L'arca olearia

Olio di oliva, campagne di promozione sbilanciate

Pur avvalendosi di fondi comunitari, la Spagna è piuttosto aggressiva nel fare comunicazione, evidenziando l’origine nazionale. L’Italia invece si attiene al Reg. 501/08, promuovendo l’olio senza forzare la mano sull'identità territoriale. Perché tale disparità di trattamento si chiedono al Ceq? E’ tutto nelle regole?

11 febbraio 2012 | T N

E’ accaduto questo. Alcune foto parlano chiaro. Sembra che vi siano due modi distinti di fare comunicazione. Da una parte l’Italia, dall’altra la Spagna. Non ci soffermiamo qui sugli aspetti specifici che magari affrontermo in un’altra occasione. Si sa che la Spagna è ben più motivata di noi, ha investito di più e continua a farlo in maniera corale e unitaria, senza badare a spese. Noi al contrario ci presentiamo disuniti e talvolta anche in maniera contraddittoria e perfino maldestra, come dimostra il noto articolo di paolo Berizzi su “Repubblica”, ma non è questo il punto. Il fatto è che sulle regole generali occorre muoversi senza squilibri né sbilanciamenti. Invece non è sempre così.

All’estero si gioca tutta la nostra fortuna commerciale, è evidente che si debba fare il possibile per farsi notare, per mettere in evidenza la forza espressiva dell’Italia oliandola. Sarebbe opportuno far valere la buona immagine che godiamo ovunque nel mondo, almeno fino a quando questa buona immagine è tale da farci preferire ad altri Paesi produttori. Invece un problema è stato giustamente evidenziato dal Ceq, il Consorzio di Garanzia dell’olio extra vergine di Qualità. Un problema non da poco. Tant’è che Mauro Meloni, il direttore del Ceq, ha scritto una lettera in cui chiede e solecita chiarimenti al dottor Serino, dirigente presso il Ministero delle Politiche agricole.

In India e in Cina – ha evidenziato Meloni - sono in corso d’opera due programmi di promozione sull’olio di oliva finanziati dal fondo europeo per lo sviluppo regionale. A supporto di tale lettera Meloni riporta due immagini eloquenti, in cui si nota una anomalia per nulla secondaria, giacché appare chiaro come la Spagna si faccia largo puntando in via esclusiva sull’origine spagnola dei propri oli, con rchiami espliciti e inequivocabili, sin dalllo slogan “olive oil from Spain”. Perché accade questo? Perché all’Italia ciò non è consentito? E’ tutto secondo le regole? Non è tutto ciò a svantaggio del nostro Paese’

Nella lettera indirizzata al dottor Serino, Meloni riferisce che il Consorzio di Garanzia dell’olio extra vergine di Qualità ha due campagne di promozione finanziate dall’Unione Europea, nell’ambito delle direttive contenute nel Reg. 501/08. Tali campagne di promozione riguardano l’India, la Cina e la Russia. L’ivestimento complessivo supera i 5 milioni di euro, di cui il 30% sono a carico del Consorzio e il 20% a carico dello Stato Italiano.

Meloni sollecita a nome del Ceq un tempestivo approfondimento da parte del Mipaaf della questione, in modo che si confronti con gli uffici di Bruxelles, segnalando quanto si sta verificando.

Ci sono – si chiede Meloni – “elementi per reclamare una eventuale irregolarità dei nostri colleghi spagnoli in termini di messaggi comunicazionali?”

La situazione che si è venuta a creare non è così semplice da accettare. E’ evidente lo svantaggio dell’attività di comunicazione degli italiani: “La presenza in contemporanea di un’azione promozionale condotta da uno stato membro nostro concorrente per l’olio di oliva, con il sostegno visibile dell’Unione Europea, sugli stessi mercati dove noi siamo presenti con una campagna sull’olio europeo, finisce necessariamente per rafforzare la campagna ‘oliveoil from Spain’, proprio grazie anche alle risorse dei produttori italiani nostri associati e finisce per rendere controproducente e inefficace per noi, la nostra campagna”.

Il direttore del Consorzio di Garanzia dell’olio extra vergine di Qualità insiste: “Qualora la campagna sull’origine spagnola dell’olio di oliva sia condotta in maniera difforme dalle regole comunitarie, sarebbe opportuno intervenire tempestivamente a tutela degli interessi dei produttori italiani, chiedendo l’immediata sospensione della campagna spagnola e la quantificazione dei danni arrecati”.

E non solo, la questione è tutta da chiarire anche nel caso in cui la campagna di promozione sull’origine dell’olio di oliva spagnolo sia stata regolarmente approvata e finanziata dall’Unione Europea. Sarebbe bene conoscere il motivo. E Meloni è chiaro e non transige, chiedendo ai rappresentanti del nostro Ministero agricolo di rappresentare a Bruxelles “il totale disinteresse a continuare a investire i soldi dei nostri produttori in una comunicazione istituzionale sulle caratteristiche dell’olio di oliva europeo, in assenza della possibilità immediata di utilizzare un altrettanto esplicito riferimento all’origine italiana, fermo restando che ci riserviamo di valutarne l’opportunità a questo stadio di avanzamento”.

Ora, il fatto è che se ci sono delle regole, queste devono valere per tutti i Paesi membri nella stessa maniera, senza eccezioni. Il Regolamento 501/08 non consente d’altra parte un esplicito riferimento all’origine. Ed è inammissibile che alcuni possano riportare con grande enfasi l’origine nazionale, e altri no.
”Questa situazione – ha aggiunto Mauro Meloni – sta diventando insostenibile per i nostri produttori, ma anche agli occhi degli stakeholders locali, perché appare addirittura ridicola, gettando un ulteriore discredito sull’origine italiana, più di quanto sappiamo abilmente fare da soli! “

Così, in vista della partenza del terzo e ultimo anno della campagna in India, il 26 febbraio, e del secondo e penultimo anno della campagna in Cina e Russia, il 7 marzo, la richiesta da parte del Consorzio di Garanzia dell’olio extra vergine di qualità di avere il massimo sostegno istituzionale da parte del Mipaaf nel rappresentare a Bruxelles lo stato d’animo delle aziende olearie italiane appare non soltanto legittimo ma quanto mai urgente e doveroso. E anche noi, in tutta confidenza, siamo proprio curiosi di sapere se vi sono due pesi e due misure tra i Paesi membri in Unione europea. La questione è tutt’altro che secondaria, ed esige anzi una risposta chiara e rapida.

 

 

 

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Vincenzo Lo Scalzo

12 febbraio 2012 ore 16:51

Non sarebbe consentito trascurare un accesso di comunicazione in un piano strategico di comunicazione. Non improvvisato, ma laboriosamente e meticolosamente analizzato e tenuto in monitoraggio continuo. L'Italia non ne possiede uno.