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Da cinghiali e parrocchetti milioni di euro di danni alle colture a Bari e nella BAT
Devastati interi raccolti di ciliegie, fichi, uva, melagrane, servono interventi. Cinghiali “padroni” in tutta l’area del Parco dell’Alta Murgia, ma il piano di contenimento non parte
03 ottobre 2025 | 11:30 | C. S.
“Ciliegie, fichi, mandorle, melagrane, uva, ogni tipo di frutto: in tutta l’area metropolitana di Bari e nella provincia di Barletta-Andria-Trani, il parrocchetto monaco, conosciuto anche come pappagallo verde, divora tutto e continua a causare danni ingenti alle colture, senza che il problema sia affrontato con misure, provvedimenti e azioni strutturali ed efficaci. Gli agricoltori sono stremati, occorre fare qualcosa”. È Giuseppe De Noia, presidente di CIA Levante Bari-Bat, a tornare su una questione che l’organizzazione sindacale degli agricoltori ha già posto più volte nel recente passato.
“Alle istituzioni e agli organismi preposti al monitoraggio e al contrasto di questo drammatico fenomeno chiediamo quali siano, ad oggi, le azioni poste in essere e se c’è un programma di interventi per prevenire nuovi danneggiamenti a danno delle colture. Sono in crisi soprattutto gli agricoltori che non riescono a ricevere nemmeno un euro di risarcimento per i danni subiti. La burocrazia, con i tempi lunghi della pubblica amministrazione, non aiuta, anzi spesso complica le cose. In altre realtà europee il problema, affrontato per tempo con l’adozione di un piano di contenimento e interventi sui nidi, è stato in qualche modo contenuto, raggiungendo un punto di equilibrio nella gestione della specie, tanto che dove questo è avvenuto non sono nemmeno necessari ulteriori interventi di soppressione”.
QUESTIONE CINGHIALI. A preoccupare, però, non sono soltanto le conseguenze della voracità dei parrocchetti, ma anche la potenza distruttrice dei cinghiali. CIA Levante segnala come la situazione, soprattutto nelle aree del Parco dell’Alta Murgia, sia sempre più preoccupante. “Il disciplinare per il controllo numerico dei cinghiali nel Parco nazionale dell’Alta Murgia è dormiente”, spiega De Noia, “come pure la formazione del personale che dovrebbe monitorare, selezionare, controllare e gestire il numero degli animali. Tra l’altro ci sono selecontrollori già formati dalla Regione Puglia, persone che con un piccolo aggiornamento potrebbero essere già operative anche per l’area del Parco dell’Alta Murgia. Si avvii subito il progetto per la creazione di una filiera basata sull’impiego della carne di cinghiale per uso alimentare, già ampiamente attuato in altre aree del territorio nazionale e che crea valore aggiunto all’economia del territorio”. Oltre alla distruzione delle coltivazioni, i cinghiali rappresentano un rischio per la sicurezza stradale, poiché in branco o singolarmente questi animali imperversano anche sulle arterie stradali. Senza dimenticare il problema posto alla salute pubblica dalla peste suina africana.
LE RICHIESTE. “Chiediamo con forza di accelerare i tempi per attivare subito il piano di contenimento dei pappagalli e dei cinghiali, che nell’area metropolitana di Bari e nella provincia BAT sono diventati una vera e propria piaga. L’immobilismo in cui è caduto il Parco dell’Alta Murgia per il problema cinghiali e i tempi lunghi per lo studio del pappagallo parrocchetto monaco non fanno altro che aggravare la già drammatica situazione che come CIA denunciamo da anni”.
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