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Capitali russi e cinesi in cerca di frantoi oleari. Solo veri affari, astenersi perditempo
In Spagna la situazione è tanto critica che le imprese olivicolo-olearie stanno chiudendo o fallendo a causa di un prezzo dell'olio d'oliva che è tornato a scendere. Spuntano così i rapaci della finanza internazionale
04 maggio 2013 | T N
Il prezzo dell'olio extra vergine d'oliva in Spagna è tornato a scendere, secondo la denuncia che verrà presentata dal Coag (associazione dei produttori d'olio d'oliva) all'autorità iberica per la concorrenza e il mercato.
Nell'ultima settimana di aprile la quotazione è stata di 2,69 € al chilo, in calo rispetto ai 2,83 € dell'ultima settimana di marzo e ai € 2,86 alla fine di gennaio. Tutto questo mentre, come denuncia Juan Luis Ávila Castro, segretario generale Coag, gli approvvigionamenti dell'industria da Grecia, Tunisia e Marocco stanno scemando a causa della riduzione della disponibilità.
"Il prezzo delle aziende olearie si è dimezzato e ci sono molte persone che sono in rovina finanziaria" ha detto Juan Luis Ávila Castro. Già molti agricoltori hanno smesso di pagare i loro contributi annuali, in media circa € 600/ha, per i consorzi di irrigazione comunali.
Una situazione drammatica ma che apre scenari inaspettati per la finanza internazionale, in particolare russa e cinese, in cerca di affari e di diversificare gli investimenti.
Il mercato dell'olio d'oliva, proprio nei due paesi, è in netta crescita e alcuni speculatori ritengono che possa essere interessante anticipare il boom del mercato investendo proprio su aziende olearie.
In questo momento, per impedire una bolla speculativa sulle imprese olearie, i movimenti e le manifestazioni di interesse sono molto discrete. Si tratta, per lo più, di sondaggi per comprendere quanto è disponibile sul mercato. Contatti più frequenti, e concreti, starebbero avvenendo tra istituti finanziari. Infatti vi sono molte aziende agricole e olearie che, a causa dei debiti, sono passate nelle mani di banche iberiche che però se ne vogliono disfare rapidamente, avendo necessità di liquidità.
I contratti già sottoscritti, al momento, sarebbero molto pochi ma non è affatto escluso che possa partire una vera e propria azione di land grabbing oleario, che interesserà prevalentemente Spagna e Portogallo nei prossimi mesi.
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