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Prima di piantare nuovi olivi bisogna sapere dove vendere l'olio
Serve un Piano Olivicolo Integrato che parta dal campo per arrivare al mercato e al consumatore. Una visione tanto ambiziosa ha bisogno però di un piano finanziario altrettanto ambizioso
30 giugno 2025 | 14:00 | C. S.
Non basta immaginare un’olivicoltura italiana più forte, con nuovi impianti con varietà italiane, più competitiva sugli scenari internazionali. Bisogna già sapere oggi come verrà venduto l’olio extravergine di oliva che produrremo, a quali prezzi e a quali condizioni.
“Il tavolo di lavoro che sta elaborando le strategie del prossimo Piano Olivicolo Nazionale – spiega Gennaro Sicolo, presidente di ItaliaOlivicola e vicepresidente nazionale di CIA – Agricoltori italiani – deve avere l’ambizione di disegnare il futuro della filiera a 10 anni almeno. Senza dimenticare i problemi immediati e cogenti, come Xylella o la questione steroli, deve pensare non solo a piantare nuovi olivi ma anche alle strategie perché siano effettivamente redditizi.”
Italia Olivicola, dunque, invita a riflettere su un Piano Olivicolo Integrato che parta dal campo per arrivare al mercato e al consumatore.
“Spesso si cita la Spagna come modello – aggiunge Sciolo – ma bisogna anche coglierne i rischi. L’espansione della superficie olivicola, pur in presenza di una forte organizzazione associativa e cooperativa che controlla il 70% della produzione, ha portato a un abbassamento dei prezzi dell’olio sotto ai costi di produzione e si parla già di abbandono dell’olivicoltura tradizionale nella penisola iberica. Occorre riflettere e imparare dagli errori altrui.”
Italia Olivicola sollecita dunque un necessario rafforzamento del ruolo delle OP, strumento in grado di gestire stoccaggi e temporanee perturbazioni del mercato, ma anche strategie commerciali, in accordo con la Grande Distribuzione, che promuovano l’olio italiano. “L’olio italiano non può e non deve diventare un prodotto civetta – conclude Sicolo – occorre rivedere la normativa sul sottocosto ma soprattutto arrivare a una collaborazione sinergica con la Grande Distribuzione, coniugando i reciproci interessi e strategie.” Una visione tanto ambiziosa ha bisogno però di un piano finanziario altrettanto ambizioso che sappia guardare alle sfide immediate come a quelle di lungo periodo, un piano pluriennale che dia certezze all’intera filiera di non essere abbandonata a sé stessa.
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