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Via libera al decreto interministeriale sulla produzione dei vini dealcolati
Il decreto consente ora alle aziende di operare all’interno di un perimetro definito, superando una situazione che fino ad oggi aveva costretto molte produzioni a essere realizzate all’estero. L’attuale mercato globale della categoria vale 2,4 miliardi di dollari ed è destinato a raggiungere i 3,3 miliardi di dollari entro il 2028
31 dicembre 2025 | 12:00 | C. S.
Il via libera al decreto interministeriale Mef–Masaf sulla produzione dei vini dealcolati rappresenta un passaggio atteso che contribuisce a dare certezza normativa a un segmento di mercato in evoluzione, dopo un periodo particolarmente complesso per il comparto vitivinicolo, segnato da difficoltà sui mercati, tensioni sui costi e cambiamenti nei consumi.
Coldiretti e Filiera Italia hanno seguito con attenzione e senso di responsabilità l’intero percorso che ha portato all’adozione del provvedimento, mantenendo nel tempo una posizione chiara e coerente: accompagnare l’innovazione senza snaturare l’identità del vino italiano, tutelando le denominazioni, il valore culturale del prodotto e il lavoro delle imprese agricole.
In più occasioni Coldiretti e Filiera Italia hanno ribadito la necessità di distinguere con precisione tra vino e prodotti ottenuti attraverso processi di dealcolazione, evitando ambiguità che possano generare confusione nei consumatori o indebolire il sistema delle Dop e Igp. Allo stesso tempo, è stato sottolineato come la crescita dei prodotti no e low alcohol sia un fenomeno di mercato da governare con regole chiare, garantendo condizioni di concorrenza eque per le imprese italiane rispetto agli altri Paesi europei.
Il decreto consente ora alle aziende di operare all’interno di un perimetro definito, superando una situazione che fino ad oggi aveva costretto molte produzioni a essere realizzate all’estero. Un risultato che arriva al termine di un confronto articolato, nel quale Coldiretti e Filiera Italia hanno svolto un ruolo costante di interlocuzione istituzionale, lavorando per conciliare innovazione, tutela del reddito agricolo e difesa del patrimonio vitivinicolo nazionale.
Resta centrale, sottolineano le due organizzazioni, anche nella fase applicativa, l’esigenza di accompagnare le imprese con procedure chiare e tempi certi, a partire dal rilascio delle autorizzazioni necessarie, affinché le nuove opportunità non si traducano in ulteriori appesantimenti burocratici.
“Il via libera al decreto interministeriale Mef-Masaf sulla produzione italiana di vini dealcolati rappresenta una bella notizia di fine anno dopo un 2025 travagliato per il settore sul fronte del mercato”. È il commento del segretario generale in Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti, sul via libera al decreto-legge fiscale annunciato dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. “Sono sempre di più – ha aggiunto Castelletti - le imprese italiane pronte a investire sulla categoria dei dealcolati, e questo provvedimento rappresenta una svolta per operare in condizioni di parità competitiva rispetto agli altri produttori europei. Auspichiamo il supporto dell’amministrazione nella prima fase di attuazione della norma, in particolare con riferimento all’ottenimento delle licenze e delle autorizzazioni necessarie”.
Secondo l’Osservatorio di Unione italiana vini, il comparto Nolo (no e low alcohol) è uno dei pochi a crescere in un contesto mondiale di forte difficoltà per il vino. L’attuale mercato globale della categoria Nolo – in cui rientrano anche i dealcolati – vale 2,4 miliardi di dollari ed è destinato a raggiungere i 3,3 miliardi di dollari entro il 2028. Una nicchia di mercato per cui stima con un tasso di crescita annuale composto (Cagr 2028/24) dell’8% a valore e del 7% a volume. Quest’anno solo gli alcohol-free hanno il piede incollato all’acceleratore; secondo le elaborazioni Uiv su base NielsenIQ, sul circuito retail di USA, UK e Germania i vini a zero gradi, pur rappresentando ancora una quota minoritaria, sono protagonisti di una crescita esponenziale: nei primi nove mesi dell’anno, volumi sul mercato tedesco a +46%, con share del 5% sul totale No-Lo, +20% sul mercato britannico (23% sul totale) e +18% sulla piazza statunitense, con quota del 17% sul totale della categoria a basso grado. Eccettuato il mercato tedesco, dove si è in controtendenza rispetto al mercato (-23%), gli alcohol-free italiani (fino ad oggi prodotti giocoforza all’estero) performano bene in UK (+6% volume e +10% valore) e in USA, con +17% lato volume e +24% sulla colonna valore. Su questo mercato l’Italia rappresenta il 6% del totale vendite vini a zero gradi, quota che sale all’11% sulla piazza tedesca e al 24% su quella britannica.
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