Salute

Tsunami vino. Con un bicchiere al giorno, donne a rischio tumore

Crederci, non crederci? E' quanto emerge da uno studio condotto dall’Unità di epidemiologia del cancro della Oxford University. Al riguardo abbiamo chiesto un parere al professor Francesco Visioli, il quale ci parla anche del cosiddetto "wish bias"...

28 febbraio 2009 | Luigi Caricato

Avete finora pensato che un bicchiere di vino al giorno apporti tanta buona salute. Non avete sbagliato, perché il bere con moderazione è sempre la scelta più appropriata. A sostenerlo sono stati i più qualificati nutrizionisti - bere poco e sempre - e ci siamo fidati. Dopo di che, ecco la notizia bomba: le donne che bevono un bicchiere di vino al giorno sono a rischio di cancro al seno per il 25% dei casi. E non solo, si rincara anche la dose: ci sarebbe anche il rischio di sviluppare altri tumori, e con la medesima incidenza, al fegato o al retto. A sostenerlo è la dott.ssa Naomi Allen, dell’Unità di epidemiologia del cancro della Oxford University, in relazione a un’indagine condotta su più di un milione di donne di età media.

E sull'argomento incalza il professor Ian Gilmore, presidente del Royal College of Physicians, il quale ha affermato che tale studio non farà certo piacere a molte donne che bevono regolarmente alcolici. Il consumo di alcol - precisa - è solo uno dei fattori nei cancri più comuni. Il messaggio che va trasmesso - conclude - è che con l'eliminazione di qualsiasi bevanda alcolica si può di fatto ridurre il rischio di insorgenza del cancro.

Ora, ciò che mi chiedo è quanto queste notizie siano davvero fondate.
Viste le stridenti contraddizioni di molti studi sul tema, l'impressione generale che si ricava è che il mondo scientifico sia, in generale, poco attendibile.
Non si comprende infatti come mai da una parte si affermi che un bicchiere di vino al giorno faccia bene alla salute, e dall'altra si diffondano invece notizie-choc così allarmanti.

Al che ho pensato bene di girare il quesito al professor Francesco Visioli, ordinario di Fisiopatologia presso l'Université Pierre et Marie Curie di Parigi, piuttosto sensibile all'argomento; il quale dal canto suo assicura che il lavoro della Oxford University dimostra soltanto che il consumo di alcool si associa alla probabilità di sviluppo di un tumore, ma non prova tuttavia che l'alcool provochi il cancro.

Il professor Francesco Visioli

Wish bias. Inannzitutto mi riferisce del cosiddetto "wish bias", che altro non è che la distorsione della realtà indotta da ciò che desideriamo. "Sia gli scienziati sia i lettori - avverte Visioli - tendono, più o meno inconsapevolmente, a credere vero ciò che desiderano sia vero. Per cui un articolo che dice che il vino o l'olio d'oliva facciano male è necessariamente da considerare una fesseria, mentre un altro articolo che riporta le attività salutistiche è, al contrario, di grande livello scientifico. E così molti di noi disegnano esperimenti scientifici allo scopo, anche involontario, di provare le proprie teorie. E il pubblico, di conseguenza, non vede l'ora che si dica loro quello che vogliono sentirsi dire".

Uno studio osservazionale. Il lavoro di Naomi Allen? "L'ho letto bene", dice Francesco Visioli. "Si tratta di uno studio osservazionale".
E precisa: "Una distinzione che non sempre è chiara a pubblico e medici è quella tra studi osservazionali (o epidemiologici) e studi di intervento.
Nel primo caso si guarda cosa fa una popolazione (ad esempio cosa mangia, cosa beve, che auto guida), poi si vede di che cosa si ammala e si cerca di mettere in correlazione le due cose.
I dati che se ne ricavano sono molto interessanti, ma non permettono di stabilire relazioni causali (spesso se ne trovano di casuali)".

Un esempio. "Un esempio è che il popolo più longevo del mondo è quello dell'isola di Okinawa, che non usa olio d'oliva ne' beve vino (che quindi, se ci basassimo solo su questo, vedrebbero smontata la mitologia che li circonda).
Non inizio neanche a parlarti - puntualizza Visioli - della difficoltà di valutare il consumo di alimenti (tramite questionari, quindi basandosi su quanto la gente ricorda) e di dissociare gli effetti della dieta da quelli dello stile di vita in generale (chi beve poco spesso fa più sport, non fuma ecc).
Altro è fare uno studio di intervento, in cui si prende della gente (volontari sani o pazienti) e li si divide in due parti il più omogenee possibili.
Ad una parte si somministra il farmaco (in quantità controllata) e ad una parte il placebo. Poi si vede cosa succede.
In questo modo si possono stabilire correlazioni causali (il farmaco causa l'effetto; il placebo non causa niente). Questo tipo di studi è quasi impossibile con gli alimenti. Dovremmo prendere un gran numero di persone, dividerle in due, metterle a dieta identica-ma-proprio-identica, ad una metà dare un alimento e all'altra no. E vedere poi cosa succede nel corso di diversi anni.

Passiamo al vino e all'alcool. "Dire genericamente che l'alcool faccia bene non è corretto. Si dovrebbe dire che dosi moderate di alcool diminuiscono il rischio (e sottolineo rischio, quindi parliamo di probabilità) cardiovascolare. Al momento non vi è la certezza che il vino sia superiore ad altre bevande alcoliche. Quindi dal punto di vista cardiovascolare direi che un uso consapevole e moderato dell'alcool abbia effetti protettivi".

"Per quanto riguarda il tumore - precisa il professor Visioli - non abbiamo molti dati a disposizione. L'alcool è un composto che l'organismo riconosce come tossico ed è possibile che in certi organi abbia attività cancerogene.
Gli stessi autori del lavoro in oggetto notano come queste attività siano esacerbate dal fumo, sia perchè l'alcool fa da solvente per i componenti cancerogeni del fumo, sia perché irrita le mucose. Infatti il connubio fumo più alcool si associa a maggior incidenza di tumore della prima parte del tubo digerente".


Nè mitologie, né allarmismi. "In ogni caso, anche se lo studio di Allen e collaboratori è stato condotto su un grandissimo numero di soggetti non si possono stabilire correlazioni causali".
"La conclusione (mia, tiene a precisare Visioli) è di non creare mitologie (il vino è anti-invecchiamento e altre baggianate) nè allarmismi che ci facciano scivolare verso l'ortoressia (la mania di scegliere gli alimenti). Usiamo il buon senso: l'alcool è una spada a doppio taglio e bere in quantità moderate ha possibili effetti - di modesta entità - sulla nostra salute. Gli eccessi sono da condannare senza riserve.


Non ci fermeremo qui. Dopo aver appreso il punto di vista di uno studioso di cui ci fidiamo, per la professionalità e l'onestà intellettuale che lo contraddistingue, accoglieremo anche altri pareri sull'argomento.

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