Salute

Contrordine vignaioli, il vino fa male, anche se bevuto in modiche quantità

Stavolta è l’Istituto australiano per il cancro a lanciare l’allarme. Lo studio si basa su una ricerca bibliografica sistematica della letteratura mondiale

17 maggio 2008 | Ernesto Vania

Anche solo due bicchieri di vino al giorno farebbero male alla salute.

Per l’Istituto australiano contro il cancro il comportamento di milioni di cittadini europei, e italiani in particolare, sarebbe poco salubre.

Il lavoro di uno staff di ricercatori, presentato sotto il nome di Alcol come causa di cancro”, ha presentato i risultati di una ricerca sistematica delalettereatua mondiale su alcol e cancro e, secondo Jim Bishop, direttore dell’Istituto australiano “il consumo di alcol, anche a livelli moderati, è associato con un rischio accresciuto di diverse forme di cancro.”

Il consumo di due bicchieri al giorno, pari a 20 grammi di alcol, aumenta del 75% il rischio di cancro alla bocca, del 40% di cancro al tratto aero-digestivo superiore, e nelle donne, aumenta del 22% il rischio di cancro al seno. Quattro bicchieri al giorno aumentano nell'uomo il rischio di cancro all'intestino del 64%. Il consumo più alto, di circa 8 bicchieri al giorno, accresce il rischio in ogni organo del 90%.

"I risultati - ha aggiunto Bishop - suggeriscono che una parte importante della nostra strategia per la prevenzione del cancro deve essere quella di incoraggiare una riduzione nel consumo di bevande alcoliche".

A questo proposito il ministro della Sanità del Nuovo Galles del Sud, Verity Firth ha osservato che il legame fra consumo di alcol e cancro è stato trascurato nel recente dibattito sull'abuso di alcol in Australia, specie fra i giovani: "vogliamo che le persone prendano lo stesso genere di decisioni sul consumo di alcol, come hanno fatto per altre pratiche come il fumo, ed è importante che abbiano le informazioni utili per fare le scelte giuste per la propria salute".

Potrebbero interessarti

Salute

Olio extravergine d'oliva: il "farmaco naturale" che hai in cucina

Non è solo un condimento. Secondo una nuova revisione scientifica, l'olio extravergine di oliva protegge cuore, intestino e metabolismo grazie a un mix unico di acidi grassi e polifenoli. Ecco cosa dice la ricerca e perché vale la pena metterlo al centro della tavola.

23 settembre 2026 | 16:00

Salute

Il profumo del cioccolato può aumentare l'intensità dell'allenamento fisico

Uno studio pubblicato su Frontiers in Physiology suggerisce che annusare cioccolato fondente o al latte prima e durante un esercizio di forza possa aumentare il numero di ripetizioni senza accrescere la percezione della fatica. L’effetto potrebbe dipendere dalle associazioni apprese tra odori, alimentazione e sistemi cerebrali della ricompensa

23 settembre 2026 | 14:00

Salute

Sucralosio e danni al DNA: i problemi impiego del dolcificante ad alte temperature

Una ricerca del 2023 aveva sollevato preoccupazioni per la capacità di un composto associato al sucralosio di danneggiare il DNA e alterare la barriera intestinale. Le successive valutazioni, compresa la revisione dell’Efsa del 2026, ridimensionano però il rischio per i consumatori alle condizioni d’uso autorizzate

22 settembre 2026 | 11:00

Salute

Cibi ultraprocessati e il possibile legame con l’artrosi del ginocchio

Uno studio pubblicato su Radiology ha rilevato un’associazione tra il consumo di alimenti ultraprocessati e una maggiore presenza di grasso intramuscolare nella coscia. Il fenomeno è stato osservato anche considerando calorie assunte, attività fisica e altri fattori socio-demografici

21 settembre 2026 | 14:00

Salute

L'olio extravergine con acido oleanolico aiuta i reni

Un’analisi esplorativa dello studio clinico randomizzato OLTRAD indica che il consumo per 12 mesi di olio di oliva arricchito con acido oleanolico potrebbe rallentare il declino della funzione renale nei pazienti con diabete di tipo 2, soprattutto quando è già presente una lieve compromissione renale

21 settembre 2026 | 11:00

Salute

Statine precoci dopo la diagnosi di diabete di tipo 2: possibile riduzione del rischio di demenza

Uno studio suggerisce che iniziare una terapia con statine entro il primo anno dalla diagnosi di diabete di tipo 2 sia associato a un rischio di demenza inferiore del 15% nell'arco di dieci anni. L'associazione risulta più contenuta, ma comunque presente, quando il trattamento viene avviato successivamente

20 settembre 2026 | 10:00