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Quando la scienza si contraddice. I casi vino e glifosato

Due casi estremi ma esemplificativi: un bicchiere di vino al giorno fa bene alla salute o può provocare il cancro? Il glifosato causa oppure no danni al DNA? Le risposte delle ricerche scientifiche, spesso, non sono conclusive, alimentando confusione anche su temi molto delicati

Il mondo di oggi deve molto alla scienza. E' grazie al metodo scientifico se vi è stato il progresso tecnologico e se la vita media si è allungata così tanto.
Proprio nel mondo di oggi, tuttavia, si comincia a diffidare delle scienza e non perchè non abbia tutte le risposte, quanto piuttosto perchè sarebbe incorsa nel più grave dei peccati: contraddirsi.
Non è infrequente leggere sui giornali ricerche di segno opposto, ovvero gruppi di ricerca e di studio che sono giunti, su determinati argomenti, a tesi contrarie.
Vediamo due casi.

Il glifosato
Il principio attivo erbicida, che recentemente ha visto prolungare l'autorizzazione alla commercializzazione e all'uso nell'Unine europea di altri diciotto mesi, è al centro delle polemiche da un po'.

Il 12 novembre 2015 la European Food Safety Authority (Efsa) ha pubblicato un rapporto secondo il quale è improbabile che l’erbicida più utilizzato al mondo, il glifosato, aumenti il rischio di sviluppare il cancro nell’essere umano. Il rapporto è arrivato circa otto mesi dopo che l’International Agency for Research on Cancer (Iarc) aveva dichiarato che il glifosato probabilmente è una delle cause di cancro nell’essere umano.
Chi ha ragione? Secondo Nature, che ha esaminato scientificamente la questione, è tutto un problema di metodo. I ricercatori dell'International Agency for Research on Cancer avrebbero scelto un approccio statistico diverso rispetto all'Efsa e avrebbero deciso di includere nel rapporto anche i danni subiti da animali erbivori che avevano ingerito alte dosi dell'erbicida.

Tutto chiaro? Il Massachusetts Institute of Technology americano ha analizzato il comportamento del glifosato nel nostro corpo. Secondo lo studio, pubblicato nel giugno 2016, il glifosato agisce come un analogo della glicina in grado di alterare una serie di proteine. Questo processo anomalo è correlato a diverse malattie, compreso diabete, obesità, asma, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla), e il morbo di Parkinson, tra le altre.

Il glifosato è dunque pericoloso oppure no? A chi dobbiamo credere?
Il glifosato è una molecola relativamente giovane, visto che è stata scoperta nel 1950 ma si è diffusa in agricoltura solo dagli anni 1970. Per misurare gli effetti a lungo termine occorrono decenni.

Il vino
Il vino è una bevanda alcolica conosciuta fin dall'antichità. Le sue proprietà nutrizionali e salutistiche sono oggetto di studio da secoli, tanto che lo stesso Ippocrate raccomandava: “il vino sia la tua medicina.”
Nel corso degli anni le proprietà benefiche del vino si sono moltiplicate, unitamente all'appello di un consumo responsabile e alla moderazione.

Secondo ricerche americane degli anni 1990 l’uso moderato di vino in un soggetto sano è in grado di ridurre di oltre il 25% il rischio di cardiopatie. Generalmente ci si riferisce al vino rosso, ricco di polifenoli, ma anche il bianco farebbe bene alla salute, proteggendo cuore e reni. A dirlo è una ricerca coordinata dall’Università di Milano in collaborazione con l'Università di Torino, di Pisa e l'Ospedale Versilia di Viareggio. Quanti bicchieri sarebbero raccomandati dai ricercatori italiani? I soliti uno/due bicchieri al giorno, sempre durante i pasti e mai a stomaco vuoto. Ci asteniamo dal fornire il lungo elenco degli effetti benefici, anche per la diuresi e le articolazioni, che sono stati oggetto di studi scientifici in tempi più o meno recenti.

Jennie Connor della University of Otago in Nuova Zealanda ha eseguito un review dei risultati di altri studi, effettuati negli ultimi dieci anni dal World Cancer Research Fund, dall'American Institute for Cancer Research, dall'International Agency for Research on Cancere, e dal Global Burden of Disease Alcohol Group, concentrandosi in particolare sugli effetti dell'alcol su singoli tipi di cancro.
Le conclusioni sono perentorie: "ci sono prove che il consumo di alcol causa direttamente il cancro. È un'affermazione più forte di quella già stabilita da tempo della correlazione tra consumo e malattia. Ora l'associazione è causale". Jennie Connor azzarda anche una stima: l'alcol ha causato approssimativamente mezzo milioni di morti da cancro nel 2012, il 5,8% dei decessi per questa patologia. Ma quali sarebbero le tipologie di tumore di cui sarebbe responsabile l'acol? I tumori colpiscono, specificatamente, orofaringe, faringe, esofago, fegato, colon, retto, e seno. Secondo Connor non esistono consumi sicuri di alcolici e il rischio sale al crescere dei bicchieri assunti quotidianamente.

