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Allarme degli olivicoltori del Garda: così l'extra vergine del lago muore
Il Decreto Ministeriale del 23 novembre 2021, che elargisce il contributo esclusivamente alle aziende di OP riconosciute, esclude di fatto dagli aiuti l'area olivicola gardesana dopo due annate molto complicate
28 gennaio 2022 | C. S.
È stata una doccia fredda, per i 470 soci del Consorzio di Tutela dell'olio extra vergine di oliva Garda DOP, la lettura del Decreto Ministeriale del 23 novembre 2021 inerente criteri e modalità di utilizzazione del Fondo per lo sviluppo e il sostegno della filiera olivicola-olearia.
Un sostegno economico a lungo invocato dal comparto, che arriva in un anno particolarmente complicato per l’olivicoltura gardesana (dopo quella del 2019, anche la raccolta 2021 è stata nulla) assegnando alla filiera olivicola olearia 30 milioni di euro per investimenti e ammodernamenti degli impianti.
Ma il tanto atteso Decreto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.5 dell’8 gennaio 2022, esclude – di fatto – la maggior parte dei produttori di olio Garda DOP dai contributi.
Delle risorse del «Fondo per lo sviluppo e il sostegno delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura», infatti, potranno beneficiare solamente “i produttori olivicoli associati ad organizzazioni di produttori riconosciute” e con una “superficie minima interessata pari a 2 ha”.
Ma la decisione di elargire il contributo esclusivamente alle aziende legate ad Organizzazioni di Produttori riconosciute, di fatto esclude le aziende associate solo al Consorzio di Tutela: "Una scelta – sottolinea la presidente del Consorzio, Laura Turri - che a noi produttori appare in contrasto gli obiettivi del D.M. e con il ruolo stesso del Consorzio di Tutela che, come riconosciuto dallo stesso Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali, è quello di tutelare e promuovere il prodotto Garda DOP ma anche assistere i soci nel perseguire la qualità dell'olio e la sostenibilità della filiera di cui facciamo parte".
Altro tema fondamentale è l’ammissibilità al contributo solo per le aziende la cui superficie a oliveto sia pari o superiore a 2 ha, limite che, per il Garda DOP, vuol dire non concedere aiuti ad oltre l’80% degli olivicoltori.
"In questo l'olivicoltura del Garda è molto più simile ad altri settori – prosegue la presidente Turri - ad esempio al comparto del vino, dove spesso le produzioni più blasonate provengono da piccole particelle di territorio, come nel caso della menzione “Vigna” per l’Amarone della Valpolicella DOCG o “Rive” nel Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene DOCG. Ma, se nel settore enologico i sostegni vengono erogati anche a chi possiede piccolissimi appezzamenti di vigneto, salvaguardando così produzioni storiche e di nicchia, non altrettanto avviene per la filiera olivicola-olearia; anzi, come sottolineato nel Decreto, il Ministero preferisce dare priorità agli investimenti nelle aree di maggiore superficie e caratterizzate da una grande densità. Purtroppo, questo significa non tenere conto della particolarità del nostro territorio, la cui morfologia non consente l'ampliamento degli uliveti".
Ma è proprio la conformazione territoriale, tra le montagne e il lago, a garantire l'altissima qualità del prodotto (oggi l'olio Garda DOP è tra le prime dieci DOP olivicole d'Italia) e a disegnare i confini degli oliveti, con la conseguente parcellizzazione delle produzioni: basti pensare che la superficie totale iscritta alla denominazione è di 793 ha, distribuita tra 549 olivicoltori. "Paradossalmente, è proprio questa particolare struttura geografica ad escluderci dai sostegni economici destinati alla filiera di cui facciamo parte" chiosa la presidente.
Un problema di non facile soluzione, soprattutto perché l’olivicoltura gardesana è già duramente provata dalle difficili campagne di raccolta 2019 e 2021, in cui la produzione di olio Garda DOP è stata praticamente azzerata.
"Viviamo una situazione di totale incertezza – prosegue Turri - che i soci del nostro consorzio non potranno sostenere a lungo senza aiuti economici, causando il definitivo abbandono degli oliveti".
Abbandono che, oltre ad implicare la perdita di un prodotto a Denominazione di Origine Protetta tra i più preziosi del Paese, si tradurrebbe anche in un gravissimo danno al patrimonio paesaggistico del Garda, di cui l'olivo è una delle piante più rappresentative e identitarie.
Perché è proprio la suddivisione della superficie produttiva in tanti piccoli oliveti, curati “maniacalmente” come giardini e non come aree agricole, ad aver reso le sponde del Garda ciò che oggi il mondo conosce: la “Riviera degli ulivi” dove, sulle “terrazze” affacciate sul Lago, nasce da secoli un prodotto di altissima qualità, celebrato già a partire dal Medioevo.
«Come Consorzio di Tutela dell'olio Garda DOP, auspichiamo che questo nostro grido di aiuto sia ascoltato da chi potrà trovare soluzioni e risorse da destinare al sostegno dei nostri olivicoltori che coltivano e proteggono gli olivi del Garda, nonostante un risultato economico sempre meno soddisfacente. – conclude la presidente Turri - L'alternativa sarà la scomparsa dell’olivicoltura gardesana e, con essa, la perdita di un patrimonio di cultura, storia, tradizioni, valori e biodiversità di cui noi produttori siamo, oramai, gli ultimi custodi».
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