Mondo
Più facile l'export dell'ortofrutta in Russia. Risparmi fino a 200 euro a spedizione
L’obbligo di presentazione dei certificati fitosanitari aveva reso estremamente più difficile, e a tratti impossibile, l'export con un aggravio in termini di costo e di tempo
17 dicembre 2011 | C. S.
“L’accordo raggiunto tra l’Ue e la Federazione russa che non rende più obbligatoria la certificazione sanitaria per pere, mele, nettarine e uva da tavola va nella direzione giusta, da noi più volte sollecitata, della eliminazione di barriere fitosanitarie artificiosamente create che impediscono la libera circolazione delle merci”.
Così il presidente di Fedagri-Confcooperative Maurizio Gardini, commenta a nome del Coordinamento della cooperazione agroalimentare la notizia diffusa dal Ministero della Salute italiano che non rende più necessario per le aziende ortofrutticole allegare certificati multiresiduali per esportare pere, mele, nettarine e uva da tavola in Russia.
Le esportazioni di prodotti ortofrutticoli in Russia erano state vietate quest’estate durante l’allarme per l’epidemia da batterio E-Coli; successivamente, con la riapertura dei flussi commerciali, alle aziende era stato imposto l’obbligo di accompagnare ogni singola spedizione di prodotti (un camion o parte di un camion) da una certificazione sui residui antiparassitari. “Un obbligo che – spiega Gardini – ha comportato finora dei costi per le aziende quantificabili in circa 200 euro a spedizione, insieme all’aggravio in termini di tempo per tutta la gestione documentale. Tale situazione aveva reso estremamente più difficile, e a tratti impossibile, la commercializzazione in Russia delle pesche e dell’uva da tavola quest’estate e di mele e pere fino ad ieri”.
“Da mesi andiamo chiedendo ai ministeri italiani coinvolti, e quindi non solo al Ministero delle Politiche Agricole e a quello della Salute – conclude Gardini - un forte impegno politico-negoziale per salvaguardare e tutelare l’export agroalimentare del nostro paese, che oggi riveste un ruolo sempre più strategico e ineludibile alla luce della crisi finanziaria e della stagnazione dei consumi interni”.
Potrebbero interessarti
Mondo
Crollano le vendite di olio di oliva spagnolo: tutta colpa di importazioni e GDO
Le vendite complessive di olio spagnolo sono scese a poco più di 73.600 tonnellate, il valore più basso dell’intera campagna, al di sotto persino dei livelli del 2024/25. A pesare sono le importazioni e la politica della Grande Distribuzione
11 giugno 2026 | 16:00
Mondo
La Spagna vuole far autorizzare gli enzimi in frantoio
Uno studio condotto dall’IFAPA in condizioni industriali dimostra che i preparati enzimatici possono migliorare l’estrazione a freddo dell’olio extravergine di oliva, incrementando resa e contenuto fenolico nel pieno rispetto degli standard di qualità e autenticità
11 giugno 2026 | 10:00
Mondo
L'olivo senza più barriere: la sfida in Oregon
Dalle piccole aziende agricole alla collaborazione con la Spagna: l'Università statale dell'Oregon testa 116 varietà per creare una nuova industria oleicola resiliente. Primo olio prodotto nel 2025
10 giugno 2026 | 10:00
Mondo
Produzione mondiale di cereali in calo nel 2026/27
La FAO prevede una lieve contrazione della produzione e del commercio globale di cereali nel 2026/27 dopo il picco storico del 2025/26. In flessione soprattutto il grano, mentre scorte e domanda restano complessivamente stabili, con un mercato ancora ben bilanciato ma esposto a tensioni sui costi energetici e logistici
10 giugno 2026 | 09:00
Mondo
Etichetta a semaforo sull'olio di oliva: i produttori australiani dicono no
L’associazione dei produttori australiani critica il sistema di etichettatura nutrizionale, ritenuto incapace di valorizzare adeguatamente le proprietà dell’olio extravergine d’oliva. Sul tavolo la richiesta di escludere gli oli vegetali dal modello o di rivederne profondamente i criteri di valutazione
09 giugno 2026 | 11:00
Mondo
Olio di oliva e microbiota intestinale, i composti fenolici sono antimicrobici selettivi
L’Università di Jaén vince l’VIII Premio Castillo de Canena. Lo studio guidato dalla professoressa Magdalena Martínez Cañamero dimostra come i composti fenolici dell’extravergine favoriscono i batteri benefici e contrastando quelli legati alle infiammazioni
09 giugno 2026 | 09:00