Salute

Mantenere il cervello giovane e allenato

Nasce “In-Forma-Mente”, il primo sportello dedicato alla salute del “ben dell’intelletto”. Lo scopo: rallentare l’usura del tempo

26 marzo 2011 | C. S.

Nasce a cura di Assomensana, a Monza, in funzione da aprile, per merito dell’Associazione di neuropsicologi, e sarà a disposizione del pubblico per insegnare le strategie che mantengono allenata la mente e rallentano l’usura del tempo. Tra i tanti input per assicurarsi un cervello sempre giovane, quello di un giusto riposo, perché il sonno è alleato della memoria.

E’ tutto pronto a Monza, in via Caronni 2, ma, per poter apprendere le tattiche che fanno bene al cervello, bisognerà attendere il 9 aprile, data dell’inaugurazione di In-Forma-Mente, sportello aperto a tutti da Assomentnsaba. Per la prima volta in Italia, l’Associazione di neuropsicologi, che da anni si occupa della ricerca anti-aging cerebrale e delle sue applicazioni, offre la possibilità a tutti di conoscere e mettere in pratica le tecniche per migliorare le capacità cognitive e per prevenire l’invecchiamento mentale.

Grazie agli specialisti di Assomensana, che hanno messo a punto tecniche, comportamenti e stili di vita per il “fitness mentale”, le persone potranno mantenere agile, scattante e flessibile il cervello a lungo, scongiurando deficit dell’attenzione, del ragionamento, della concentrazione e della memoria. Per stimolare quest’ultima funzione cognitiva, i neuropsicologi raccomandano soprattutto un numero adeguato di ore di sonno che coadiuva il meccanismo dei ricordi, come precisa il dottor Giuseppe Alfredo Iannoccari, presidente di Assomensana: “Una ricerca condotta dall’Università tedesca di Lubecca (pubblicata sul Journal of Neuroscience) conferma che durante il riposo notturno il cervello è attivo quasi come nella veglia e lavora per selezionare, consolidare e immagazzinare i ricordi che saranno utili in futuro. Il periodo trascorso a dormire è utilizzato dalle strutture cerebrali per riorganizzare la mole di stimoli e informazioni ricevuti durante la giornata ed estrapolare quelli coerenti e convenienti per la propria vita. Infatti, tra i milioni di impulsi quotidiani, il cervello seleziona quelli in linea con il proprio stile di vita, con quello che facciamo e con i nostri hobby, tralasciando gli stimoli meno pertinenti ai nostri interessi. In pratica, è come se le conoscenze pregresse e il nucleo di personalità funzionassero da magnete per un certo tipo di informazioni, trascurando quelle che non hanno le stesse caratteristiche”.

Nell’esperimento condotto in Germania su 191 persone, si è visto che i soggetti ben riposati, dopo una corretta dormita, erano in grado di ricordare meglio di chi non aveva dormito affatto le coppie di parole o gli abbinamenti di immagini di animali e oggetti, presentati loro prima del sonno. Il fenomeno conduce a una “rivoluzione copernicana”: ciò che si apprende alla sera, ed è rievocato a distanza di otto ore, viene ricordato con una correttezza dell’80%, mentre le stesse nozioni apprese al mattino, e rievocate dopo lo stesso intervallo di tempo, sono conservate nella memoria con una precisione del 50%. Insomma, a studenti e affini, conviene studiare alla sera invece che al mattino, al contrario di quanto sostenuto finora?
”Chiaramente, l’efficacia dell’apprendimento di materiale di studio è variabile da individuo ad individuo in relazione al periodo della giornata. Alcuni si trovano bene a studiare al mattino, mentre altri si concentrano meglio alla sera: ciò dipende da diversi fattori individuali e dagli stili di vita assunti”, dichiara Iannoccari.
“In linea generale, vale la seguente indicazione: la sera è utile per studiare il materiale di tipo concettuale, ossia quello dove occorrono diverse pagine per spiegare ampi e articolati concetti; la mattina, quando ci si sente “a mente fresca”, è più proficuo imparare termini tecnici o impegnarsi a districare nozioni difficili e complesse. Prima dell’esame, è bene non sforzarsi per apprendere nuovi elementi, dato che la memoria impiega del tempo per sedimentare le nuove informazioni, ma è preferibile ripassare gli schemi generali di quanto precedentemente appreso”.

Durante il sonno, vengono quindi consolidate le strutture cerebrali deputate a mantenere certi tipi di ricordi e le stesse non subiscono l’interferenza provocata dalle informazioni che si sommano durante il periodo di veglia. Ma qual è il meccanismo alla base? Risponde il presidente di Assomensana: “Mentre si dorme, gli organi percettivi di senso (udito, vista, gusto ecc.) staccano l’interruttore e lasciano tranquillo il cervello, che così può dedicarsi alle attività interne. Quanto accade è analogo a quando si chiude un’occupazione a fine giornata e ci si impegna a riordinare le carte e la merce per il giorno successivo. L’assenza di stimoli diventa un’occasione unica per concentrarsi sugli aspetti importanti vissuti durante il giorno e non si subisce l’interferenza di distrazioni che boicottano la stabilità dei ricordi. I processi biochimici hanno così la possibilità di dedicarsi al compito principale di fissare alcune reminescenze attraverso la creazione di nuove sinapsi e sfoltire quelle che si sono create durante il giorno ma che risultano insignificanti e, anzi, disturbano l’assetto delle altre”.

A volte però qualcosa, nel processo di registrazione, può funzionare male, come spiega Giuseppe Iannoccari: “Per inciso, i problemi di fissazione dei ricordi sono dovuti a due effetti di interferenza: il primacy, che si ha quando il materiale mnemonico appreso antecedentemente disturba la fissazione di quello successivo, e la recenza, se le informazioni imparate dopo contrastano la fissazione di quelle assimilate in precedenza. Per tali motivi, di una lista di 15 parole si tende a ricordare meglio quelle iniziali e quelle finali”.

Chi volesse saperne di più, per aumentare tutte le proprie performance mentali, non solo mnemoniche, può rivolgersi allo sportello In-Forma-Mente, che sarà a disposizione dei cittadini di Monza e dintorni e di quanti si troveranno nel territorio a partire dal 9 aprile, ad opera Assomensana.




Fonte: Rosanna Ercole Mellone

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