Salute

Dieta chetogenica, il grasso nel fegato cala del 67%: benefici anche sul prediabete

Dieta chetogenica, il grasso nel fegato cala del 67%: benefici anche sul prediabete

Uno studio clinico pubblicato su Cell Metabolism ha confrontato dieta chetogenica, mediterranea e povera di grassi in 42 persone con obesità, prediabete e fegato grasso. A parità di perdita di peso, il regime chetogenico ha prodotto la maggiore riduzione del grasso epatico

01 settembre 2026 | 16:00 | T N

La dieta chetogenica potrebbe offrire alcuni vantaggi metabolici specifici nelle persone con obesità, prediabete e accumulo di grasso nel fegato. È quanto emerge da uno studio clinico pubblicato il 27 agosto sulla rivista Cell Metabolism, nel quale i ricercatori hanno messo a confronto tre popolari strategie alimentari per la perdita di peso: dieta chetogenica, dieta mediterranea e regime povero di grassi a prevalenza vegetale.

La ricerca è stata condotta da un gruppo guidato da Samuel Klein della Washington University School of Medicine di St. Louis. L'obiettivo era verificare se, a parità di dimagrimento, la diversa composizione della dieta potesse determinare effetti differenti sulla salute metabolica.

Tre modelli alimentari molto diversi

Lo studio ha coinvolto 42 persone con obesità, prediabete e steatosi epatica, assegnate casualmente a uno dei tre regimi alimentari. I ricercatori hanno fornito ai partecipanti tutti gli alimenti previsti dal protocollo e hanno organizzato incontri settimanali con un dietista per favorire il rispetto delle indicazioni.

La composizione dei tre regimi era profondamente diversa. La dieta chetogenica prevedeva appena il 4% delle calorie provenienti dai carboidrati e il 73% dai grassi. Nella dieta mediterranea, invece, i carboidrati rappresentavano il 50% delle calorie e i grassi il 35%. Il terzo regime, povero di grassi e orientato agli alimenti vegetali, forniva il 70% dell'energia dai carboidrati e il 15% dai grassi.

L'apporto calorico è stato personalizzato in modo da ottenere in tutti i gruppi una perdita di peso di circa il 10%. Il risultato è stato raggiunto nell'arco di quattro-cinque mesi.

Tutti dimagriscono, ma il fegato risponde diversamente

Al termine dell'intervento, tutti i partecipanti avevano ridotto in maniera significativa il grasso corporeo e mostrato un miglioramento della sensibilità all'insulina. La capacità dell'organismo di utilizzare correttamente l'insulina e di controllare la glicemia è quindi migliorata indipendentemente dal modello alimentare seguito.

Le differenze più marcate sono emerse però osservando il contenuto di grasso nel fegato.

Nel gruppo che aveva seguito la dieta chetogenica, il grasso epatico si è ridotto mediamente del 67%. La diminuzione è stata invece del 45% sia tra coloro che seguivano la dieta mediterranea sia nel gruppo sottoposto al regime povero di grassi.

Il risultato assume particolare rilievo perché la perdita di peso era stata resa simile nei tre gruppi. Secondo gli autori, questo suggerisce che la drastica riduzione dei carboidrati possa avere effetti sul metabolismo che non dipendono esclusivamente dal dimagrimento.

Il prediabete regredisce in circa un partecipante su due

Un altro dato significativo riguarda il controllo della glicemia. Dopo quattro-cinque mesi di dieta chetogenica, circa la metà dei partecipanti con obesità e prediabete non soddisfaceva più i criteri per essere classificata come prediabetica.

Il risultato rafforza l'ipotesi che, nelle persone con elevato accumulo di grasso nel fegato e alterazioni del metabolismo glucidico, una forte riduzione dell'assunzione di carboidrati possa produrre benefici metabolici aggiuntivi rispetto a quelli ottenibili con la sola perdita di peso.

«Sappiamo che la perdita di peso può migliorare la salute metabolica nelle persone obese», ha sottolineato Samuel Klein. I dati raccolti, secondo il ricercatore, indicano però che nei soggetti con elevato contenuto di grasso epatico e prediabete la riduzione dei carboidrati può avere effetti terapeutici sul metabolismo che vanno oltre il semplice dimagrimento.