Il vino è pericoloso, anche se assunto con moderazione? A chi dobbiamo credere?

di T N
pubblicato il 22 luglio 2016 in Strettamente Tecnico > Bio e Natura

[5] COMMENTI

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Egardi Remo Carlo

23:16 | 23 luglio 2016

Continuate a rispondere con lezioni delle quali non sento la mancanza. A marzo del 2015, l’Agenzia per la ricerca sul cancro ha classificato il glifosato come un “probabile cancerogeno per l’uomo” e come tale lo ha inserito nel gruppo 2A (66 sostanze e fattori di rischio, tra cui l’acrilamide e le carni rosse, il bitume, i fumi da combustione di legna). Lo studio – pubblicato su The Lancet Oncology – è stato condotto da un gruppo di 17 esperti che hanno svolto una revisione delle ricerche sull’esposizione di uomini e modelli animali al glifosato (puro o in un mix con altre sostanze). L’indagine ha concluso che “le prove che l’erbicida causi il cancro negli animali sono sufficienti”, mentre sono “forti quelle riguardanti la genotossicità (cioè la capacità di danneggiare il Dna)” del prodotto. Finora l’esposizione ai pesticidi era risultata correlata a un aumento dei casi di leucemie infantili e malattie neurodegenerative, Parkinson in testa. Dal nuovo documento emerge invece una forte correlazione epidemiologica tra l’impiego del glifosato (riscontrato anche nel sangue e nelle urine degli agricoltori) e il linfoma non-Hodgkin. Vorrei farvi presente che esiste anche il cosiddetto "Principio di precauzione" ignorato da tutti,anche da voi, quando si parla di Monsanto. Non vi faccio una lezione sul "Principio di precauzione" ma forse sarebbe meglio,visti gli argomenti che trattate, che qualcuno si informasse meglio. Per ottenere la registrazione di un prodotto fitosanitario, la ditta produttrice deve fornire un dossier di registrazione che contiene una serie di informazioni tecniche a dimostrazione che il prodotto non ha controindicazioni per la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente ed è efficace per lo scopo per cui è proposta la vendita. Se è stato dimostrato dallo IARC che il glifosato provoca il cancro negli animali, il dato sarebbe sufficiente, in uno scenario libero da vincoli vari , a revocare la licenza del prodotto. Vi pregherei di evitare inutili giudizi sulla mia capacità di distinguere tra due argomenti di diverso spessore tecnico e scientifico che invece voi avete impropiamente accumunato. Insisto poi nell'affermare che il glifosato è una molecola vecchia come vecchi e sorpassati sono tutti i pesticidi che sono la negazione di una sana agricoltura. Coltivare senza pesticidi è un obbiettivo possibile e da raggiungere al più presto per la salute dell'uomo e dei prodotti agricoli. Purtroppo troppi evidenti interessi, evidenziabili a tutti i livelli, frenano una fisiologica evoluzione verso un'agricoltura più pulita.

