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Ricetta cacio e pepe: quando all'estero sbagliano la ricetta

Ricetta cacio e pepe: quando all'estero sbagliano la ricetta

Il caso del piatto romano non è isolato e con i dazi di Trump aumenta ulteriormente il rischio di prodotti Made in Italy taroccati

09 agosto 2025 | 09:00 | C. S.

Oltre un turista italiano su due (51%) che viaggia all’estero si è imbattuto nell’ultimo anno in ricette tricolori storpiate, con l’uso di ingredienti sbagliati se non addirittura taroccati. E’ quanto emerge da una rilevazione Coldiretti/Ixe’ diffusa in merito al caso della cacio e pepe “fake” preparata dalla Bbc. La vicenda della celebre ricetta romana sbagliata è solo l’ultimo caso di una “galleria degli orrori” che vede tra le “vittime” i piatti italiani più celebri. Un esempio è la carbonara dove si passa dall’abitudine belga di aggiungere la panna al posto del pecorino, a quella anglosassone che sostituisce il guanciale con il bacon, fino al caso estremo del cosiddetto "carbonara gate" scoppiato una decina di anni fa in Francia, dove una video-ricetta diffusa online scatenò polemiche per l’eccessiva libertà negli ingredienti e nella preparazione. Negli Stati Uniti si utilizza, invece, al posto del pecorino il Romano cheese spesso dal latte di mucca e non di pecora. Un’abitudine che potrebbe essere ulteriormente alimentata dai dazi di Trump. L’eventuale scomparsa di molti prodotti italiani dagli scaffali rappresenterebbe un assist per la già fiorente industria del tarocco. 

Tra le ricette più spesso alterate c’è anche il pesto – continua Coldiretti -, proposto con noci, mandorle o pistacchi al posto dei pinoli, e formaggi generici al posto di Parmigiano Reggiano e Pecorino Romano. E anche la cotoletta alla milanese è spesso oggetto di interpretazioni scorrette: invece della classica costoletta di vitello con pane grattugiato grosso, uova e burro chiarificato, all’estero viene spesso preparata con carne di pollo o maiale e fritta nell’olio di semi. Ma ci sono anche la caprese servita con formaggi industriali, al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte, la pasta alla Norma, spesso priva della tradizionale ricotta salata, o il tiramisù, preparato con ingredienti che nulla hanno a che vedere con la ricetta originale a base di savoiardi e mascarpone. Un caso a parte – continua Coldiretti – è poi rappresentato dagli spaghetti alla Bolognese, diffusissimi soprattutto in Gran Bretagna (oltre che in molti ristoranti turistici del Belpaese) ma senza alcun legame con la tradizione nazionale, mentre sempre in America si serve la ‘Pasta with Meatballs’, pasta con le polpette.

La scarsa chiarezza sulle vere ricette Made in Italy alimenta la diffusione all’estero di prodotti contraffatti, danneggiando sia l’economia che l’immagine dell’agroalimentare italiano. Secondo la Coldiretti, se si fermasse la falsificazione internazionale, le esportazioni di cibo italiano potrebbero addirittura triplicare. I piatti “sbagliati” diffusi nel mondo aprono infatti la strada all’agropirateria, fenomeno in forte crescita, con un valore stimato di 120 miliardi di euro, alimentato anche dalle guerre commerciali, tra sanzioni ed embarghi, che frenano gli scambi, favoriscono il protezionismo e spingono la diffusione di falsi alimenti spacciati per italiani, ma privi di qualsiasi legame con il nostro sistema produttivo.

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