Salute

Cibo spazzatura, anche una manciata di patatine al giorno può fare danni al cervello

Cibo spazzatura, anche una manciata di patatine al giorno può fare danni al cervello

Uno studio australiano rivela che aumentare anche solo del 10% il consumo di cibi ultra-processati indebolisce la capacità di concentrazione, indipendentemente da quanto sia sano il resto della dieta. E i fattori di rischio per la demenza aumentano

26 giugno 2026 | 11:00 | T N

Attenzione a ciò che mettiamo nel carrello della spesa. Non solo per la linea o per il cuore, ma anche per la nostra mente. Un nuovo studio condotto da ricercatori della Monash University, dell'Università di San Paolo e della Deakin University ha acceso i riflettori su un nemico silenzioso delle nostre capacità cognitive: i cibi ultra-processati.

I risultati, pubblicati sulla rivista Alzheimer's & Dementia: Diagnosis, Assessment & Disease Monitoring, sono chiari: anche un piccolo aumento quotidiano di questi alimenti può erodere la nostra capacità di concentrazione e favorire l'insorgenza di fattori di rischio legati alla demenza, come obesità e ipertensione.

Ma cosa si intende esattamente per "ultra-processati"? Parliamo di quei prodotti che hanno subito molteplici trasformazioni industriali: bibite gassate, snack salati in busta, piatti pronti, merendine confezionate. Alimenti lontani anni luce dalla loro forma originale, carichi di additivi, conservanti e sostanze chimiche che il nostro cervello potrebbe non gradire affatto.

L'effetto "pacchetto di patatine"

Il dato più sorprendente emerso dalla ricerca, che ha coinvolto oltre 2.100 adulti australiani di mezza età e anziani (tutti senza demenza all'inizio dello studio), riguarda la soglia di pericolo. Non serve stravolgere la dieta per notare i primi effetti negativi.

«Per rendere l'idea – spiega la dottoressa Barbara Cardoso, autrice principale dello studio e ricercatrice presso il Dipartimento di Nutrizione della Monash University – un aumento del 10% del consumo di cibi ultra-processati equivale all'incirca ad aggiungere una busta standard di patatine alla propria dieta quotidiana. Ebbene, abbiamo osservato un calo netto e misurabile della capacità di concentrazione già a questo livello».

Tradotto in termini pratici: chi consuma abitualmente questi prodotti ottiene punteggi costantemente più bassi nei test standardizzati che misurano l'attenzione visiva e la velocità di elaborazione mentale. Il cervello, insomma, rallenta. E fatica a restare sveglio e reattivo di fronte agli stimoli.

Non è (solo) colpa dei grassi o dello zucchero

Forse l'aspetto più inquietante della ricerca è un altro. Gli studiosi hanno scoperto che l'effetto negativo sull'attenzione si manifesta indipendentemente dalla qualità complessiva della dieta. Persino i partecipanti che seguivano abitualmente un regime alimentare sano, vicino alla celebre dieta mediterranea, hanno mostrato lo stesso declino cognitivo in presenza di un consumo elevato di ultra-processati.

Questo significa che non basta mangiare tanta verdura e pesce per "compensare" gli snack industriali. Il problema non è solo ciò che manca in questi alimenti (le fibre, le vitamine, i grassi buoni), ma ciò che contengono: additivi artificiali, emulsionanti, sostanze chimiche da lavorazione che potrebbero interferire direttamente con i meccanismi del nostro cervello.

«Il livello di lavorazione in sé sembra giocare un ruolo chiave – prosegue Cardoso –. La trasformazione industriale distrugge la struttura naturale del cibo e introduce potenziali neurotossine. Il legame tra dieta e funzioni cognitive va oltre la semplice rinuncia ai cibi sani».

Un campanello d'allarme per la demenza

Lo studio non ha trovato un collegamento diretto tra questi alimenti e la perdita di memoria. Ma ha evidenziato un aumento significativo dei fattori di rischio noti per la demenza, come l'obesità e la pressione alta. Entrambi sono condizioni modificabili, che possono essere tenute sotto controllo anche con l'alimentazione.

E poi c'è il discorso dell'attenzione. Gli scienziati ricordano che la capacità di focalizzarsi non è un dettaglio: è il fondamento di ogni altra funzione cognitiva. Imparare, risolvere problemi, prendere decisioni, persino ricordare: tutto parte da lì. Un declino dell'attenzione, quindi, potrebbe rappresentare un precoce segnale d'allarme, il primo tassello di un cambiamento più ampio e profondo.

Cosa fare allora?

La ricetta, come spesso accade, sta nella consapevolezza. Leggere le etichette, diffidare degli ingredienti lunghi e impronunciabili, preferire cibi freschi o minimamente lavorati. Non si tratta di eliminare del tutto gli snack (un eccesso di rigidità non fa mai bene), ma di ridurne gradualmente la frequenza.

Perché, come dimostra questo studio, il prezzo da pagare per quella busta di patatine in più non si misura solo in calorie. Si misura anche in lucidità mentale. E quello, per il nostro futuro, è un conto che vale la pena tenere d'occhio.

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