L'arca olearia

Il tappo antirabbocco per l'olio extra vergine d'oliva va vietato: è pericoloso!

Il Ministero dello sviluppo economico vorrebbe vietare il tappo antirabbocco per l'olio extra vergine d'oliva, ma stranamente non per aceti e superalcolici, perchè “tipologia di tappi non sicura per l'uso da parte del consumatore”. Ma solo a casa, perchè al ristorante continuerebbe a essere obbligatorio. No, non è una fake news, ma sembra di essere a Scherzi a parte

27 luglio 2018 | Alberto Grimelli

Se non fosse tutto terribilmente vero parrebbe di stare in una puntata di Scherzi a Parte.

Lo stesso giorno (28 giugno 2018) in cui spuntava l'idea dell'olio extra vergine di oliva Italico, discussione avviata dal duo Coldiretti-Federolio, smentita dalla prima e confermata dalla seconda associazione, ecco che il direttore generale del Ministero dello sviluppo economico verga una lettera (protoccollo U0266943-28-6-2018) con la quale suggerisce di mettere fuorilegge il tappo antirabbocco per le bottiglie di olio extra vergine di oliva.

La nota, inviata al Ministero della salute e a quello dell'agricoltura, mette sul banco degli imputati il tappo antirabbocco, reo di essere impropriamente utilizzato dai consumatori, i quali stando a quanto ci è stato raccontato dal Ministero dello sviluppo economico, si potrebbero far male tentando di manomettere il tappo per rabboccare la bottiglia.

Scartata l'idea di una campagna istituzionale di informazione, poiché non “adeguata a risolvere definitivamente la problematica dovuta a una intrinseca pericolosità dimostrata dal sistema, qualora applicato su confezioni vendute al consumatore.”, l'unica possibilità rimane bandire il tappo antirabbocco poiché “il verificarsi di numerosi incidenti collegati all'uso di bottiglie con tappo antirabbocco, occorsi presumibilmente anche in presenza di apposite avvertenze, portano a concludere che questa tipologia di tappi non sia sicura per l'uso da parte del consumatore finale, se non nell'ambito dei servizi offerti dalle collettività (ndr leggasi ristorazioni e mense), come previsto dalla legge n. 9/2013.”

Si scomoda persino il Codice del Consumo e l'articolo 104 che impone che i produttori immettano sul mercato solo prodotti sicuri.

Il Direttore generale del Ministero dello sviluppo economico, Stefano Firpo, conclude che, in attesa di modificare la legge 9/2013 “si ritiene opportuno promuovere un protocollo d'intesa tra Amministrazione e associazioni di produttori e di distributori affinchè, a maggior tutela del consumatore, non vengano offerti in vendita allo stesso confezioni di olio recanti il dispositivo antirabbocco.”

Quindi il direttore Firpo, implicitamente, dà a tutti i consumatori italiani degli imbecilli che sarebbero capaci di utilizzare propriamente la bottiglia d'olio con tappo antirabbocco solo al ristorante e non a casa. Non si spiega altrimenti la volontà di non mettere in discussione l'obbligo del tappo antirabbocco nei pubblici esercizi. O il tappo antirabbocco è pericoloso, e in quanto tale va vietato, oppure non lo è. Lo stesso Codice del Consumo dice che il prodotto si considera sicuro quando in condizioni di uso normale o ragionevolmente prevedibili non presenta alcun rischio oppure presenta unicamente rischi minimi. Manomettere un tappo è considerato quindi dal Ministero dello sviluppo economico una condizione di uso normale o ragionevolmente prevedibile?

Il direttore Firpo, evidentemente, non è neanche stato informato (o frequenta poco i supermercati) che i tappi antirabbocco sono applicati a numerosi altri prodotti alimentari venduti direttamente al consumatore finale, dai supercalcolici agli aceti. Certo, per questi prodotti cambia il nome, essendo definito tappo dosatore. Mi risulta però che esistano dei “simpatici” video su Youtube che mostrano come togliere (cioè manomettere) tali tappi dalle bottiglie di note marche di superalcolici, senza che, evidentemente il Ministero dello sviluppo economico si scandalizzi o ne faccia una questione di Stato.

La vertenza sulla presunta pericolosità del tappo antirabbocco è stata sollevata al Ministero delle sviluppo economico da parte dell'Associazione italiana industrie prodotti alimentari (Aiipa), aderente a Confindustria, e che si occupa di nutrizione e salute, caffè, surgelati, prodotti vegetali, preparazioni alimentari e prodotti alimentari. Non quindi l'industria olearia che è strutturata in una propria associazione, l'Assitol, anch'essa aderente a Confindustria.

Evidentemente il caso antirabbocco è stato considerato tanto grave dal Ministero dello sviluppo economico da dedicarci “uno specifico incontro e successive interlocuzioni con Aiipa”. Con grave spreco di denaro pubblico e ore di lavoro della pubblica amministrazione, mi permetto di sottolineare, vista la palese irrazionalità e irragionevolezza della questione.

