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Tecniche e sperimentazione di biocontrollo delle colture agrarie
Presentato il progetto 2022-2024 per la difesa integrata e il digitale, che coinvolge 100 aziende agricole e 50 tecnici. Inizio della collaborazione con AIPP e lancio del sito web dedicato
13 dicembre 2021 | C. S.
Ampliare la diffusione e la sperimentazione delle tecniche di biocontrollo per la difesa integrata delle colture, allo scopo di costruire un nuovo modello operativo funzionale a tutto il mondo agricolo che risponda agli obiettivi di sostenibilità richiesti dalla Ue con il Green Deal. Questo il fine del “Progetto Biocontrollo e Innovazione digitale nell’azienda agricola” lanciato oggi da Cia-Agricoltori Italiani e IBMA Italia nel corso dell’iniziativa congiunta a Roma, presso l’Auditorium Giuseppe Avolio.
Un progetto triennale, dal 2022 al 2024, che fin da subito coinvolgerà 11 regioni (Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Molise, Campania, Calabria, Sicilia), 50 tecnici e 100 imprese agricole, per la formazione attiva e le prove in campo delle tecnologie di biocontrollo, con l’obiettivo di favorire la transizione della difesa fitosanitaria dalla chimica di sintesi ai bioprodotti di origine naturale, non solo nelle aziende biologiche ma anche in quelle convenzionali, spingendo allo stesso tempo sulla digitalizzazione dei processi produttivi.
Un lavoro ambizioso, dunque, in cui le due organizzazioni non saranno da sole: proprio oggi, infatti, in occasione dell’evento romano, Cia e IBMA Italia hanno siglato un protocollo d’intesa con AIPP, l’Associazione Italiana per la Protezione delle Piante, per collaborare nelle attività di studio, informazione, divulgazione, sperimentazione e adozione delle innovazioni nel settore della protezione delle piante dalle avversità, in particolare tramite tecniche e prodotti di biocontrollo, raggiungendo maggiore qualità, efficienza ed efficacia a sostegno delle aziende associate.
Non solo. Per promuovere e trasmettere a una platea più allargata la conoscenza delle tecniche di biocontrollo, così come le attività messe in atto, Cia e IBMA Italia hanno creato un sito web dedicato (https://biocontrollo.cia.it/), presentato oggi ufficialmente. Si tratta di uno strumento di trasferimento del know-how, di confronto, di scambio di esperienze, suddiviso in due sezioni: una parte pubblica, accessibile a tutti, con le informazioni e gli eventi sul tema; una parte privata, accessibile agli agricoltori e ai tecnici, con i materiali di supporto ai training (presentazioni, videolezioni, risposte a quesiti).
“Si apre la fase 2 della nostra collaborazione con IBMA Italia, iniziata nel 2019, con un grande progetto condiviso, dove coinvolgere anche università ed enti di ricerca -ha detto il presidente di Cia, Dino Scanavino-. Ovviamente, la pubblicazione delle Strategie Ue Farm to Fork e Biodiversity danno un valore ancora maggiore al nostro obiettivo comune, con la riduzione obbligata, entro il 2030, del 50% dell’uso e del rischio complessivo dei pesticidi chimici. Una delle soluzioni principali è proprio quella di investire nelle tecniche di biocontrollo, ma per farlo bisogna prima di tutto aumentare la presenza di questi prodotti sul mercato, e quindi aumentarne la disponibilità per gli agricoltori, anche per ridurre i costi”. Per questo, ha aggiunto Scanavino, “chiediamo al Ministero della Salute e alla DG Sante della Commissione Ue di semplificare e, soprattutto, di accorciare la durata dei processi di registrazione e di autorizzazione dei nuovi prodotti a minore impatto per la difesa fitosanitaria delle colture”. Ad oggi, infatti, delle circa 1.000 sostanze attive disponibili a livello europeo negli anni Novanta, ne sono rimaste a disposizione meno di 500, tra prodotti fitosanitari ritirati dal mercato o non rinnovati nelle autorizzazioni.
Nel frattempo, vanno previsti iter ed expertise ad hoc per l’utilizzo ottimale delle tecniche di biocontrollo già disponibili, che utilizzano microrganismi o derivati, insetti utili, feromoni, sostanze naturali, e che oggi valgono l’8% del mercato dei mezzi tecnici per la protezione delle piante da parassiti e malattie.
Ecco perché “nel nostro progetto -ha spiegato il presidente di IBMA Italia, Giacomo De Maio- il coinvolgimento di esperti nella formazione è fondamentale. Per gli agricoltori non si tratta semplicemente di sostituire un prodotto con un altro, ma di intervenire su processi e metodi in chiave bio, cambiando o integrando in maniera significativa le proprie strategie di difesa fitosanitaria. E questo richiede un forte impegno in termini di informazione, sperimentazione, collaudo e assistenza tecnica alle imprese agricole”. L’obiettivo conclusivo deve essere “dotare gli agricoltori di una toolbox dedicata, una cassetta degli attrezzi per la difesa sostenibile delle colture -ha aggiunto De Maio-. Passare dalla sperimentazione agronomica alla pratica agricola, adattando le strategie già testate ai vari areali di produzione sui territori e validando veri e propri protocolli di difesa fitosanitaria a basso impatto”.
Nel progetto triennale di Cia e IBMA, oltre a fornire ad agricoltori e tecnici agricoli tutte le competenze per utilizzare al meglio le tecniche di biocontrollo, molto spazio è dedicato all’avviamento in azienda di strumenti di agricoltura digitale, secondo un percorso in tre step: l’introduzione di funzioni che soddisfano i fabbisogni i fabbisogni più immediati dell’azienda, come la visualizzazione cartografica degli appezzamenti, l’impostazione delle colture e la gestione dei lotti, la digitalizzazione del magazzino concimi, sementi e prodotti fitosanitari; l’implementazione della gestione e integrazione del registro dei trattamenti e delle concimazioni, anche in relazione al metodo produttivo aziendale (biologico, integrato, convenzionale); l’introduzione e l’uso di supporti informativi evoluti, che permettano una gestione site-specific degli appezzamenti. Con valutazioni precoci e tempestive del rischio di fitopatologie, monitoraggio con dati microclimatici e tecniche sempre più conformi.
“L’innovazione e la ricerca devono procedere di pari passi con la sostenibilità, per consentire un reale sviluppo agricolo che tuteli insieme sia l’ambiente che il reddito dei produttori -hanno concluso Scanavino e De Maio-. Una sfida necessaria che richiede passi da gigante soprattutto in termini di investimenti, dai bandi dei PSR alle risorse del PNRR alla nuova Pac”.
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