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Nessun raddoppio del contingente a dazio zero per l'olio di oliva tunisino

Nessun raddoppio del contingente a dazio zero per l'olio di oliva tunisino

No della Commissione europea a portare a 100 mila tonnellate la quota di dazio zero per l'olio tunisino. Nuove concessioni tariffarie avrebbero aumentato ulteriormente le importazioni di prodotto a basso costo, facendo crollare i prezzi di quello italiano

10 marzo 2026 | 10:00 | C. S.

Come richiesto da Coldiretti e Filiera Italia, la Commissione europea dice no al raddoppio delle importazioni di olio tunisino a dazio zero che avrebbe favorito i trafficanti di olio e penalizzato i nostri olivicoltori. Dopo la lettera inviata dalle due organizzazioni, nella quale si denunciavano i rischi connessi all’aumento del contingente tariffario per il prodotto nordafricano, il Commissario all’Agricoltura Cristophe Hansen ha risposto con una missiva in cui annuncia che l’esecutivo “non prevede concessioni commerciali aggiuntive per l'olio d'oliva”. Hansen concorda con Coldiretti e Filiera Italia sulla necessità di proteggere la salute dei cittadini consumatori, facendo in modo che i prodotti importati rispettino le stesse regole a cui sono sottoposti quelli europei. 

La denuncia di Coldiretti e Filiera Italia aveva seguito la proposta del Governo tunisino di rafforzare il quadro giuridico bilaterale e portare a 100.000 tonnellate annue il contingente di esportazione agevolato. Un pericolo mortale per i produttori italiani ed europei, poiché nuove concessioni tariffarie avrebbero aumentato ulteriormente le importazioni di prodotto a basso costo, facendo crollare i prezzi di quello italiano.  

Nel 2025 sono 600 milioni i chili di olio d’oliva straniero che hanno attraversato le frontiere italiane, deprimendo le quotazioni dell’extravergine nazionale, alimentando inganni ai danni dei cittadini consumatori e favorendo un mercato opaco in cui prosperano trafficanti di olio e pratiche illegali. 
Emblematico proprio il caso dell’olio tunisino, i cui arrivi sono aumentati del 40%, con un prezzo medio di circa 3,5 euro al chilo. Un dumping che scarica sull’anello più debole della filiera il peso di una concorrenza sleale, costringendoli spesso a vendere al di sotto dei costi di produzione. Senza dimenticare i dubbi legati all'utilizzo nel Paese africano di pesticidi vietati in Europa.

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