Quanto ci possiamo augurare ora è che, nel più tipico stile italiano, la nota del Ministero dello sviluppo economico resti a prendere polvere in eterno su qualche scrivania.

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Emanuele Aymerich

28 luglio 2018 ore 16:22

Interessante, quindi lei paga i tappi DOP quanto quelli in alluminio, le sarei grato se mi dicesse chi è il suo fornitore visto che io li pago molto più cari, così risparmio anche io che faccio l'imbottigliatore da 15 anni ma non lo sapevo. O forse lei è un imbottigliatore così importante da avere un trattamento privilegiato. Pensi, io credevo che anche le bottiglie con il collo adatto a quel tipo di tappo fossero più costose e pure che fossero pochissimi i modelli disponibili anche con quel collo. Mi scusi per la mia ignoranza, quindi. In ogni caso è lapalissiano che si compri la bottiglia per il contenuto, non era certo necessario spiegarlo. La prego comunque di notare che io non ho detto che il tappo va abolito, se il concetto funzionasse io avrei tutto da guadagnarci visto che vendo anche ai ristoratori, ma che andava prima fatto uno studio tecnico e che ci sarebbe dovuta essere un omologazione obbligatoria per renderli sicuri, realmente anti effrazione, e anche per facilitarne l'utilizzo a chi li produce e a chi imbottiglia. Allo stato invece è tutta una grande "pecionata" ipocrita, per dirla alla romana.

Gaetano AGOSTINI

28 luglio 2018 ore 12:32

Buongiorno Dott. Grimelli,
in risposta al commento del Signor Aymerich , Le dico che non è affatto vero che i tappi di alluminio costano meno di quelli di plastica anzi.... ma a parte questo la cosa che non sapevo è che il Consumatore acquista una bottiglia di olio per riutilizzare la bottiglia stessa ..... io pensavo che si acquista la bottiglia per il contenuto e quindi il tappo antirabbocco è una garanzia di qualità del prodotto ed il prodotto di qualità si deve dosare sul piatto o pietanza ne basta il giusto !!!!! quindi chiedo scusa della mia ignoranza in tal senso, togliamo il tappo antirabbocco così possiamo avere quante più bottiglie vogliamo a casa ....

Emanuele Aymerich

28 luglio 2018 ore 10:23

Peraltro molti ristoratori che conosco se la ridono dell 'antirabbocco e mi hanno fatto vedere tanti modi per rabboccare ugualmente: loro sono pratici da anni nel rabbocco dei liquori pregiati. Il miglior antirabbocco è il SIAN: quante bottiglie ha comprato il ristoratore? E quanti coperti ha fatto? Gli altarini saltano fuori subito.

Emanuele Aymerich

28 luglio 2018 ore 10:15

Egregio Dott.Grimelli, molta gente ha l'abitudine di recuperare le bottiglie per riutilizzarle in casa. C'è chi ci mette il suo vino, chi ci mette il suo limoncello o la passata di pomodoro. Questo presumibilmente non avviene in un ristorante. Inoltre: c'è tappo e tappo: quelli come quello in foto sono totalmente in plastica e di solito vengono usati per le DOP in quanto costosi, e tutto il collare esce in un pezzo solo, basta scaldarli con l'asciugacapelli, rabboccare e rimetterli. Inoltre sono poco usati dalle piccole aziende in quanto non compatibili con le normali tappatrici. Si sono quindi diffusi anche quelli economici in alluminio, applicabili con le stesse tappatrici di sempre, che possono tagliare come rasoi in quanto l'incastro all'interno del collo è fatto a pressione e il materiale (per evitare che si riesca a sfilarlo senza rompere tutto) è di una plastica rigida vetrosa che quando viene rotta è molto tagliente, inoltre durante la manomissione la pallina di vetro trasparente cade nella bottiglia e non è possibile levarla via senza aver eliminato tutti i residui della gabbietta che la tratteneva, quindi potrebbe finire per rimanerci e magari, dopo il rabbocco, cadere nella pietanza di chi mangia, forse pure insieme a qualche pezzo tagliente della gabbietta. Il problema però è lo stesso sin dall'origine di questa legge fatta con i piedi: non è stato fatto uno studio tecnico preliminare insieme ai produttori di tappi, non è stata prevista un omologazione ministeriale dei tappi, cosa che avrebbe creato uno standard sicuro e uguale per tutte le vetrerie e fabbriche di tappi. Ce ne sarebbe stata una grande diffusione con conseguente riduzione dei costi e ulteriore aumento della diffusione. Invece ne girano al largo tutti se non sono costretti. Questo succede quando gli studi si fanno solo nei tavoli dei ministeri fidandosi dei burocrati rappresentanti di categoria e magari del parere di qualche gigante confezionatore internazionale.