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La Commissione europea, con il pacchetto Omnibus, allenta i controlli sui fitofarmaci

La Commissione europea, con il pacchetto Omnibus, allenta i controlli sui fitofarmaci

Per FederBio, Legambiente e Slow Food la semplificazione non può tradursi in deregolarizzazione: servono più tutele e un’accelerazione sulla transizione agroecologica, non proroghe all’uso di sostanze pericolose

05 gennaio 2026 | 09:00 | C. S.

La semplificazione non può diventare sinonimo di deregolamentazione. Il nono pacchetto “Omnibus” presentato dalla Commissione europea il 16 dicembre, passato quasi inosservato nel dibattito pubblico, rappresenta un arretramento preoccupante nella tutela della salute, dell’ambiente e della qualità del cibo che arriva sulle nostre tavole. In particolare, la necessità di un quadro normativo adeguato per i prodotti di biocontrollo – oggi valutati e approvati secondo procedure concepite per i pesticidi di sintesi, nonostante la loro natura profondamente diversa – non può trasformarsi in una scorciatoia indiscriminata che finisca per favorire proprio la chimica di sintesi.

Dietro la retorica della riduzione dei costi e dell’efficienza amministrativa, il provvedimento introduce infatti modifiche che rischiano di indebolire uno dei pilastri della legislazione europea: il principio di precauzione. L’estensione a tempo indeterminato delle autorizzazioni per numerosi pesticidi, l’allungamento dei periodi di tolleranza per sostanze vietate e il ridimensionamento del peso delle evidenze scientifiche più aggiornate nelle valutazioni nazionali aprono scenari che destano forte allarme. Secondo FederBio, Legambiente e Slow Food si tratta di una scelta miope, che sacrifica la sicurezza sanitaria e la protezione degli ecosistemi sull’altare della velocità procedurale e delle pressioni industriali, andando in direzione opposta rispetto agli obiettivi del Green Deal europeo e alla necessità sempre più urgente di ridurre la dipendenza dell’agricoltura europea dalla chimica di sintesi.

A preoccupare maggiormente è l’ipotesi di autorizzazioni prolungate senza una revisione sistematica dei rischi, proprio mentre la comunità scientifica continua a produrre nuove evidenze sugli effetti cumulativi e a lungo termine dei pesticidi su biodiversità, suolo, risorse idriche e salute umana. Ancora più grave è il tentativo di limitare la possibilità per gli Stati membri di basarsi su studi scientifici recenti non ancora formalmente recepiti dalle agenzie europee: una scelta che rischia di congelare il sapere scientifico e di rallentare la capacità di risposta ai rischi emergenti.

«Quello che la Commissione europea sta proponendo è un arretramento culturale e politico», dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente. «Non si può parlare di semplificazione quando si allungano i tempi di utilizzo di sostanze riconosciute come pericolose e si riducono gli strumenti di tutela per cittadini e agricoltori. La strada da seguire è un’altra: investire con decisione nella transizione agroecologica, sostenere l’agricoltura biologica e integrata, puntare su ricerca e sviluppo di soluzioni alternative e naturali, accompagnare gli agricoltori verso modelli produttivi che riducano davvero l’uso della chimica. Scelte che non servono solo a tutelare ambiente e salute, ma che sono anche strumenti concreti per rendere l’agricoltura più resiliente di fronte alla crisi climatica, invece di rendere i pesticidi una componente strutturale del sistema produttivo».

Una posizione condivisa anche dal mondo del biologico. «Abbiamo accolto positivamente la risoluzione del Parlamento europeo volta a migliorare il quadro normativo per i prodotti di biocontrollo, non solo per favorire le produzioni biologiche ma per offrire soluzioni alternative alla chimica di sintesi per tutta l’agricoltura», afferma Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. «Condanniamo però fermamente la decisione della Commissione di introdurre contemporaneamente misure che indebolirebbero il quadro normativo per i pesticidi di sintesi chimica. I prodotti di biocontrollo hanno una natura profondamente diversa e necessitano di procedure dedicate, ma siamo estremamente preoccupati per le modifiche che consentirebbero periodi di approvazione illimitati per i pesticidi sintetici. È noto che queste sostanze causano gravi danni alla salute umana e all’ambiente, ed è proprio durante i rinnovi periodici che emergono nuovi effetti tossici. La semplificazione non può diventare un lasciapassare per sostanze con un elevato impatto ambientale e sanitario».

Sul piano culturale e sistemico, il rischio è quello di continuare a riproporre un modello ormai fallimentare. «Quello che preoccupa è che si continua a indicare come soluzione lo stesso modello che ha prodotto il degrado della biodiversità, la perdita di fertilità dei suoli e gravi impatti sulla salute umana», sottolinea Barbara Nappini, presidente di Slow Food. «La deregolamentazione che di fatto viene proposta è allarmante non solo dal punto di vista agronomico, ma anche culturale: la tutela del presente e la salvaguardia del futuro passano da scelte lungimiranti che non indeboliscono, ma proteggono la biodiversità, unica vera ricchezza in grado di garantirci un domani».
Un allarme che trova ulteriore conferma nel dossier “Stop pesticidi nel piatto”, recentemente presentato da Legambiente, che documenta come residui chimici continuino a essere presenti negli alimenti e come l’esposizione combinata a più sostanze rappresenti un rischio concreto, soprattutto per bambini e soggetti più vulnerabili. Il dossier ribadisce la necessità di politiche più ambiziose, fondate su prevenzione, controlli rigorosi e sul sostegno alle alternative sostenibili già disponibili.

«Se davvero vogliamo tutelare la competitività dell’agricoltura europea dobbiamo puntare su qualità, salute e innovazione ecologica, non su scorciatoie normative», dichiarano congiuntamente FederBio, Legambiente e Slow Food. «Chiediamo al Parlamento europeo e agli Stati membri di correggere questa proposta, adottando una norma specifica per i prodotti di biocontrollo senza indebolire le regole sui pesticidi di sintesi chimica, riaffermando con forza il principio di precauzione e mettendo al centro il diritto dei cittadini a un cibo sano e a un ambiente protetto. La semplificazione amministrativa non può diventare una resa politica. In gioco non c’è solo il futuro dell’agricoltura europea, ma la credibilità stessa dell’Unione quando parla di sostenibilità, salute pubblica e transizione ecologica. Continueremo a vigilare e a mobilitarci perché l’Europa non faccia passi indietro proprio dove dovrebbe accelerare».

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