Teatro Naturale Redazione

19:35 | 23 luglio 2016

Gentile Sig. Egardi,
ogni articolo di Teatro Naturale viene vagliato, prima della pubblicazione, dal Direttore Alberto Grimelli, che è dottore agronomo.
In riferimento alle presunte scorrettezze da lei evidenziate. Il glifosato, come scritto nell'articolo, è stato scoperto nel 1950 ma è cominciato a essere utilizzato in campo agricolo dagli anni 1970. Per comprendere se il glifosato entra nella catena alimentare umana, ed è acclarato che è così, possono servire anni. Per capire se e quali danni ha provocato alle popolazioni internazionali servono invece studi clinici di ampia portata ed estremamente specifici. Non è sufficiente, dunque, la sola pericolosità teorica della molecola, per quanto provata, ma capire se e in che misura la popolazione media assume glifosato in quantità tali da poter generare patologie diffuse. Per questo la scinze ha "inventato" il concetto di dose massima giornaliera nell'assunzione di una qualsiasi molecola, di sintesi o naturale. Il concetto di dose massima giornaliera è alla base della sicurezza alimentare mondiale d'oggi giorno. Senza contare che certe molecole, anche questo è noto, possono bioaccumularsi nel nostro corpo, con conseguenze sulla salute in tempi molto lunghi. Servono dunque anni perchè il potenziale pericolo per la salute pubblica si manifesti e studi clinici di ampia portata perchè la correlazione causale tra molecola e patologia venga acclarata.
Iarc e Mit hanno dichiarato che il glifosato è una molecola "probabilmente cancerogena". L'Efsa, autorità pubblica per la sicurezza alimentare, anch'essa composta da scienziati, ritiene non sia da includere in quell'elenco.
Questo per noi è un perfetto esempio di come la scienza non dia risposte univoche.
Quando, è anche il caso degli OGM, la scienza non dà risposte univoche, occorre che l'ultima decisione spetti alla politica, ovvero alle istituzioni, che dovranno scegliere se legiferare oppure astenersi. Nel caso degli OGM le istituzioni italiane hanno scelto per il principio di precauzione. Nel caso del glifosato le istituzioni comunitarie hanno scelto per il principio del libero commercio.
Non si tratta di invocare la politica come salvatrice. Ognuno ha le proprie responsabilità. Alla scienza non spetta legiferare ma solo fornire risposte a domande. Alla politica spetta legiferare e speriamo lo faccia sulla base delle risposte della scienza, ma legiferare come, se le risposte della scienza sono contraddittorie?
Utilizzando lo stesso metro di paragone da lei utilizzato dovrebbero vietare anche il vino visto che la ricercatrice ha scoperto un nesso causale tra il consumo di vino e alcuni tumori. Forse, però, invocare il principio di precauzione, in questo caso, sarebbe eccessivo.
Cordiali saluti

Egardi Remo Carlo

16:57 | 23 luglio 2016

A mio avviso è scorretto prendere ad esempio il "caso glifosato" per instillare il dubbio sul mito dell'infallibilità della scienza. Ritengo oltremodo scorretto catalogare il glifosato come molecola recente solo perché scoperta dopo la seconda guerra mondiale. Dopo 65 anni lo IARC e il MIT condannano l'erbicida e voi invocate ancora decenni di sperimentazioni! Per giustificare la vostra posizione cercate di portare argomenti validi e non una lezioncina su cosa aspettarci dagli aspetti contraddittori della scienza. La scienza nel caso specifico è rappresentata solo dai ricercatori indipendenti che hanno dimostrato come il glifosato, interagendo con la sintesi proteica, possa fare danni gravissimi alla cellula e a tutto l'organismo. Curioso che dopo il "caso Xylella" voi facciate riferimento alla politica per la soluzione dei problemi dell'agricoltura. Sarebbe anche opportuno che l'autore dell'articolo si firmasse con nome e cognome specificando formazione universitaria.

Teatro Naturale Redazione

14:56 | 23 luglio 2016

Gentile Sig. Egardi,
l'articolo, prendendo a spunto dei temi d'attualità, vuole semplicemente instillare il dubbio su un mito moderno, quello dell'infallibilità della scienza.
In realtà la scienza, essendo costantemente in divenire, non può rivelare verità assolute ma solo relative, ovvero che tengano conto dello stato delle conoscenze a quel dato momento.
Le ricerche, tutte, quindi, non possono essere considerate "verità rilevate" ma solo pezzi di un grande mosaico.
Questo vale per molecole relativamente nuove (lo confermiamo il glifosato è "giovane" essendo stato scoperto solo dopo la II guerra mondiale) ma anche per "sostanze" ben più complesse ma note da secoli come il vino.
Il bello della scienza è che dobbiamo aspettarci sempre delle novità, senza spaventarci che le ricerche possano contraddirsi l'un l'altra.
sarà poi la politica, i legislatori e le autorità a dover prendere i provvedimenti che ritengono più opportuni per proteggere la società. Non è la prima nè sarà l'ultima volta che una molecola considerata innocua possa venir riclassificata dopo decenni di sperimentazioni.
Cordiali saluti

Egardi Remo Carlo

14:42 | 23 luglio 2016

"Il glifosato è dunque pericoloso oppure no? A chi dobbiamo credere?" Le due domande che hanno il sapore della retorica, non lasciano dubbi su chi credere, secondo l'autore dell'articolo. Se dobbiamo lasciare passare decenni per verificare se il glifosato agisce come un analogo della glicina oppure no, saremmo proprio al medioevo culturale e scientifico! Giudicare poi il glifosato "molecola relativamente giovane" è un'affermazione fantasiosa.

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