Bio e Natura
La diversità salverà le aree marginali e rurali del nostro Paese
I territori marginali sono il 60% della superficie nazionale e vi vive tra il 20 e il 30% della popolazione complessiva. Vivono un momento drammatico, per trend demografico, ma possono rinascere se si investe sul capitale naturale, culturale e dei sistemi agro-alimentari
14 luglio 2017 | Maurizio Pescari
Popolazione ed aree marginali, efficienza ed efficacia dei finanziamenti, ricerca ed innovazione; concetti sui quali aprire un dibattito sul valore dei territori agricoli e dell’agricoltura nel nostro Paese oggi. Li ha espressi il prof. Francesco Pennacchi, già preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Perugia, nel corso del Forum su “Sviluppo rurale e Zootecnia nelle aree interne”, che ha caratterizzato il ricchissimo programma del XVI Congresso Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, tenutosi recentemente a Perugia.
Un po’ di numeri per inquadrare il rapporto tra popolazione ed aree marginali. La Strategia nazionale per le aree interne (2014), classifica le aree in base alla lontananza dall’offerta dei servizi essenziali (istruzione, salute, mobilità), in base a ciò in Italia le aree marginali rappresentano il 60% del territorio nazionale e su di esse è presente il 23% della popolazione, circa 13,5 milioni di abitanti. L’ISTAT da parte sua classifica le aree in base all’altimetria e riporta (2014) che l’insieme delle aree di montagna interna e di collina interna, occupano circa il 64% della superficie nazionale (34% - montagna), su cui nel 2015 era presente circa il 33% della popolazione nazionale (10% - montagna). EUROSTAT a sua volta classifica i comuni secondo il ‘grado di urbanizzazione’ e in Italia (2013) il 68% dei comuni ricade nella classe di bassa urbanizzazione – o aree prevalentemente rurali - che rappresentano circa il 72% della superficie nazionale, su cui insiste circa il 24% della popolazione nazionale.
“Su questi numeri è stato costruito un modello di sviluppo – ha affermato il prof. Pennacchi – che ha posto al centro della propria attenzione le esigenze espresse dalle realtà urbane, contribuendo a confinare le aree interne in condizioni di marginalità sociale ed economica”.
A condizionare lo sviluppo di queste aree negli ultimi 30-40 anni sono stati, come in altre aree del mondo, gli effetti del processo di globalizzazione, che ha posto al centro della propria attenzione le esigenze espresse dalle realtà urbane, contribuendo a confinare le aree interne in condizioni di marginalità sociale ed economica.
Efficienza ed efficacia
“Le istituzioni locali – secondo Pennacchi - avrebbero dovuto contrastare queste tendenze con politiche volte ad armonizzare le spinte esterne della globalizzazione con le esigenze sociali, economiche e ambientali delle aree interne locali, utilizzando le specifiche disponibilità di risorse sociali, naturali e culturali presenti. Nella realtà l’efficacia delle politiche locali è stata poco esaltante, a causa di una tutt’altro che efficiente capacità di programmazione locale, fondata per troppo tempo sul miglioramento della produttività agricola, nella convinzione che l'agricoltura fosse il fondamento dello sviluppo di quelle aree”.
E’ indubbio che la contrazione e l’invecchiamento delle risorse umane presenti nelle aree interne rappresenti una fotografia allarmante dello stato delle cose. La Strategia nazionale per le aree interne indica che dal 1971 al 2011 a fronte di una crescita della popolazione nazionale di circa il 10%, nelle aree interne più periferiche dei Comuni (31% della superficie nazionale) si è registrata una riduzione di circa il 7% della popolazione, con punte in certe Regioni che hanno superato il 20% ed anche il 40%. Di contro, la popolazione anziana (65 anni e più) è cresciuta in tutto il Paese, ma è soprattutto nelle aree periferiche e ultra-periferiche, in particolare del Centro-Nord, che si sono registrate le percentuali più elevate.
Queste condizioni hanno determinato difficoltà, anche estreme, per la gestione di diverse attività produttive - soprattutto agricole e artigianali- e inciso negativamente sulla possibilità di mantenere la presenza di un sistema scolastico diffuso e di servizi sanitari adeguati, stimolato ulteriormente la migrazione della popolazione verso i centri urbani, prodotto effetti di degrado sulla qualità dell’ambiente e del paesaggio.
Per riavviare percorsi innovativi di sviluppo delle aree interne è necessaria l’inversione del trend demografico, sia in termini di numero di residenti che di composizione per età e natalità, ma prima di tutto in questi territori devono essere soddisfatti i servizi essenziali, i ‘diritti di cittadinanza’, altrimenti in queste aree non si può vivere
Quindi l’unica strada percorribile è quella che prevede la tutela attiva del territorio e sostenibilità ambientale, la valorizzazione del capitale naturale, culturale e dei sistemi agro-alimentari, l’attivazione di filiere delle energie rinnovabili, fino al recupero del saper fare e dell’artigianato. Caratteristiche che valorizzeranno l’esistente rendendo un territorio diverso dall’altro.
Formazione, ricerca e innovazione
Da questo punto di vista la formazione ricopre un ruolo fondamentale, ma è necessario pensare a nuovi metodi di insegnamento, ancora troppo centrati sulla lezione frontale e sulla verifica finale.
Un altro problema reale è anche legato al fatto che il prodotto della ricerca non genera direttamente l’innovazione. La ricerca in sé diventa innovazione quando si combina con l’esigenza di un’impresa, che è alla ricerca di profitto, o con i bisogni di un decisore pubblico, che deve risolvere i problemi di una comunità.
Nella complessa società odierna il ruolo delle innovazioni è essenziale e per questo il sistema della ricerca deve potenziare al massimo il dialogo con la società per favorire l'applicazione e la valorizzazione dei risultati del proprio lavoro.
Queste direttrici devono servire a migliorare l'efficienza ed efficacia della spesa pubblica
Il successo di una strategia di sviluppo locale sta infatti nella capacità di interpretare e utilizzare in modo efficace le peculiarità sociali, organizzative, economiche, naturali, infrastrutturali del territorio per rispondere alle sollecitazioni generate dal cambiamento globale.
Le aree interne, con la ricchezza e la varietà di risorse naturali, paesaggistiche e culturali, rappresentano un potenziale bene comune per lo sviluppo di tutta la società e lo sviluppo di alcune realtà interne lo testimonia.
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