Italia
Tracollo del prezzo dell'extra vergine d'oliva: 2,2-2,3 euro/kg
La Cia delinea una situazione molto difficile. Danni rilevanti per i produttori,
già oberati da costi e imposte. Richieste misure d'urgenza, tra cui l'attivazione dell'ammasso privato
07 gennaio 2012 | C. S.
Il prezzo alla produzione dell’olio extra vergine di oliva è in forte calo. Attualmente nel mercato pugliese, il più importante e di riferimento a livello nazionale, l’olio si scambia a valori intorno ai 2,2/2,3 euro al chilo, inferiori ai prezzi dell’anno scorso, già non remunerativi per i produttori. In questo modo il danno economico è rilevante per gli olivicoltori, già alle prese con i forti aumenti dei costi di produzione e delle imposte. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori.
La campagna -avverte la Cia- era iniziata in modo più promettente e le quotazioni degli oli novelli avevano fatto sperare in un mercato più vivace, anche in considerazione dell’elevata qualità media di quest’anno. Poi le alte produzioni, localizzate, peraltro, solo in alcune province pugliesi (Foggia e Bari) in controtendenza con le altre realtà nazionali, e fenomeni speculativi nelle filiere distributive hanno determinato l’attuale situazione.
La Cia chiede che vengano attentamente analizzate tutte le possibilità di intervento previste a livello comunitario per le crisi di mercato, al fine di limitare per quanto possibile le perdite economiche dei produttori. In primo luogo, è opportuno attivare l’aiuto all’ammasso privato, portando il prezzo di intervento almeno ai 2,33 euro al chilo, come richiesto dal Copa-Cogeca, struttura che riunisce organizzazioni degli agricoltori e delle cooperative europee. Ma si deve valutare anche la possibilità di accedere ad altre misure, come gli “aiuti agli indigenti” ed i programmi di “educazione alimentare e consumo consapevole”.
Nello stesso tempo la Cia ribadisce l’importanza di questo prodotto simbolo della dieta e dello stile di vita mediterraneo.
L’Italia, per l’olio di oliva, detiene il primato qualitativo, rilevato e riconosciuto in tutto il mondo, ma non riesce a concretizzare questa leadership, in termini economici e di reddito per i produttori. Occorre -afferma la Cia- agire con determinazione per organizzare le filiere, sviluppare i prodotti a denominazione di origine e valorizzare l’extravergine di alta qualità, anche con regole di tracciabilità e di etichettatura trasparenti, insieme con efficaci programmi di informazione, che agevolino nei consumatori la percezione dell’eccellenza dell’olio di oliva italiano.
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