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Il suolo agricolo italiano è a rischio desertificazione

Il suolo agricolo italiano è a rischio desertificazione

Oggi il 19% della superficie agricola italiana è destinata a biologico ma è necessario arrivare al 25% nel 2027 secondo gli obiettivi europei

23 maggio 2024 | C. S.

Un’alleanza dell’agroecologia per far fronte alla desertificazione del suolo agricolo, all’impoverimento degli agricoltori e al cibo contaminato. Di fronte ai dati della FAO che indicano il 33% del suolo terrestre già degradato, la chiamata arriva dal congresso dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, che ha concluso a Roma la tre-giorni dedicata ai suoi primi 100 anni di vita. E si estende a tutto il mondo del biologico, con largo spazio alla ricerca scientifica grazie alla presenza della Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica. Focus sulla crisi sociale con Nadia El-Hage Scialabba, ecologa ex-dirigente della FAO e collaboratrice del Swette Center dell’Università statale dell’Arizona e con i rappresentanti di Rete Humus e Upbio. Prossimo appuntamento a settembre, con la presentazione ufficiale della nuova alleanza agroecologica per riunire molto più che gli attori del biologico e del biodinamico.

“Nel secolo trascorso abbiamo acquisito tecniche e competenze scientifiche che permettono oggi all’Italia di essere il primo esportatore europeo di prodotti biodinamici, facendo a meno degli input chimici, costosi e dannosi, che azzerano la fertilità dei terreni”, spiega Carlo Triarico, presidente dei biodinamici. “In un momento in cui l’agricoltura non remunera più il lavoro, i costi produttivi diventano insostenibili e le aziende agricole diminuiscono in numero per essere accorpate nei grandi latifondi industriali, c’è bisogno di un’azione globale di risanamento della terra. Questo è il compito dei biodinamici, ma non solo, per i prossimi 100 anni. Nonostante la recente revisione della Pac 2023-2027 abbia previsto la riduzione di tutti i presidi ambientali senza sanare davvero i problemi degli agricoltori, rimane l’obiettivo di coprire una superficie del 25% coltivata a biologico entro il 2027. Oggi raggiungiamo il 18,7%. E’ un percorso che possiamo completare solo se alziamo la qualità dei processi agricoli, senza rendere convenzionale l’agricoltura biologica”.

Il metodo biodinamico prese avvio nei giorni di Pentecoste del 1924, quando Rudolf Steiner tenne a Koberwitz otto conferenze che diedero vita a un movimento di rilevanza mondiale. Per un’agricoltura circolare, in grado di sostenere autonomamente tutte le necessità delle proprie aziende senza dover fare ricorso alla chimica di sintesi. “Erbicidi, insetticidi e fungicidi stanno condannando a morte i nostri suoli, privandoli di qualsiasi funzione vitale. Il rapido declino della biodiversità ne è una diretta conseguenza, che si somma ai residui dannosi contenuti nei cibi di cui ci nutriamo. Quello industriale è un modello che non ce la fa più e che mette a rischio la salute di tutti”. Dal manifesto “Terra non Guerra” partirà un nuovo movimento dell’agroecologia. Trasversale, di alta qualità, sano. Pronto per settembre.

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