Associazioni di idee
Aprire un dialogo costruttivo tra le due anime della filiera: olio artigianale e olio industriale
Aprire un dialogo significa costruire una strategia win-win. Esistono obiettivi quanti-qualitativi differenti tra i due modelli di produzione, distribuzione e vendita ma deve risultare altrettanto chiaro che non esiste una sola tipologia di consumatore di olio extravergine di oliva al mondo
02 marzo 2018 | Stefano Caroli
Da presidente dell’Associazione Frantoiani di Puglia e Membro del Consiglio AIFO leggo con interesse il rinnovo delle cariche in ASSITOL comunicato alla stampa e pubblicato su Teatro Naturale.
Premetto che, essendo ASSITOL l’Associazione Italiana dell’Industria Olearia che rappresenta le imprese industriali che operano nel settore delle materie grasse e dei prodotti derivati, essa si colloca, per posizione nella filiera olivicola-olearia, in antitesi a AFP e AIFO che sono associazioni di frantoiani che operano per la tutela dell’azienda frantoio e del ruolo del Mastro Oleario nella definizione delle caratteristiche qualitative del prodotto. L’olio artigiano per le sue peculiarità non è concorrente con quello confezionato dalle aziende industriali. È semplicemente un prodotto diverso.
Pertanto, ho accolto con partecipazione la comunicazione della Neo-Presidente Anna Cane che ha auspicato di dare nuova visibilità alle competenze del nostro settore olivicolo oleario coinvolgendo anche i maestri oleari.
L’intervento è particolarmente apprezzato poiché in apertura si sottolinea il bisogno di ridare valore all’olio d’oliva guardando anche fuori da ASSITOL e aprendosi alla collaborazione con istituti scientifici di eccellenza.
Questa nuova apertura è importante per creare unione nella filiera olivicola olearia italiana.
Sono profondamente convinto che sia necessario aprire un dialogo costruttivo tra le due anime della filiera, l’anima dell’olio artigianale e quelle dell’olio industriale.
Infatti le due visioni non devono essere considerate due universi in antitesi ma complementari.
È chiaro che esistono obiettivi quanti-qualitativi differenti tra i due modelli di produzione, distribuzione e vendita, che portano a prodotti chiaramente diversificati, ma deve risultare altrettanto chiaro che non esiste una sola tipologia di consumatore di olio extravergine di oliva al mondo, ma diverse tipologie che scelgono differenti segmenti del mercato orientati da preferenze legate al gusto, all’esigenza di soddisfare bisogni impliciti del prodotto (cultivar, territorio, processo produttivo, sostenibilità ecc) ed infine anche alla disponibilità a pagare.
Aprire un dialogo significa costruire una strategia win-win che non scontenti o danneggi alcuno dei soggetti coinvolti nella filiera olivicola olearia italiana.
Deve risultare chiaro che ogni contrapposizione, non costruttiva, crea solo confusione nell’approccio dei consumatori al prodotto, generando diffidenza, timori e apprensioni.
Ricordiamoci che la domanda di prodotto nazionale è superiore alla nostra capacità produttiva e che c’è spazio per diversificare l’offerta in modo da rivolgersi a target differenti di consumatori e canali diversi di vendita nonché modalità e occasioni d’uso diversificate.
Ricordando l’impegno che AFP ha profuso nel riconoscimento della figura del Mastro Oleario, con l’istituzione della legge regionale in Puglia e del primo Albo dei Mastri Oleari in Italia, non mi rimane che salutare con attingendo alla frase di John Nash (premio Nobel per l'economia nel 1994), il quale afferma che "Il miglior risultato non si ottiene quando ogni componente di un gruppo fa ciò che è meglio per sé, ma quando fa ciò che è meglio per sé e, contemporaneamente, per il gruppo".
Parafrasando, cerchiamo di fare il meglio per la filiera olivicola-olearia.
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