Salute
L'olio di oliva contro le forme aggressive di tumore al seno
Nessuna associazione statisticamente significativa tra consumo di olio d’oliva e incidenza del tumore al seno nel suo complesso, ma effetti favorevoli per i sottotipi tumorali più aggressivi. L’olio può agire su vie biologiche diverse da quelle ormonali
21 luglio 2025 | 10:00 | C. S.
Uno studio coordinato dall’Unità di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con l’Università dell’Insubria e l’Università LUM di Casamassima, ha analizzato il consumo di olio d’oliva e il rischio di sviluppare un tumore al seno, con risultati che aprono nuove prospettive soprattutto per alcuni sottotipi più aggressivi. Pubblicato sulla rivista specializzata European Journal of Cancer, il lavoro, condotto nell’ambito del Progetto UMBERTO della piattaforma congiunta IRCCS Neuromed – Fondazione Umberto Veronesi ETS, si basa su dati raccolti nell’ambito del Progetto Moli-sani.
L’analisi ha coinvolto oltre 11.000 donne residenti in Molise, seguite per un periodo medio di 13 anni. I ricercatori hanno osservato che un consumo più elevato di olio d’oliva, in particolare più di tre cucchiai al giorno, si associa a una riduzione del rischio di sviluppare quei tumori al seno che non presentano recettori per estrogeni e progesterone, forme considerate generalmente più aggressive perché non rispondono alle terapie ormonali. Un’associazione protettiva è emersa anche per i tumori HER2-negativi, un altro sottotipo distinto che non esprime il recettore HER2, rendendo non utilizzabili farmaci specifici diretti contro questo bersaglio molecolare.
“Abbiamo osservato – dice Emilia Ruggiero ricercatrice dell’Unità di Epidemiologia e Prevenzione e borsista di Fondazione Veronesi, prima autrice del lavoro scientifico – che ogni cucchiaio in più di olio d’oliva al giorno è associato a un rischio minore di sviluppare tumori ormono-indipendenti. Un risultato che ci spinge a guardare con maggiore attenzione al contributo dei componenti specifici dell’olio d’oliva, come i polifenoli e gli acidi grassi monoinsaturi, nella prevenzione di alcune forme di cancro”.
I dati di questa ricerca, pur non avendo riscontrato un’associazione statisticamente significativa tra consumo di olio d’oliva e incidenza del tumore al seno nel suo complesso, hanno mostrato effetti favorevoli per i sottotipi tumorali più aggressivi, risultando coerenti con l’ipotesi che l’olio d’oliva possa agire su vie biologiche diverse da quelle ormonali, come ad esempio l’infiammazione e lo stress ossidativo.
“La revisione – sottolinea Marialaura Bonaccio, ricercatrice dell’Unità di Epidemiologia e Prevenzione – mostra un quadro ancora in evoluzione: gli studi caso-controllo suggeriscono un effetto protettivo dell’olio d’oliva, mentre quelli prospettici indicano la necessità di ulteriori approfondimenti per chiarire meglio il ruolo di questo alimento. È da considerare come il contesto mediterraneo, dove il consumo di olio d’oliva è più elevato, rappresenti un’opportunità unica per indagare il ruolo di questo alimento nella prevenzione oncologica. Studi futuri, in particolare studi prospettici e trial clinici ben disegnati, potranno chiarire ulteriormente il ruolo potenziale dell’olio d’oliva nella riduzione del rischio di tumore al seno, contribuendo a definire raccomandazioni alimentari più precise”.
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