Salute

Dieta low-carb, ecco perchè il colesterolo LDL può aumentare

Dieta low-carb, ecco perchè il colesterolo LDL può aumentare

Le diete a basso contenuto di carboidrati non producono la stessa risposta sul profilo lipidico in tutte le persone. Una nuova analisi dello studio DIETFITS suggerisce che la predisposizione genetica, combinata con il consumo di grassi saturi, possa spiegare perché in alcuni individui il colesterolo LDL aumenti sensibilmente

27 agosto 2026 | 13:00 | T N

Le diete low-carb sono diventate una delle strategie nutrizionali più diffuse per il controllo del peso e della glicemia. Ma il loro effetto sul colesterolo LDL, la lipoproteina comunemente associata al rischio cardiovascolare, appare tutt'altro che uniforme. Alcune persone registrano variazioni modeste, mentre altre possono andare incontro a incrementi rilevanti.

Una nuova analisi presentata a NUTRITION 2026, il congresso annuale dell'American Society for Nutrition, indica che una parte di questa variabilità potrebbe essere spiegata dal patrimonio genetico. In particolare, alcune persone sembrerebbero essere maggiormente sensibili all'effetto dei grassi saturi sull'aumento del colesterolo LDL quando seguono un'alimentazione a basso contenuto di carboidrati.

Secondo Alexa Barad, ricercatrice della Stanford University School of Medicine e autrice dello studio, il risultato evidenzia come la risposta individuale alla dieta possa essere molto diversa e renda poco utile generalizzare affermando che una determinata strategia alimentare aumenti o diminuisca necessariamente il colesterolo LDL in tutti.

Lo studio su oltre 600 persone

La ricerca nasce da una nuova analisi dei dati del DIETFITS, uno studio clinico randomizzato condotto su 609 adulti in sovrappeso od obesità, senza diabete, assegnati per un anno a una dieta sana a basso contenuto di grassi oppure a una dieta sana a basso contenuto di carboidrati.

Il precedente studio DIETFITS non aveva evidenziato differenze significative nella perdita di peso tra i due regimi: dopo 12 mesi i partecipanti avevano perso mediamente circa 12-13 libbre, pari a poco meno di 6 chilogrammi, indipendentemente dal fatto che seguissero il modello low-fat o low-carb.

Per la nuova analisi sono stati considerati 431 partecipanti per i quali erano disponibili informazioni genetiche. I ricercatori hanno messo in relazione la predisposizione genetica a livelli elevati di LDL, il consumo di grassi saturi, il tipo di dieta seguito e la variazione del colesterolo LDL nei primi sei mesi.

Migliaia di varianti genetiche per prevedere la risposta

La novità dell'analisi consiste nell'aver utilizzato un punteggio poligenico, cioè un indicatore ottenuto combinando gli effetti di migliaia di varianti genetiche distribuite nel genoma. In questo modo è stato possibile stimare la predisposizione complessiva di ciascun individuo ad avere livelli più elevati di colesterolo LDL.

Tra i partecipanti assegnati alla dieta low-carb, coloro che presentavano una maggiore predisposizione genetica a livelli elevati di LDL mostravano una maggiore probabilità di registrare un incremento del colesterolo. L'associazione appariva particolarmente evidente quando la dieta prevedeva una maggiore presenza di grassi saturi.

Lo stesso schema non è stato osservato nei partecipanti che seguivano la dieta a basso contenuto di grassi. Il risultato suggerisce quindi un'interazione tra genetica, composizione della dieta e risposta lipidica, più che un effetto uniforme della semplice riduzione dei carboidrati.

Non tutti i low-carb sono uguali

Il dato è importante perché una dieta a basso contenuto di carboidrati può essere costruita in modi molto diversi. La riduzione di pane, pasta, cereali raffinati e zuccheri può infatti essere accompagnata dall'aumento di alimenti ricchi di grassi insaturi oppure, al contrario, da un maggiore consumo di burro, carni grasse, sego e altri alimenti ricchi di grassi saturi.

La composizione qualitativa della dieta può quindi modificare profondamente la risposta metabolica. Del resto, nel DIETFITS ai partecipanti era stato chiesto di privilegiare alimenti integrali e minimamente trasformati, aumentando il consumo di verdure e riducendo zuccheri aggiunti e farine raffinate.

Questo aspetto impedisce di considerare la categoria "low-carb" come un modello nutrizionale unico e omogeneo.

Il ruolo dell'olio extravergine di oliva

È proprio nella scelta delle fonti lipidiche che emerge una possibile differenza sostanziale. Gli autori sottolineano l'opportunità, per chi segue un regime a basso contenuto di carboidrati, di privilegiare olio di oliva, frutta secca, semi e avocado, riducendo invece il ricorso a fonti particolarmente ricche di grassi saturi.

In questo contesto l'olio extravergine di oliva si inserisce naturalmente in un modello low-carb di tipo mediterraneo: consente di aumentare l'apporto energetico proveniente dai grassi senza trasformare necessariamente la dieta in un'alimentazione ricca di grassi saturi.

Il punto, dunque, non sembra essere soltanto "quanti carboidrati" vengono consumati, ma anche "quali grassi" vengono utilizzati per sostituirli.

Dal test genetico al monitoraggio del colesterolo

I risultati non significano che sia necessario sottoporsi a un test genetico prima di modificare la propria alimentazione. Gli stessi ricercatori sottolineano che ulteriori studi saranno necessari per confermare l'associazione e verificarne l'applicabilità a popolazioni più ampie e diversificate.

La conseguenza pratica più immediata è piuttosto quella di evitare regole nutrizionali troppo rigide e generalizzate. Una persona che inizia una dieta low-carb dovrebbe considerare anche la risposta individuale del proprio profilo lipidico, attraverso controlli periodici del colesterolo.

L'ipotesi è che in futuro i punteggi poligenici possano aiutare a identificare gli individui maggiormente predisposti a risposte sfavorevoli a specifiche modifiche alimentari. Per il momento, però, la genetica resta un possibile elemento esplicativo e non uno strumento clinico già pronto per guidare individualmente la scelta della dieta.

La lezione: qualità dei grassi prima della demonizzazione dei carboidrati

Il nuovo studio aggiunge quindi un elemento al dibattito sulle diete low-carb. Ridurre i carboidrati non produce automaticamente lo stesso effetto sul colesterolo in tutti gli individui e, soprattutto, il risultato può dipendere da ciò che viene utilizzato per sostituirli.

Il precedente DIETFITS aveva già mostrato che non esiste una dieta universalmente superiore per la perdita di peso: la differenza media tra low-fat e low-carb era risultata sostanzialmente nulla.

La nuova analisi sposta l'attenzione dalla contrapposizione tra carboidrati e grassi alla qualità complessiva della dieta e alla risposta individuale. Per chi sceglie un'alimentazione low-carb, questo significa soprattutto evitare che la riduzione dei carboidrati si traduca automaticamente in un forte aumento dei grassi saturi, privilegiando invece fonti di grassi insaturi come l'olio extravergine di oliva.

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