Salute
I benefici dell’olio extra vergine di oliva sull’intestino e il microbioma
Una dieta a base di olio extravergine di oliva consente una migliore regolazione del microbiota intestinale rispetto ad altri grassi raffinati o al burro
05 giugno 2023 | T N
Un team di ricerca dell'Università di Jaén ha confermato i benefici dell'olio extravergine di oliva sulla flora intestinale.
I polifenoli presenti nell'extra vergine hanno un effetto benefico diretto sul microbiota che altri grassi non hanno perché non li contengono.
Inoltre, se si individuano i batteri marcatori, si possono individuare meglio le cause della malattia dell'intestino irritabile, una serie di disturbi intestinali di cui si sa molto poco.
La relazione tra il consumo di alcuni tipi di grassi e alcune malattie è ampiamente nota nella letteratura scientifica. Tuttavia, lo studio fisiologico dei batteri intestinali, cioè l'influenza esercitata dalla dieta e le modifiche che essa provoca sul microbiota, è un campo ancora da esplorare. Su questa linea, gli esperti hanno pubblicato nell'articolo "Evidence Supporting the Involvement of the Minority Compounds of Extra Virgin Olive Oil, through Gut Microbiota Modulation, in Some of the Dietary Benefits Related to Metabolic Syndrome in Comparison to Butter" sulla rivista Molecules come si verifichino cambiamenti nella salute dei topi a seconda del tipo di acidi grassi inclusi nella loro dieta e come questi influenzino l'azione e la proliferazione dei batteri che compongono il microbiota intestinale.
In studi precedenti, i ricercatori hanno dimostrato che la pressione sanguigna è il fattore più visibile che influisce sulla sindrome metabolica e che la sua alterazione è legata a un batterio chiamato Desulfovibrio. In questo modo, hanno confermato che una dieta ricca di burro non solo aumentava la pressione sanguigna, ma anche la presenza di questo microrganismo nelle feci. Con l'extra vergine, invece, i parametri non cambiavano.
Attivare le difese, contribuire alla digestione degli alimenti o proteggere le mucose dello stomaco o dell'intestino sono alcune delle funzioni a cui collaborano i batteri.
Il pericolo di un aumento del numero di questi organismi è soprattutto la quantità di alcuni composti che rilasciano. Alcuni batteri utilizzano elementi organici per svolgere le loro funzioni, come il Desulfovibrio con lo zolfo proveniente dagli alimenti e da altri composti presenti nell'organismo, come alcuni sali biliari. Pertanto, questo tipo di batteri riduce il solfato in grandi quantità per ottenere energia ed espelle l'idrogeno solforato risultante come rifiuto che, in grandi quantità, è legato a problemi intestinali, calcoli biliari e aumento della pressione sanguigna.
I benefici dell’olio extra vergine di oliva sull’intestino e il microbioma
Per scoprire come le cavie da laboratorio fossero influenzate dalla dieta fornita, gli esperti hanno monitorato il loro peso, la pressione sanguigna, la glicemia, i livelli di colesterolo e trigliceridi per 12 settimane e hanno analizzato i batteri presenti nei campioni fecali per confrontare le differenze in base al tipo di olio utilizzato.
I risultati hanno mostrato che i parametri della pressione sanguigna e i livelli di zucchero, colesterolo e trigliceridi nel sangue sono rimasti simili sei settimane dopo l'inizio della sperimentazione. Tuttavia, il microbiota era già alterato. Le ipotesi portavano a supporre che l'olio raffinato si sarebbe comportato in modo simile all'olio extravergine, ma non era sempre così.
La conclusione è che anche gli oli raffinati possono avere effetti negativi sulla sindrome metabolica allo stesso modo del burro. Inoltre, si suggerisce che i polifenoli presenti nell'extra vergine hanno un effetto benefico diretto sul microbiota che gli altri grassi non hanno perché non li contengono.
Dodici settimane dopo gli esperimenti, sono state osservate differenze marcate in molti altri parametri dei tre tipi di dieta, concludendo che l'olio extravergine di oliva è quello che regola meglio il microbiota intestinale dell'organismo.
Potrebbero interessarti
Salute
Dieci diete sane associate a un invecchiamento biologico più lento
Uno studio pubblicato su Nature Communications evidenzia che diversi modelli alimentari possono contribuire a rallentare l’invecchiamento biologico. Dalla dieta mediterranea alla DASH, non esiste un unico regime ideale: conta soprattutto la qualità complessiva dell’alimentazione
28 ottobre 2026 | 15:00
Salute
Maschere mediche antibatteriche con oleuropeina: la scoperta che arriva dalle foglie di olivo
L'estratto di foglie di olivo, ricco di oleuropeina, potenzi l'efficacia filtrante delle mascherine chirurgiche e combatta batteri come Staphylococcus aureus ed Escherichia coli. Un'idea sostenibile che trasforma uno scarto agricolo in un presidio medico avanzato
28 ottobre 2026 | 11:00
Salute
Zuccheri e antibiotici, il microbiota intestinale potrebbe subire un danno maggiore
Una nuova ricerca suggerisce che un elevato consumo di zuccheri durante la terapia antibiotica possa amplificare la perdita di diversità del microbiota intestinale e favorire la proliferazione di batteri opportunisti come Enterococcus faecium
27 ottobre 2026 | 14:00
Salute
La vitamina C potrebbe migliorare la sopravvivenza nei pazienti a rischio di leucemia
Una sperimentazione clinica di fase 2 suggerisce che l’integrazione quotidiana di vitamina C potrebbe offrire benefici alle persone con patologie del sangue precancerose o tumori mieloidi a basso rischio. I risultati sono promettenti, ma dovranno essere confermati da uno studio più ampio
25 ottobre 2026 | 12:00
Salute
Il Covid può provocare danni alle papille gustative per oltre un anno
Uno studio pubblicato su Chemical Senses individua alterazioni molecolari e strutturali nelle papille gustative di persone con disturbi persistenti dopo l’infezione. Nel mirino la proteina PLCβ2, fondamentale per percepire il dolce, l’amaro e l’umami
25 ottobre 2026 | 10:00
Salute
Mangiare a tarda sera aumenta del 20-30% il rischio di malattie del fegato
Uno studio condotto su quasi 200.000 persone e pubblicato su Clinical Gastroenterology and Hepatology associa il consumo di cibo nelle ore serali più avanzate a una maggiore probabilità di sviluppare steatosi epatica e cirrosi. Sotto osservazione il ruolo dei ritmi circadiani e dell'intervallo tra l'ultimo pasto e il sonno
21 ottobre 2026 | 13:00