presidente del gruppo olio d’oliva dell’Associazione – ha, purtroppo, riportato alla ribalta le vendite sottocosto, che nel tempo hanno svilito il valore del prodotto”. 

La normativa italiana consente la commercializzazione dell’extra vergine ad un prezzo inferiore rispetto al suo costo soltanto una volta l’anno. Tuttavia, la realtà dei fatti è ben diversa: da anni, si assiste al ricorso alle promozioni in modo indiscriminato, senza alcun riguardo per la stagionalità e con ampia discrezionalità da parte della grande distribuzione. “L’olio d’oliva non è una commodity, né un condimento qualsiasi – stigmatizza Anna Cane -. Ma un prodotto essenziale per la salute dei consumatori. In questa campagna, che si annuncia in crescita, dopo anni di siccità e calo di produzione, è giusto ribadirlo per sensibilizzare tutto il comparto”. 

A causa delle continue promozioni, i consumatori si sono abituati a cercare sempre più il prodotto sottocosto, senza pensare al reale valore dell’extra vergine ed a tutti i suoi elementi distintivi rispetto agli altri prodotti alimentari. “Una spirale perversa, alla quale la filiera, nel suo complesso, deve dire basta – afferma con forza la Presidente del Gruppo Olio d’Oliva -. La perdita di valore della categoria ha determinato, negli anni, anche la progressiva diminuzione di redditività degli operatori, rendendo sempre meno attrattivo coltivare uliveti, produrre olio e confezionarlo”.

Il prezzo al consumatore finale, nella maggior parte dei casi, rischia di non coprire i costi di produzione, danneggiando così l’intera filiera. “Per questa ragione, è ora di ridare valore all’olio d’oliva, chiedendo alle istituzioni, europee e nazionali, di vietare, una volta per tutte, le vendite sottocosto, promuovendo una efficace campagna di educazione del consumatore”. Una richiesta che, però, “non vogliamo fare da soli, ma con la responsabilizzazione di tutta la filiera olivicolo-olearia, dagli olivicoltori alla GdO. L’obiettivo è di avviare un dialogo permanente, trasformando il settore per garantire un futuro sostenibile all’olio extra vergine passando dal “modello commodity” perseguito finora, al “modello valore”.

In questa direzione, il ruolo della grande distribuzione e della ristorazione va profondamente ripensato.  “La grande distribuzione e la ristorazione - conclude la presidente Anna Cane -potrebbero diventare protagoniste del processo di valorizzazione della categoria, diventando, ognuna con modalità diverse, le ambasciatrici più efficaci del nostro olio, e favorire percorsi di avvicinamento del consumatore. In questo modo, sarà possibile definire un posizionamento del nostro extra che rispetti i valori materiali e immateriali del prodotto”.  Una bottiglia di olio extra vergine, infatti, “non contiene semplicemente un condimento liquido, ma tanti elementi essenziali per la nostra salute ed il nostro palato, rappresenta cultura, territori e, soprattutto, impegno e competenze di tutti gli operatori della filiera”. 

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