L'arca olearia
La sansa di olive è un buon ammendate organico per i suoli agricoli
I risultati di una ricerca dell'Università della Campania dimostrano che le attività enzimatiche e l'indice di qualità del suolo sono significativamente migliorati nel suolo trattato a lungo termine con sansa di olive, mentre l’esperimento a breve termine ha dato risultati meno netti
06 aprile 2018 | Michele Innangi
Il suolo è uno degli ecosistemi più complessi presenti sul nostro pianeta. Oltre a una componente liquida e una gassosa, la parte più cospicua di un suolo è la frazione solida, a sua volta costituita da una parte minerale (principalmente sabbia, limo, e argilla in diverso stadio di aggregazione), e da una parte organica, formata dagli organismi viventi, i prodotti del loro metabolismo, e dal residuo non più vivente a diversi gradi di decomposizione. La sostanza organica del suolo è, quindi, una componente essenziale nel mantenimento di suoli produttivi e ad altro grado di naturalità. Una delle più gravi problematiche affrontate dall’agricoltura moderna è l’impoverimento in sostanza organica che subiscono i suoli. Valori di sostanza organica al di sotto del 3% possono causare importanti carenze, con conseguenze negative sui raccolti e sulle comunità viventi legate al suolo. Infatti, un maggiore contenuto in sostanza organica è collegato a un miglioramento della qualità del suolo, con effetti positivi sulla fertilità e sui raccolti. Di conseguenza, esistono numerose pratiche agricole che sono mirate ad aumentare il contenuto di sostanza organica e migliorare le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche dei suoli. Tra queste, l’impiego di ammendanti organici ha prodotto molti risultati incoraggianti in diversi contesti agricoli.
Tra gli agroecosistemi più sfruttati e intensamente gestiti, gli oliveti rivestono un ruolo di particolare interesse per l’economia di numerose regioni italiane. La produzione degli oli di oliva comporta, anche coi i più moderni sistemi, una risultante di prodotti di scarto che potrebbero avere un potenziale utilizzo come ammendanti, tra cui la sansa. In Spagna, ad esempio, la produzione di sansa, lo scarto semi-solido che si ricava dalle olive e dai frammenti dei noccioli, viene stimata in 4 milioni di tonnellate all’anno. La sansa è ricca in sostanza organica e nutrienti, il che la renderebbe un potenziale ammendante di grande interesse, ma è anche ricca in sali e sostanze fenoliche che potrebbero avere effetti negativi sulla comunità microbica del suolo.
Per valutare l’entità di questi effetti negativi a breve e a lungo termine, l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, in collaborazione con l’Università di Perugia, ha condotto delle analisi su suoli di oliveto nelle vicinanze di Assisi. Una parte dell’oliveto (cultivar Leccino) è stata trattata a lungo termine (8 anni) con sansa, ottenuta da un sistema di estrazione a tre fasi, nell’ordine di 50 tonnellate per ettaro di suolo all’anno. Un’’altra parte dell’oliveto, invece, non è stata trattata con la sansa e lasciata come controllo. Entrambi i siti, invece, hanno subito simili trattamenti di approvvigionamento di nutrienti. I suoli, ammendati e non, sono stati trasportati presso i laboratori di Ecologia dell’Università “Luigi Vanvitelli” dove sono stati sottoposti a una serie di analisi fisiche, chimiche e biologiche. Proprio quest’ultime sono stato oggetto di recente pubblicazione sulla rivista internazionale Applied Soil Ecology (https://doi.org/10.1016/j.apsoil.2017.06.015). In particolare, lo studio si è concentrato sull’attività degli enzimi del suolo, che sono prodotti dai microorganismi decompositori della sostanza organica. La misura dell’attività dei decompositori, ossia batteri ma soprattutto funghi, è un indicatore molto sensibile dello stato di salute di un suolo e ha, da molti anni, grande impiego in ecologia del suolo. Mediante l’applicazione di un indice di qualità del suolo, che valuta contemporaneamente enzimi legati ai cicli del carbonio, dell’azoto e del fosforo, è stato possibile valutare se l’ammendamento a lungo termine ha avuto effetti negativi sulla comunità microbica. Le analisi, inoltre, sono state integrate anche da esperimenti in laboratorio, trattando i suoli con la sansa per un periodo più breve, 12 settimane, in condizioni controllate.
Le evidenze raccolte nel corso di questo studio hanno mostrato che le attività enzimatiche e l'indice di qualità del suolo sono significativamente migliorati nel suolo trattato a lungo termine con sansa di olive, mentre l’esperimento a breve termine ha dato risultati meno netti. Inoltre, nei suoli ammendati con sansa, si è registrato un aumento di sostanza organica notevole, passando da meno del 3% nel suolo non ammendato a circa il 5% nel suolo ammendato. Dunque, nonostante il suo alto contenuto di sali e di sostanze fenoliche, nessun impatto negativo rilevabile sulla comunità microbica è emerso dall'uso di questo ammendante, quantomeno nelle quantità testate.
Complessivamente, la sansa di oliva ha chiaramente aumentato la materia organica del suolo e migliorato l'attività e la qualità biologica del suolo, senza alcun effetto negativo rilevabile. Questo studio è stato preceduto e sarà seguito da ulteriori indagini, ma ha fornito delle chiare e incoraggianti evidenze sull’effetto benefico di quest’ammendante negli oliveti, con grandi potenzialità applicative nell’ambito di un’agricoltura sostenibile.
Bibliografia
Michele Innangi, Elisa Niro, Rosaria D’Ascoli, Tiziana Danise, Primo Proietti, Luigi Nasini, Luca Regni, Simona Castaldi, Antonietta Fioretto, Effects of olive pomace amendment on soil enzyme activities, Applied Soil Ecology, Volume 119, 2017, Pages 242-249, ISSN 0929-1393
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