Salute

Mangiare a tarda sera aumenta del 20-30% il rischio di malattie del fegato

Mangiare a tarda sera aumenta del 20-30% il rischio di malattie del fegato

Uno studio condotto su quasi 200.000 persone e pubblicato su Clinical Gastroenterology and Hepatology associa il consumo di cibo nelle ore serali più avanzate a una maggiore probabilità di sviluppare steatosi epatica e cirrosi. Sotto osservazione il ruolo dei ritmi circadiani e dell'intervallo tra l'ultimo pasto e il sonno

21 ottobre 2026 | 13:00 | T N

Mangiare abitualmente dopo cena o poco prima di andare a dormire potrebbe essere associato a un rischio maggiore di sviluppare malattie del fegato. È quanto emerge da uno studio della Oregon Health & Science University (OHSU), negli Stati Uniti, che ha individuato un'associazione tra gli orari dei pasti e la salute epatica. Secondo i risultati, chi consuma regolarmente cibo a tarda sera presenta un rischio di malattia epatica superiore del 20-30% rispetto a chi evita di mangiare nelle ore prossime al riposo notturno.

Le patologie considerate comprendono la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD), caratterizzata dall'accumulo eccessivo di grasso nel fegato, e la cirrosi, una condizione avanzata nella quale il tessuto epatico viene progressivamente sostituito da tessuto cicatriziale.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Clinical Gastroenterology and Hepatology, amplia il quadro delle conoscenze sui possibili effetti degli orari dei pasti. Studi precedenti avevano già collegato l'alimentazione notturna all'obesità e ai problemi cardiovascolari, mentre le evidenze sul rapporto con le patologie epatiche erano ancora limitate.

Quasi 200.000 persone coinvolte nello studio

L'analisi ha utilizzato i dati di tre grandi studi osservazionali statunitensi: Nurses' Health Study, Nurses' Health Study II e Health Professionals Follow-up Study. Nel complesso, i ricercatori hanno esaminato le informazioni relative a quasi 200.000 partecipanti, considerando le abitudini alimentari, gli stili di vita e le condizioni di salute.

Confrontando gli orari abituali dei pasti con i casi segnalati di steatosi epatica e cirrosi, gli studiosi hanno rilevato una maggiore probabilità di malattia tra le persone che riferivano di mangiare nelle ore più tarde della giornata.

«Alcuni studi avevano già suggerito questa possibilità, ma questa è una delle prime analisi a lungo termine a mettere esplicitamente in relazione l'alimentazione tardiva con la steatosi epatica», ha spiegato Robert Wilechansky, epatologo dell'OHSU e autore principale della ricerca.

La steatosi epatica interessa una quota rilevante della popolazione statunitense e può evolvere, in una parte dei pazienti, verso infiammazione, danno epatico e fibrosi. La progressione fino alla cirrosi, tuttavia, riguarda soltanto una minoranza delle persone con steatosi.

Il dato sul rischio aumentato non significa quindi che mangiare tardi determini necessariamente una malattia grave, ma indica una relazione statistica che merita ulteriori approfondimenti.

Il ruolo dell'orologio biologico del fegato

Una possibile spiegazione riguarda i ritmi circadiani, i meccanismi biologici che regolano nell'arco delle 24 ore il sonno, il metabolismo e numerose funzioni fisiologiche.

Il fegato svolge un ruolo centrale nella gestione dei nutrienti, nella regolazione della glicemia e nell'utilizzo e nell'immagazzinamento dell'energia. Queste attività seguono anche ritmi giornalieri. Consumare alimenti quando l'organismo si sta preparando al riposo potrebbe quindi interferire con alcuni processi metabolici.

L'interesse dei ricercatori per questo meccanismo nasce anche dalle osservazioni sui lavoratori turnisti, che presentano con maggiore frequenza alcuni disturbi metabolici quando i loro orari di lavoro entrano in conflitto con il normale ciclo sonno-veglia.

«Sappiamo che il fegato è strettamente sincronizzato con i ritmi circadiani dell'organismo», ha sottolineato Wilechansky. L'obiettivo è comprendere se modificare l'orario dei pasti, senza necessariamente cambiare la composizione della dieta, possa produrre benefici misurabili.

Andrew McHill, coautore dello studio e docente all'OHSU specializzato in fisiologia del sonno e dei ritmi circadiani, ha ricordato che anche il momento in cui si mangia, si dorme o si svolge attività fisica può influenzare la salute metabolica.

Le ricerche sperimentali precedenti suggeriscono, inoltre, che mangiare durante la notte, quando l'orologio biologico favorisce il sonno, possa ridurre l'efficienza con cui l'organismo metabolizza gli alimenti.

Anticipare l'ultimo pasto può aiutare?

I risultati non dimostrano che mangiare tardi provochi direttamente una malattia epatica. Lo studio è di tipo osservazionale e si basa anche sulle informazioni fornite dai partecipanti riguardo alle proprie abitudini alimentari. Non è quindi possibile escludere che altri fattori, legati allo stile di vita o alle condizioni metaboliche, contribuiscano a spiegare l'associazione.

Per verificare se anticipare i pasti possa migliorare effettivamente la salute del fegato, Wilechansky è coinvolto in uno studio clinico dell'OHSU che recluta partecipanti con steatosi epatica. I ricercatori intendono monitorare più direttamente gli orari di assunzione degli alimenti e valutare gli effetti di una loro distribuzione anticipata nella giornata.

La questione è rilevante anche sul piano della prevenzione: se confermata da studi controllati, la gestione degli orari dei pasti potrebbe affiancare gli interventi già utilizzati per contrastare i disturbi metabolici e le patologie del fegato.

In attesa di ulteriori conferme, la ricerca suggerisce di considerare non soltanto la qualità e la quantità degli alimenti, ma anche la loro collocazione nell'arco della giornata. Lasciare un intervallo adeguato tra l'ultimo pasto e il momento di coricarsi è un'ipotesi promettente, ma non ancora una strategia preventiva dimostrata contro la steatosi epatica o la cirrosi.

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