Italia
Ortofrutta, fermo no a vendite di prodotti sottocosto non dichiarati tali
Cia e Confagricoltura dell’ Emilia Romagna, denunciano la dannosità di queste pratiche commerciali particolarmente dannose nei momenti di crisi di mercato perché deprimono ulteriormente le quotazioni e causano incomprensione e smarrimento nel consumatore
30 gennaio 2010 | C. S.
âDopo la corsa al ribasso forsennato sulle vendite promozionali della frutta allâ inizio della stagione estiva 2009 e lâapplicazione âdistortaâ di vari âaccordi di crisiâ sia delle pesche e nettarine, sia dellâuva da tavola -che in ragione di quantità risibili esitate a fronte degli accordi di filiera hanno sostanzialmente portato solo un poâ di immagine alle catene distributive senza nessun effetto sui prezzi di liquidazione ai produttori - registriamo la ciclica ripresa di iniziative di vendite sottocostoâ. Lo affermano in una nota congiunta Cia e Confagricoltura dellâEmilia Romagna.
âA ripartire è stavolta il Conad con le arance a marchio âpercorso qualità â vendute a 50 centesimi al chilo, esattamente il suo costo di produzione in campagna â spiegano Nazario Battelli (Cia) e Guglielmo Garagnani (Confagricoltura). Non intendiamo, anche in questa occasione, mettere in discussione lâiniziativa commerciale in quanto tale, che tende sicuramente a favorire un incremento dei consumi di frutta e che rispetta le attuali normative in materia, ma non dichiarando il sottocosto si innescano nel consumatore incomprensione e disorientamento tali da impedirne un approccio utile e continuativo con il consumo di ortofrutta: sono situazioni in cui gli acquirenti non percepiscono i costi reali di una produzione rispettosa delle regole e delle norme vigentiâ.
In queste vendite sottocosto le catene di distribuzione, dovendo programmare delle perdite, normalmente chiedono ai fornitori di aumentare ulteriormente la scontistica (âaltra anomalia tutta italianaâ, osservano Cia e Confagricoltura) inducendo così una âdepressione preventivaâ di un mercato che influenzerà le quotazioni di tutta la stagione 2010.
âIl giusto prezzo finale legato al valore qualitativo e nutrizionale della frutta italiana di stagione â prosegue la nota di Confagricoltura e Cia - la trasparenza nella costruzione del prezzo che veda una soddisfazione di tutti gli attori della filiera e la costruzione di filiere a prezzo contrattato sono gli aspetti strategici per difendere e valorizzare la nostra ortofrutta ed il suo sistema produttivo in questo momento così difficile per lâagricoltura e per lâeconomia. Bisogna tuttavia impedire che sia âtranquillamenteâ fattibile comunicare la possibilità di acquisto di un prodotto di qualità , spesso anche alla metà del costo, che serve per raggiungere gli scaffali della Gdo o i banchi dei mercatiâ.
âQueste campagne promozionali così distorsive, tra lâaltro, sono riproposte allâindomani di atti politici molto forti, come la posizione espressa allâunanimità da tutte le Regioni italiane per richiedere normative e accordi tesi alla promozione di un âcodice di condottaâ della Grande distribuzione con la filiera produttiva che in senso etico intervenga nella regolazione dei rapporti con i fornitori â concludono Garagnani e Battelli - proprio per superare le attuali contraddizioni che non permettono mai la certezza di un prezzo netto e trasparente, tempi di pagamento congrui e che superi il ricorso alle vendite sottocosto nel settore dei prodotti freschi e deperibiliâ.
Fonte: Claudio Ferri
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