Salute
Il Covid può provocare danni alle papille gustative per oltre un anno
Uno studio pubblicato su Chemical Senses individua alterazioni molecolari e strutturali nelle papille gustative di persone con disturbi persistenti dopo l’infezione. Nel mirino la proteina PLCβ2, fondamentale per percepire il dolce, l’amaro e l’umami
25 ottobre 2026 | 10:00 | T N
La perdita del gusto è uno dei sintomi associati al Covid-19, ma per alcune persone il problema può persistere anche a distanza di oltre un anno dall’infezione. Uno studio condotto da ricercatori dell’Università del Colorado Anschutz e di due università svedesi offre nuove indicazioni sui possibili meccanismi biologici alla base di questo disturbo, identificando alterazioni misurabili nelle cellule delle papille gustative.
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Chemical Senses, ha esaminato 28 persone che continuavano a manifestare problemi nella percezione dei sapori a più di un anno dal Covid-19. Nessuno dei partecipanti era stato ricoverato in ospedale durante la malattia.
I test hanno evidenziato che otto persone presentavano punteggi chiaramente anomali nelle prove di percezione gustativa. Undici partecipanti riferivano difficoltà nel riconoscere sapori specifici, soprattutto il dolce, l’amaro e l’umami, la sensazione sapida caratteristica, per esempio, di funghi e brodo. La percezione del salato e dell’acido risultava invece sostanzialmente conservata.
Il ruolo della proteina PLCβ2 nella percezione dei sapori
Per comprendere le cause di queste differenze, i ricercatori hanno prelevato piccoli campioni di tessuto dalle papille gustative di 20 partecipanti, analizzandone le caratteristiche molecolari.
L’indagine ha rilevato una riduzione dell’RNA messaggero (mRNA) coinvolto nella produzione della proteina PLCβ2, essenziale per la trasmissione dei segnali gustativi. Questa proteina contribuisce infatti a elaborare e amplificare gli stimoli generati dalle cellule recettrici quando entrano in contatto con sostanze dolci, amare e umami.
Una minore disponibilità di PLCβ2 potrebbe quindi indebolire i segnali diretti al sistema nervoso, rendendo più difficile riconoscere questi sapori.
Come spiegato da Thomas Finger, professore di biologia cellulare e dello sviluppo all’Università del Colorado Anschutz e autore corrispondente dello studio, la proteina funziona come un amplificatore molecolare all’interno delle cellule gustative. Quando la sua quantità diminuisce, anche il segnale trasmesso al cervello può risultare più debole.
Il meccanismo potrebbe inoltre spiegare perché non tutti i sapori siano compromessi allo stesso modo. Le cellule coinvolte nella percezione del salato e dell’acido utilizzano sistemi di trasduzione differenti, che non dipendono dalla PLCβ2 nello stesso modo.
Papille gustative, individuate anche alterazioni strutturali
Le differenze non riguardano soltanto il funzionamento molecolare delle cellule. L’osservazione al microscopio dei campioni ha evidenziato anche modificazioni nell’organizzazione dei tessuti delle papille gustative.
In alcuni partecipanti, le strutture apparivano relativamente normali; in altri, invece, le cellule mostravano una disposizione disorganizzata. Questo risultato suggerisce che i disturbi persistenti possano dipendere dalla combinazione di due fenomeni: una ridotta efficienza dei meccanismi che trasmettono gli stimoli gustativi e un’alterazione dell’architettura dei tessuti.
La presenza di queste anomalie fornisce un riscontro biologico a sintomi che, fino a oggi, erano stati descritti soprattutto attraverso le segnalazioni dei pazienti e i test sensoriali.
Perché il gusto non sempre recupera in poche settimane
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la durata del disturbo. In condizioni fisiologiche, le cellule delle papille gustative vengono rinnovate indicativamente ogni due-quattro settimane. Ciò non significa, tuttavia, che la normale percezione dei sapori debba necessariamente ripristinarsi nello stesso intervallo.
I risultati suggeriscono infatti che, in una parte dei pazienti, i processi molecolari necessari al corretto funzionamento delle cellule gustative possano rimanere alterati a lungo, nonostante il ricambio cellulare.
La maggioranza delle persone che sviluppano modificazioni del gusto durante il Covid-19 recupera la percezione dei sapori nel giro di settimane o mesi. Per una minoranza, invece, i sintomi persistono molto più a lungo, anche dopo la risoluzione dell’infezione.
Lo studio non dimostra ancora perché le alterazioni si mantengano nel tempo né se siano reversibili. Saranno necessarie ulteriori ricerche per verificare se l’espressione della PLCβ2 possa tornare ai livelli normali e se eventuali trattamenti mirati ai meccanismi di segnalazione gustativa possano favorire il recupero.
Il risultato più rilevante è dunque l’identificazione di possibili basi biologiche per una conseguenza del Covid-19 ancora poco compresa. La ricerca apre una nuova strada per studiare i disturbi persistenti del gusto, ma non individua ancora una terapia efficace per risolverli.
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