La dieta mediterranea resta un modello completamente diverso

I risultati non significano che la dieta chetogenica sia necessariamente superiore alla dieta mediterranea sotto ogni profilo. Tutti e tre i regimi hanno prodotto una riduzione del peso corporeo e un miglioramento della sensibilità all'insulina.

La differenza riguarda soprattutto alcuni parametri metabolici, in particolare la quantità di grasso presente nel fegato. I tre modelli alimentari sono inoltre profondamente diversi. La dieta mediterranea privilegia verdure, alimenti vegetali, frutta secca, pesce e olio extravergine di oliva, mentre la dieta chetogenica limita drasticamente i carboidrati e può prevedere un consumo elevato di alimenti ricchi di grassi saturi, compresi quelli di origine animale.

Per questo motivo, gli stessi ricercatori sottolineano la necessità di ulteriori studi. La ricerca ha coinvolto soltanto 42 persone e l'intervento è durato quattro-cinque mesi: non è quindi possibile stabilire se i vantaggi osservati sul grasso epatico e sulla glicemia persistano nel lungo periodo o quali siano gli effetti dei diversi regimi sulla salute cardiovascolare e sullo stato nutrizionale.

Il dato più interessante dello studio è dunque circoscritto ma rilevante: quando la perdita di peso viene mantenuta simile, una drastica riduzione dei carboidrati può determinare una diminuzione del grasso epatico molto più marcata nel breve periodo, accompagnata in una parte consistente dei partecipanti da un miglioramento tale da farli uscire dalla fascia del prediabete.

Potrebbero interessarti

Salute

Micotossine trovate in tutti i prodotti vegetali

Uno studio dell’Università di Parma, realizzato in collaborazione con Cranfield University, ha rilevato almeno una micotossina in tutti i 212 alimenti e bevande vegetali esaminati, dalle alternative alla carne alle bevande di avena, soia e mandorle. Le concentrazioni sono risultate inferiori ai livelli guida europei

01 settembre 2026 | 12:00

Salute

La curcumina è un possibile scudo contro i danni vascolari del diabete

La sostanza che dà alla curcuma il caratteristico colore giallo ha mostrato effetti protettivi sui vasi sanguigni in un modello animale di diabete di tipo 1. Dopo un mese di trattamento diminuiti i processi infiammatori e migliorati alcuni meccanismi cellulari coinvolti nella salute dell’aorta

31 agosto 2026 | 16:00

Salute

Vitamina C contro il raffreddore, il mito delle megadosi ridimensionato dalla scienza

Decenni di ricerca mostrano che la vitamina C non previene il raffreddore nella popolazione generale. L'assunzione regolare può ridurre solo marginalmente la durata e la severità dei sintomi

30 agosto 2026 | 12:00

Salute

Aumento del rischio di cancro della prostata con cibi ultraprocessati

Una nuova ricerca su oltre 17.000 uomini americani mostra che un consumo elevato di cibi ultra-processati – da bibite e cereali a snack e carni lavorate – è associato a un aumento significativo del rischio di tumore alla prostata

29 agosto 2026 | 12:00

Salute

Lo zucchero nei primi mille giorni di vita può segnare la salute fino a 70 anni dopo

Uno studio britannico su oltre 64.000 persone rivela che una minore esposizione al dolce prima dei due anni è associata a minor rischio di tumori, invecchiamento biologico più lento e abitudini alimentari più sane

27 agosto 2026 | 15:00

Salute

Dieta low-carb, ecco perchè il colesterolo LDL può aumentare

Le diete a basso contenuto di carboidrati non producono la stessa risposta sul profilo lipidico in tutte le persone. Una nuova analisi dello studio DIETFITS suggerisce che la predisposizione genetica, combinata con il consumo di grassi saturi, possa spiegare perché in alcuni individui il colesterolo LDL aumenti sensibilmente

27 agosto 2026 | 13:00