Salute

La vitamina C potrebbe migliorare la sopravvivenza nei pazienti a rischio di leucemia

La vitamina C potrebbe migliorare la sopravvivenza nei pazienti a rischio di leucemia

Una sperimentazione clinica di fase 2 suggerisce che l’integrazione quotidiana di vitamina C potrebbe offrire benefici alle persone con patologie del sangue precancerose o tumori mieloidi a basso rischio. I risultati sono promettenti, ma dovranno essere confermati da uno studio più ampio

25 ottobre 2026 | 12:00 | T N

La vitamina C potrebbe contribuire a migliorare la sopravvivenza delle persone affette da alcune patologie del sangue che possono precedere lo sviluppo della leucemia mieloide acuta. È quanto emerge dallo studio clinico EVITA, una sperimentazione randomizzata, in doppio cieco e controllata con placebo, condotta da un gruppo internazionale di ricercatori e pubblicata sulla rivista scientifica CANCER, dell’American Cancer Society.

Lo studio ha coinvolto 109 pazienti con citopenia clonale di significato indeterminato (CCUS) o sindrome mielodisplastica (MDS), due condizioni associate a un possibile rischio di evoluzione verso forme aggressive di tumore ematologico.

Mille milligrammi al giorno per un anno

I partecipanti sono stati suddivisi casualmente in due gruppi: uno ha assunto 1.000 milligrammi di vitamina C per via orale al giorno per 12 mesi, mentre l’altro ha ricevuto un placebo. Nessuno dei pazienti era sottoposto a trattamenti antitumorali durante la sperimentazione.

I risultati hanno evidenziato meno eventi avversi nel gruppo che assumeva vitamina C durante lo studio e il successivo periodo di osservazione. L’integrazione ha inoltre modificato i livelli di alcune citochine, molecole coinvolte nella regolazione della risposta immunitaria e dei processi infiammatori.

Un dato particolarmente interessante è emerso dall’analisi esplorativa della sopravvivenza: dopo circa tre anni di follow-up, i pazienti che avevano ricevuto vitamina C mostravano una probabilità significativamente maggiore di essere ancora in vita rispetto a quelli trattati con placebo.

La supplementazione, tuttavia, non ha determinato una riduzione significativa della velocità di espansione delle cellule del sangue anomale. Il possibile beneficio sulla sopravvivenza dovrà quindi essere verificato attraverso studi clinici più ampi, prima di poter trarre conclusioni definitive.

Il ruolo della vitamina C nella regolazione dei geni

All’inizio della sperimentazione, oltre la metà dei partecipanti presentava livelli insufficienti di vitamina C. Nei pazienti assegnati al gruppo di integrazione, le concentrazioni nel sangue sono tornate nella norma dopo l'inizio dell'assunzione.

L'interesse dei ricercatori non riguarda soltanto le proprietà antiossidanti della vitamina, ma anche il suo ruolo nella regolazione epigenetica, cioè nei meccanismi che controllano l'attività dei geni senza modificare la sequenza del DNA.

In particolare, la vitamina C favorisce l'attività degli enzimi della famiglia TET, tra cui TET2, coinvolti nel mantenimento di una corretta regolazione genica. Le mutazioni di TET2 sono frequentemente riscontrate nelle leucemie e in altre patologie ematologiche: quando la funzione dell'enzima viene compromessa, le cellule anomale possono acquisire un vantaggio proliferativo.

I ricercatori ipotizzano quindi che correggere una carenza di vitamina C possa contribuire a contrastare alcuni processi biologici che favoriscono la trasformazione delle cellule del sangue. Si tratta, tuttavia, di un meccanismo ancora da chiarire pienamente nell'uomo.

Servono nuove sperimentazioni

La sperimentazione EVITA rappresenta uno dei primi studi randomizzati e controllati a valutare la vitamina C orale in persone con patologie precancerose del sangue o tumori mieloidi a basso rischio. La ricerca è stata condotta in quattro ospedali, in Danimarca e negli Stati Uniti, nell'ambito di una collaborazione scientifica guidata da esperti del Van Andel Institute e del gruppo Stand Up To Cancer dedicato all'epigenetica.

Secondo i ricercatori, i risultati aprono una prospettiva interessante per i pazienti che attualmente vengono spesso sottoposti a un monitoraggio periodico, in assenza di trattamenti capaci di prevenire con certezza l'evoluzione della CCUS in leucemia.

È però prematuro raccomandare la vitamina C come strategia preventiva o terapeutica contro la leucemia. La sperimentazione di fase 2 fornisce indicazioni preliminari e non dimostra che gli integratori possano prevenire il tumore o prolungare la vita in modo affidabile. Saranno necessari studi di fase 3, con un numero maggiore di pazienti, per confermare l'eventuale beneficio e definirne le condizioni di applicabilità.

L'assunzione di dosi elevate di vitamina C dovrebbe essere discussa con il medico, soprattutto in presenza di patologie renali o di altre condizioni che possono aumentare il rischio di effetti indesiderati.

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