Turismo

Per vincere la crisi turistica occorre una forte identità territoriale

Solo per pochi comuni italiani a vocazione turistica la notorietà planetaria dei luoghi del Belpaese è un fattore determinante per il rilancio del settore. Ai primi posti, invece, qualità del vino, caratteristiche ambientali e paesaggistiche

05 giugno 2010 | T N

Prima di tutto occorre puntare sulla qualità del vino. Poi bisogna investire sull'ambiente e sul paesaggio, sulle attrazioni turistico-culturali e sui beni storici e archeologici, senza dimenticare di caratterizzare fortemente l'identità del territorio.

Sono solo alcuni dei 10 punti di forza che costituiscono le fondamenta del nuovo turismo enogastronomico del Belpaese, una lista stilata dai comuni italiani ad "alta vocazione vitivinicola".

E' quanto emerge dall'indagine "Il puzzle dell'offerta: le spinte locali dei territori e i rischi della promozione di campanile", realizzata da Citta' del Vino e Censis Servizi Spa per il "Forum sul turismo enogastronomico", di scena ad Alberese (Grosseto) fino al 6 giugno, in collaborazione con la Regione Toscana, Federazione delle Strade del Vino, dell'Olio e dei Sapori di Toscana, Provincia e Comune di Grosseto.

Il sondaggio ha coinvolto 250 degli oltre 1.700 comuni interessati al turismo enogastronomico, selezionati in virtù della presenza nel proprio territorio di importanti cantine, ristoranti, musei del vino o Strade del Vino, che hanno così selezionato i principali atout su cui puntare, al fine di contrastare le minacce future che attendono il settore turistico, prima fra tutte il calo della domanda a causa della difficile congiuntura economica.

Il primo punto di forza è la qualità del prodotto base, ovvero il vino (per il 76% dei comuni), il secondo la qualità ambientale e paesaggistica (48,8%), il terzo le attrazioni turistico-culturali, storiche e archeologiche (28,1%), il quarto la forte caratterizzazione identitaria dei luoghi (24,8%), il quinto la possibilità di costruire itinerari turistici differenziati (18,6%), il sesto la tradizione e l'innovazione della cultura dell'accoglienza del Belpaese (14,9%), il settimo i collegamenti con le reti nazionali e internazionali (13,6%), l'ottavo la notorietà planetaria dei luoghi del Belpaese (12,8%), il nono il buon livello di diversificazione dell'offerta della ristorazione tricolore (12,8%) e il decimo la varietà del prodotto base.

Ma per migliorare ancora servono azioni concrete, che le Città del Vino lanciano proprio dal Forum di Alberese, soprattutto per migliorare l'efficacia di strumenti fondamentali e non ancora al massimo delle loro potenzialità, come le 154 Strade del Vino, non tutte ugualmente funzionanti ed efficienti: dalla creazione di una regia unica nazionale alla garanzia di standard minimi di qualità condivisi (che coinvolgano gli uffici turistici, l'accoglienza in cantina, la ristorazione e le strutture ricettive); dall'aggiornamento e formazione delle figure professionali alla riforma e al rifinanziamento della legge sulle Strade del Vino (268/99).

"Una carta di proposte operative - spiega il presidente di Città del Vino Giampaolo Pioli - è ciò che proponiamo di elaborare, per sottoporlo all'attenzione delle istituzioni, del Ministro del Turismo Michela Brambilla e dei ministeri competenti, delle regioni italiane. La frammentazione non aiuta e la mancanza di una politica nazionale sul turismo enogastronomico e' evidente. Noi chiederemo proprio quegli indirizzi comuni attualmente assenti e, soprattutto, sostegni anche finanziari che non ci sono più".

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