Salute
Olio d’oliva extravergine e fibromialgia: i benefici sulla flora intestinale delle donne
L'assunzione quotidiana di olio d'oliva extravergine nell'ambito di una dieta mediterranea è in grado di modificare positivamente la composizione del microbiota intestinale nelle pazienti con fibromialgia. Dopo sei mesi di intervento, aumentati batteri antinfiammatori e produttori di butirrato come Bacteroides fragilis, Faecalibacterium prausnitzii e Roseburia intestinalis
09 giugno 2026 | 13:00 | T N
La fibromialgia è una sindrome cronica che colpisce tra il 2% e il 4% della popolazione mondiale, con una prevalenza nettamente maggiore nelle donne, specialmente tra i 40 e i 59 anni. I sintomi principali includono dolore muscoloscheletrico generalizzato, affaticamento persistente, disturbi del sonno e il cosiddetto “brain fog” – nebbia mentale che compromette la concentrazione e la memoria.
Lo studio pubblicato sulla rivista Life ha coinvolto 206 donne con diagnosi confermata di fibromialgia e 44 donne sane di controllo, con un’età media di 51,7 anni. Le ricercatrici e i ricercatori hanno voluto verificare se una dieta mediterranea arricchita con olio extravergine di oliva potesse agire sul microbiota intestinale, alterato in queste pazienti.
"All’inizio dello studio, le donne con fibromialgia presentavano una minore diversità microbica rispetto ai controlli sani» – si legge nel rapporto – «un dato che conferma ricerche precedenti e suggerisce un ruolo centrale del dismicrobismo nella patologia".
Come l’olio extravergine cambia la flora intestinale
I risultati più significativi riguardano l’aumento, dopo soli tre mesi di integrazione con EVOO, di Bacteroides fragilis. Questo batterio possiede un sistema enzimatico in grado di produrre GABA, un neurotrasmettitore con effetto calmante sul sistema nervoso. Nelle pazienti con fibromialgia, l’alterazione del Bacteroides può contribuire al dolore cronico e ai disturbi del sonno.
Dopo sei mesi di trattamento, sono aumentati anche batteri produttori di butirrato, una molecola con potenti proprietà antinfiammatorie:
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Faecalibacterium prausnitzii
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Roseburia intestinalis
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Agathobacter
Questi microrganismi sono noti per rafforzare la barriera intestinale e modulare la risposta infiammatoria, due aspetti critici nella fibromialgia.
Un dato particolarmente interessante riguarda Adlercreutzia equolifaciens, un batterio che produce equolo, un metabolita con azione antiossidante e simil-estrogenica. La sua abbondanza è aumentata in modo significativo nelle pazienti trattate con EVOO, suggerendo un possibile ruolo protettivo contro l’infiammazione sistemica.
Perché i risultati non si vedono subito (ma arrivano dopo)
Un aspetto sorprendente emerso dallo studio è che molti cambiamenti benefici nella flora intestinale si sono manifestati solo dopo la fine dell’intervento, a 12 mesi dall’inizio (sei mesi dopo aver sospeso l’integrazione di olio). Questo “effetto rimbalzo positivo” è stato osservato per batteri come Agathobacter e Anaerostipes hadrus.
«L’intervento richiede alcuni mesi per esercitare l’effetto benefico atteso e modificare significativamente il microbiota intestinale» – spiegano gli autori.
Tuttavia, lo studio ha anche rilevato un aumento dello Streptococcus dopo sei mesi di trattamento, un dato che i ricercatori definiscono «da approfondire», poiché alcune specie di questo genere sono state associate a disturbi digestivi.
I limiti della ricerca e le prospettive future
Nonostante i risultati promettenti, lo studio presenta alcune limitazioni importanti:
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Non sono stati rilevati miglioramenti nei questionari clinici (SF-36 e FIQR), cioè le pazienti non hanno riferito una riduzione percepita del dolore o della fatica. Questo potrebbe dipendere dalla durata relativamente breve dell’intervento (sei mesi) o dalla bassa sensibilità dei questionari utilizzati.
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L’alto ricorso a farmaci tra le partecipanti (antidolorifici, antidepressivi) rappresenta un potenziale fattore di confusione, poiché molti psicofarmaci influenzano il microbiota.
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Il campione è esclusivamente femminile: i risultati non sono generalizzabili agli uomini con fibromialgia.
Per il futuro, i ricercatori suggeriscono di:
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controllare più rigorosamente le variabili farmacologiche
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integrare approcci “multi-omici” (metagenomica, metabolomica) per comprendere meglio la funzione dei batteri modificati
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prolungare i tempi di follow-up per verificare se i cambiamenti del microbiota si traducano poi in miglioramenti clinici percepibili
Conclusioni: un piccolo passo verso una terapia complementare
Lo studio dimostra per la prima volta in un ampio campione di donne che l’integrazione di olio extravergine di oliva nell’ambito di una dieta mediterranea è in grado di modulare selettivamente il microbiota intestinale nella fibromialgia, aumentando batteri con proprietà antinfiammatorie e metaboliche.
Sebbene non si possa ancora parlare di un “trattamento” per la fibromialgia, questi risultati offrono una base scientifica solida per considerare l’EVOO come un coadiuvante alimentare utile a sostenere l’equilibrio del gut-brain axis, quel complesso sistema di comunicazione tra intestino e cervello che nella fibromialgia appare alterato.
Come sottolineano gli stessi autori: "Questi risultati devono essere classificati come preliminari, ma rafforzano l’ipotesi che interventi nutrizionali specifici possano avere un impatto rilevante sul microbiota intestinale delle pazienti con fibromialgia".
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