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Le aste per gli incentivi dell'energia rinnovabile falliscono una dopo l'altra

Le aste per gli incentivi dell'energia rinnovabile falliscono una dopo l'altra

Occorre individuare le aree dove si possono realizzare gli impianti a fonte rinnovabile senza vincoli, comprese le zone a vocazione industriale e alle aree agricole degradate, abbandonate o inidonee alla produzione

12 ottobre 2021 | C. S.

"Dopo circa due anni nelle sei procedure per le fonti rinnovabili definite dal DM 4 luglio 2019, sono stati assegnati circa 3.127 MW rispetto a 5.660 previsti, poco più del 50%, su una previsione per il 2030 del PNIEC di realizzare 42 gigawatt entro il 2030, valore che verosimilmente sarà innalzato a oltre 70 GW. - afferma il Presidente del Coordinamento FREE Livio de Santoli - Ciò significa che stiamo marciando verso l’obiettivo europeo con una lentezza inaccettabile. Di questo passo raggiungeremo gli obiettivi di 42 GW nel 2048 e quelli di 70 GW nel 2065. Quali sono le cause e quali le soluzioni? Il Coordinamento FREE propone una serie di scelte radicali e coraggiose che affrontino in modo organico queste criticità".

Primo, raddoppiare il contingente: quello attuale non è in grado di far raggiungere al nostro Paese gli obiettivi europei.

Secondo, individuare immediatamente le aree dove si possono realizzare gli impianti a fonte rinnovabile senza vincoli: non bastano le linee guida della Presidenza del Consiglio, ma occorre contingentare i tempi di risposta da parte delle Regioni, ed eventualmente avocare centralmente le decisioni.

Terzo, definire presto le quote minime di riduzione delle emissioni da assegnare ad ogni regione (burden sharing).

Quarto, migliorare le proposte legislative sulle semplificazioni che allo stato appaiono blande e inefficaci, per esempio, limitare il ruolo delle Sovrintendenze alle aree di propria pertinenza e a quelle effettivamente che saranno definite non idonee.

Nel caso del fotovoltaico, occorrerà necessariamente prevedere impianti a terra, da ricondurre innanzitutto nelle aree a vocazione industriale e alle aree agricole degradate, abbandonate o comunque alle aree dichiarate inidonee alla produzione agricola, sulle quali si potrebbero pertanto sviluppare iniziative totalmente dedicate alla produzione di energia, nonché a soluzioni “agrovoltaiche” su aree agricole produttive. In particolare – ha calcolato il Coordinamento FREE – si dovrebbero complessivamente impegnare circa 37.500 ettari che, anche nell’ipotesi fossero tutti a destinazione agricola, rappresenterebbero una percentuale molto bassa, lo 0,20%, rispetto all’attuale superficie agricola totale che in Italia è pari a 16,5 milioni di ettari, ed anche rispetto alla quota agricola della SAU (superficie agricola utilizzabile) inutilizzata, oltre 3,7 milioni di ettari, sarebbe l'1,4%.

Per l’eolico invece si devono individuare delle procedure super semplificate da applicare in tutte le aree dove non vi siano dei vincoli per gli impianti nuovi e nelle aree ove già insorgono degli impianti per i repowering. L’esclusione da tali aree dal parere della Soprintendenza è l’unica possibilità per rendere gli strumenti di semplificazione coerenti con gli obiettivi. Infatti, per l’eolico l’individuazione delle aree idonee non è realizzabile, in quanto non è possibile definire la disponibilità della risorsa da parte di un ente pubblico per motivi di tempo, di risorse economiche e di capacità tecniche.

Infine, per traguardare questi obiettivi occorre rivedere le attuali politiche di sostegno al fotovoltaico, a partire dal DM FER 1. Per l’eolico è urgente l’individuazione di un meccanismo di adeguamento della tariffa di sostegno che tenga conto del significativo aumento del costo degli aerogeneratori (+15%) dell’ultimo periodo dovuto all’incremento dei costi delle materie prime.

"Se il Governo afferma che ci sono tutte le condizioni per installare gli 8 GW/anno di rinnovabili che servono per centrare gli obiettivi europei al 2030 - conclude Livio de Santoli - la realtà è che a oggi ciò è impossibile per gli stop alle autorizzazioni che i provvedimenti sulla semplificazione non affrontano".

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