Salute

Dieta mediterranea, scoperto un possibile meccanismo molecolare che protegge cuore, cervello e cellule dall’invecchiamento

Dieta mediterranea, scoperto un possibile meccanismo molecolare che protegge cuore, cervello e cellule dall’invecchiamento

Uno studio della USC Leonard Davis School of Gerontology collega una maggiore aderenza alla dieta mediterranea a livelli più elevati di due microproteine mitocondriali, humanin e SHMOOSE. L’olio extravergine di oliva, insieme a pesce e legumi, emerge tra gli alimenti associati a questi marcatori biologici

29 ottobre 2026 | 14:00 | T N

La dieta mediterranea potrebbe contribuire alla protezione cardiovascolare e cerebrale attraverso un meccanismo biologico finora poco esplorato: la produzione di piccole proteine da parte dei mitocondri, gli organelli cellulari responsabili della maggior parte dell’energia necessaria al funzionamento dell’organismo.

A suggerirlo è una ricerca condotta da Roberto Vicinanza, instructional associate professor di gerontologia, e dal gruppo della USC Leonard Davis School of Gerontology, negli Stati Uniti. Gli scienziati hanno osservato che le persone anziane con abitudini alimentari più vicine al modello mediterraneo presentavano concentrazioni più elevate di due microproteine, chiamate humanin e SHMOOSE, già studiate per il loro possibile ruolo nella protezione dalle malattie cardiovascolari e dalla neurodegenerazione.

Olio extravergine di oliva, pesce e legumi associati alle microproteine

La dieta mediterranea si caratterizza per il consumo di olio extravergine di oliva, pesce, legumi, frutta e verdura, insieme a un ridotto apporto di alimenti ultraprocessati e carboidrati raffinati. Numerosi studi epidemiologici l'hanno associata a un minore rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e declino cognitivo. Rimane tuttavia aperta la questione dei meccanismi molecolari attraverso cui questo modello alimentare può esercitare effetti tanto diversi.

Nello studio statunitense, i ricercatori hanno analizzato campioni di sangue di persone anziane con differenti livelli di aderenza alla dieta mediterranea. Nei partecipanti che seguivano più fedelmente questo modello alimentare sono state riscontrate concentrazioni significativamente maggiori di humanin e SHMOOSE.

L'analisi ha inoltre individuato associazioni tra singoli alimenti e specifiche microproteine. Un maggiore consumo di olio extravergine di oliva, pesce e legumi risultava associato a livelli più elevati di humanin. Per SHMOOSE, invece, l'associazione riguardava il consumo di olio di oliva e una minore assunzione di carboidrati raffinati.

Si tratta di risultati interessanti anche per la ricerca nutrizionale sull'olio extravergine, ma è necessario distinguere tra un'associazione statistica e un effetto biologico dimostrato: lo studio non stabilisce che l'olio aumenti direttamente la produzione delle microproteine né che queste siano responsabili dei benefici attribuiti alla dieta mediterranea.

Mitocondri e invecchiamento: il ruolo delle piccole proteine

I mitocondri sono noti soprattutto per la loro funzione nella produzione di energia. Svolgono però anche un ruolo importante nella regolazione del metabolismo, nella risposta allo stress cellulare e nei processi associati all'invecchiamento.

Le microproteine oggetto della ricerca sono particolarmente interessanti perché derivano da brevi sequenze genetiche presenti nel DNA mitocondriale. Alcune di queste sequenze, un tempo considerate prive di una funzione significativa, si sono rivelate capaci di produrre molecole biologicamente attive.

La prima delle due proteine, humanin, è stata identificata nel 2003 dal gruppo di ricerca guidato da Pinchas Cohen, oggi preside della USC Leonard Davis School of Gerontology. Studi successivi hanno associato questa molecola alla sensibilità all'insulina, alla salute cardiovascolare e alla protezione delle funzioni cognitive.

La seconda, SHMOOSE, è stata identificata più recentemente. Ha attirato l'attenzione per il possibile ruolo nella salute cerebrale: alcune ricerche hanno collegato una sua variante genetica a un maggiore rischio di malattia di Alzheimer, mentre la forma normale sembra avere effetti protettivi sui neuroni in alcuni modelli sperimentali di danno associato all'amiloide.

Queste evidenze non significano che le due proteine siano già utilizzabili per prevenire l'Alzheimer o altre malattie. Indicano piuttosto una nuova area di ricerca, nella quale metabolismo energetico, alimentazione e invecchiamento potrebbero essere collegati attraverso segnali molecolari finora poco conosciuti.

Meno stress ossidativo e una possibile protezione cardiovascolare

Un altro risultato riguarda la relazione tra humanin e Nox2, un enzima coinvolto nella produzione di specie reattive dell'ossigeno. Queste molecole partecipano alla normale segnalazione cellulare e alle difese immunitarie, ma quando sono prodotte in eccesso possono favorire lo stress ossidativo e danneggiare proteine, DNA e tessuti.

I ricercatori hanno osservato che livelli più elevati di humanin erano associati a una minore attività di Nox2. Il dato suggerisce la possibilità che questa microproteina contribuisca a limitare alcuni processi ossidativi potenzialmente dannosi per il sistema cardiovascolare.

La dieta mediterranea potrebbe quindi agire su più fronti: da un lato, attraverso la composizione complessiva dell'alimentazione e il suo rapporto con lo stress ossidativo; dall'altro, sostenendo processi biologici che coinvolgono i mitocondri e le microproteine.

Anche in questo caso, però, l'associazione osservata non dimostra che humanin inibisca direttamente Nox2 nelle persone che seguono la dieta mediterranea, né che tale relazione si traduca necessariamente in una riduzione degli eventi cardiovascolari.

Verso una nutrizione più personalizzata

Le due microproteine potrebbero diventare, in futuro, indicatori biologici utili per comprendere meglio la risposta dell'organismo all'alimentazione. I biomarcatori consentono infatti di misurare caratteristiche fisiologiche che non sempre possono essere valutate attraverso questionari alimentari o semplici dichiarazioni sulle abitudini quotidiane.

Se ulteriori studi confermassero che modificare la dieta permette di influenzare in modo riproducibile i livelli di humanin e SHMOOSE, queste molecole potrebbero contribuire allo sviluppo della nutrizione di precisione, orientata a valutare le risposte individuali agli interventi alimentari.

Per ora, il limite principale della ricerca è il suo carattere osservazionale e la dimensione relativamente contenuta del campione. Non è quindi possibile escludere che parte delle differenze riscontrate dipenda da altri fattori, come lo stato di salute generale, l'attività fisica o altre abitudini di vita.

La prossima fase dovrà verificare se l'adozione di una dieta mediterranea determini effettivamente un aumento delle due microproteine e se tale cambiamento sia accompagnato da miglioramenti misurabili nella salute cardiovascolare, nelle funzioni cognitive o nel rischio di malattia.

Il risultato più rilevante è dunque l'apertura di una nuova prospettiva scientifica: comprendere come un modello alimentare tradizionale possa interagire con i meccanismi molecolari che regolano la funzione cellulare e l'invecchiamento. Una prospettiva che conferma l'interesse per la dieta mediterranea e per l'olio extravergine di oliva, senza anticipare conclusioni cliniche che richiedono ancora ulteriori verifiche.

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