Salute

Dieci diete sane associate a un invecchiamento biologico più lento

Dieci diete sane associate a un invecchiamento biologico più lento

Uno studio pubblicato su Nature Communications evidenzia che diversi modelli alimentari possono contribuire a rallentare l’invecchiamento biologico. Dalla dieta mediterranea alla DASH, non esiste un unico regime ideale: conta soprattutto la qualità complessiva dell’alimentazione

28 ottobre 2026 | 15:00 | T N

Rallentare l’invecchiamento biologico attraverso l’alimentazione potrebbe essere possibile seguendo diversi modelli dietetici, senza necessariamente aderire a un unico schema nutrizionale. È quanto emerge da uno studio del Centro tedesco per le malattie neurodegenerative (DZNE), condotto su circa 7.500 persone e pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications.

I ricercatori hanno analizzato dieci diversi modelli alimentari salutari, tra cui la dieta mediterranea, quella nordica, i regimi a prevalenza vegetale e la dieta DASH, sviluppata per contribuire al controllo della pressione arteriosa. Tutti e dieci sono risultati associati a un invecchiamento biologico più lento, sebbene con differenze di entità relativamente contenuta.

L’età biologica si misura attraverso il DNA

La ricerca ha coinvolto inizialmente 6.470 partecipanti al Rhineland Study, condotto a Bonn, in Germania. I risultati sono stati successivamente verificati su un secondo gruppo di 1.034 persone appartenenti allo studio EPIC-Potsdam, realizzato dall’Istituto tedesco di nutrizione umana.

Per valutare l’invecchiamento, gli scienziati non si sono limitati all’età anagrafica, ma hanno esaminato la metilazione del DNA, un processo chimico che contribuisce a regolare l'attività dei geni e il funzionamento delle cellule. Queste modificazioni possono essere utilizzate per stimare l'età biologica dell'organismo.

Il gruppo di ricerca ha impiegato tre diversi orologi epigenetici, analizzando circa 850.000 siti del DNA. L'obiettivo era individuare eventuali associazioni tra le abitudini alimentari e i segnali molecolari dell'invecchiamento.

I partecipanti sono stati valutati in base alla loro aderenza alle raccomandazioni di ciascuna dieta. Un risultato interessante è che le persone che seguivano correttamente un modello alimentare non necessariamente rispettavano anche i criteri degli altri. Non esiste, quindi, un unico profilo alimentare capace di rappresentare tutte le possibili forme di alimentazione salutare.

Perché conta la qualità complessiva della dieta

Il risultato principale è la coerenza dell'associazione osservata: una maggiore aderenza a ciascuno dei dieci modelli alimentari era collegata a un invecchiamento biologico più lento. Alcune diete mostravano associazioni più marcate, ma le differenze assolute erano modeste.

Secondo Monique Breteler, direttrice delle scienze della salute della popolazione presso il DZNE e responsabile del Rhineland Study, i risultati suggeriscono che un'alimentazione sana può contribuire alla prevenzione delle malattie associate all'età, comprese quelle cardiovascolari e neurodegenerative. Lo studio, tuttavia, documenta associazioni statistiche e non dimostra che una particolare dieta sia in grado, da sola, di prevenire queste patologie.

Un altro elemento rilevante riguarda i meccanismi biologici coinvolti. Più del 70% dei percorsi biologici associati alle diverse diete risultava condiviso. Si tratta di processi fondamentali per la struttura delle cellule, la comunicazione cellulare e il metabolismo, tutti coinvolti nell'invecchiamento e nello sviluppo delle malattie croniche.

Sono emerse anche alcune differenze coerenti con gli obiettivi specifici dei regimi alimentari. La dieta DASH è risultata associata a percorsi biologici legati alla salute cardiovascolare, mentre la dieta MIND, concepita per sostenere la salute cerebrale, ha mostrato associazioni specifiche con processi collegati alla memoria e alle funzioni cognitive.

Il risultato inatteso nei fumatori

Un dato sorprendente riguarda i fumatori. In questo gruppo, l'associazione tra alimentazione sana e invecchiamento biologico più lento è risultata più forte rispetto a quella osservata nei non fumatori, nonostante i fumatori non seguissero generalmente diete più salutari.

I ricercatori non hanno ancora chiarito i meccanismi alla base di questa differenza. Una possibile spiegazione è che i danni provocati dal fumo lascino maggiore spazio a benefici misurabili associati al miglioramento dell'alimentazione. Si tratta, tuttavia, di un'ipotesi che richiede ulteriori verifiche e che non ridimensiona in alcun modo i rischi del tabacco.

Il messaggio più concreto della ricerca è che non occorre perseguire una dieta perfetta o seguire rigidamente un unico modello alimentare. Un'alimentazione complessivamente equilibrata, compatibile con le preferenze personali, le tradizioni gastronomiche e le possibilità economiche, può rappresentare una strategia utile per promuovere un invecchiamento più sano.

La dieta mediterranea costituisce uno dei modelli esaminati e si inserisce in questa prospettiva grazie alla varietà degli alimenti che la caratterizzano, tra cui verdura, frutta, legumi, cereali integrali, frutta a guscio e olio extravergine di oliva. Quest'ultimo apporta acidi grassi monoinsaturi e composti fenolici, che contribuiscono alle caratteristiche nutrizionali del modello mediterraneo.

Lo studio non dimostra che l'olio extravergine di oliva, considerato singolarmente, rallenti l'invecchiamento biologico. Indica però che adottare un modello alimentare sano nel suo complesso, senza inseguire un'unica formula ideale, può essere una scelta importante per la salute nel lungo periodo.

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