Salute

Obesità, scoperta una proteina che controlla il destino dei grassi

Obesità, scoperta una proteina che controlla il destino dei grassi

Uno studio del Weizmann Institute of Science individua nella proteina MTCH2 un possibile nuovo bersaglio terapeutico: la sua inibizione spinge le cellule a bruciare più grassi e riduce la capacità di accumularne di nuovi

07 luglio 2026 | 14:00 | T N

I moderni farmaci per la perdita di peso hanno rivoluzionato il trattamento dell'obesità, consentendo a milioni di persone di ottenere risultati fino a pochi anni fa impensabili. Tuttavia, questi medicinali presentano anche un limite importante: oltre al tessuto adiposo, possono favorire una riduzione della massa muscolare.

Una nuova ricerca del Weizmann Institute of Science, pubblicata sulla rivista EMBO Journal, potrebbe indicare una strada diversa. Gli scienziati hanno identificato una proteina, chiamata MTCH2 e soprannominata "Mitch", che svolge un ruolo chiave nel modo in cui le cellule gestiscono l'energia e decidono se immagazzinare o consumare i grassi.

Una scoperta nata dagli studi sui topi

L'interesse dei ricercatori per MTCH2 nasce da precedenti esperimenti condotti sui topi. Eliminando la proteina esclusivamente nel tessuto muscolare, gli animali sono risultati sorprendentemente resistenti all'obesità, hanno sviluppato una maggiore massa muscolare e hanno mostrato una resistenza fisica superiore rispetto ai topi normali.

I ricercatori hanno quindi cercato di comprendere quale fosse il meccanismo biologico alla base di questi effetti.

Il ruolo dei mitocondri

L'attenzione si è concentrata sui mitocondri, gli organelli cellulari responsabili della produzione di energia. MTCH2 contribuisce a regolare la loro struttura e la loro capacità di fondersi tra loro.

Quando la proteina viene eliminata, i mitocondri si frammentano e diventano meno efficienti nel produrre energia. Questa apparente perdita di efficienza costringe però la cellula a consumare una quantità maggiore di carburante per soddisfare il proprio fabbisogno energetico.

Per verificare se lo stesso fenomeno fosse presente anche nell'uomo, il gruppo guidato dalla dottoranda Sabita Chourasia ha eliminato geneticamente MTCH2 da cellule umane coltivate in laboratorio.

Più consumo di grassi e maggiore respirazione cellulare

Le analisi hanno evidenziato un netto aumento della respirazione cellulare, il processo attraverso il quale le cellule producono energia utilizzando ossigeno e nutrienti.

Le cellule prive di MTCH2 hanno iniziato a consumare più carboidrati, aminoacidi e soprattutto grassi. Rispetto alle cellule normali, hanno mostrato una marcata preferenza per i lipidi come principale fonte energetica.

Secondo gli autori dello studio, la proteina sembra quindi determinare il destino metabolico dei grassi: in sua assenza, una quota maggiore dei lipidi viene destinata alla produzione di energia invece che all'accumulo.

Meno formazione di nuove cellule adipose

Lo studio ha inoltre evidenziato un secondo effetto rilevante.

Le cellule progenitrici del tessuto adiposo, dalle quali si originano gli adipociti maturi, hanno mostrato una ridotta capacità di trasformarsi in nuove cellule adipose quando MTCH2 veniva eliminata.

I ricercatori spiegano che l'assenza della proteina determina una condizione di carenza energetica e limita la sintesi dei componenti necessari alla costruzione delle membrane cellulari. Di conseguenza vengono soppressi anche numerosi geni coinvolti nel processo di differenziazione, rendendo più difficile la formazione di nuovi adipociti e l'accumulo di grasso.

Una possibile nuova strategia terapeutica

Secondo gli autori, MTCH2 rappresenta un potenziale bersaglio per future terapie contro l'obesità. Intervenire su questa proteina potrebbe infatti aumentare il dispendio energetico, favorire l'utilizzo dei grassi come combustibile e, allo stesso tempo, limitare la nascita di nuove cellule adipose.

Gli studiosi sottolineano però che i risultati sono ancora preliminari. Le sperimentazioni sono state condotte su cellule umane in laboratorio e si basano su modifiche genetiche, non sull'impiego di un farmaco.

Prima che questa scoperta possa tradursi in una nuova terapia saranno necessari ulteriori studi per sviluppare molecole in grado di inibire MTCH2 in modo sicuro e verificarne efficacia ed eventuali effetti collaterali negli animali e successivamente nell'uomo.

Se questi risultati saranno confermati, la proteina potrebbe rappresentare un nuovo approccio alla cura dell'obesità, complementare ai farmaci oggi disponibili e potenzialmente capace di favorire la perdita di grasso preservando meglio la massa muscolare.

Potrebbero interessarti

Salute

I lieviti del kefir, alleati del microbiota intestinale

Ecco le caratteristiche genetiche ed enzimatiche peculiari che potrebbero spiegare il ruolo di questi microrganismi nell’equilibrio del microbiota e nella digestione degli zuccheri del latte

26 agosto 2026 | 10:00

Salute

Patate, la dieta che potrebbe aver cambiato il DNA delle popolazioni andine

Migliaia di anni di consumo di patate potrebbero aver favorito nelle popolazioni indigene delle Ande la diffusione di un maggior numero di copie del gene AMY1, coinvolto nella digestione dell’amido

25 agosto 2026 | 14:00

Salute

Un bicchiere di succo di frutta al giorno può aiutare anche l’umore

Uno studio della Newcastle University suggerisce un possibile effetto positivo sul benessere mentale quando succo di frutta 100% o smoothie vengono inseriti in un'alimentazione che punta alle cinque porzioni quotidiane di frutta e verdura

24 agosto 2026 | 14:00

Salute

Olio d’oliva sulla pelle, dalle ricette della nonna alla cosmetica con i semi di dattero

L’uso dell’olio d’oliva per la cura della pelle affonda le radici nella tradizione popolare mediterranea. Oggi la ricerca prova a trasformare queste conoscenze empiriche in formulazioni cosmetiche più strutturate, come una maschera peel-off a base di olio d’oliva e polvere di semi di dattero

21 agosto 2026 | 10:00

Salute

L'alcol è un pericolo per la salute della bocca: flora batterica più ricca di specie nocive

Una ricerca presentata al congresso Nutrition 2026 dell'American Society for Nutrition rivela che il consumo di alcol è associato a profonde modifiche del microbioma orale. Nei forti bevitori aumentano i batteri legati alle malattie gengivali, mentre diminuiscono quelli considerati protettivi

19 agosto 2026 | 09:00

Salute

La guida completa ai migliori oli vegetali, compreso l'olio di oliva, per la cura della pelle

Oli come quello di cocco, oliva, argan e jojoba sono veri e propri elisir di bellezza. Ricchi di acidi grassi essenziali, vitamine e antiossidanti, questi oli naturali offrono una valida alternativa ai prodotti sintetici, promuovendo una bellezza più sostenibile e rispettosa dell'ambiente. Ma quale olio fa per te? 

14 agosto 2026 | 14:00