Salute
Oltre l’oleocantale, i fenoli che combattono contro l’Alzheimer
L’integrazione dietetica con extra vergine basso in oleocantale, ma contenente altri fenoli, o ricco di oleocantale potrebbe ugualmente avere un effetto benefico contro l’Alzheimer
17 febbraio 2023 | Giosetta Ciuffa
La tipologia più comune di demenza è l’Alzheimer, disturbo neurodegenerativo progressivo di cui soffrono circa il 10% delle persone oltre i 65 anni; i sintomi includono progressivi deficit di memoria, disfunzione cognitiva e anomalie motorie, che alla fine potrebbero influenzare la funzione esecutiva, la parola e l’orientamento visuo-spaziale. L’Alzheimer si contraddistingue per due peculiarità patologiche precise: la deposizione extracellulare di placche di proteine beta-amiloidi (Aβ) e i grovigli neurofibrillari (NFT), oltre che disfunzione della barriera emato-encefalica (BBB) e neuroinfiammazione.
Associata a un tasso più lento di deterioramento cognitivo e demenza, diversi studi hanno dimostrato l’effetto benefico della dieta mediterranea nel frenare la progressione dell’Alzheimer: componente primario di essa è l’olio extra vergine di oliva, che rallenta la compromissione della memoria e migliora le prestazioni cognitive. Tra i numerosi composti fenolici dell’olio, l’oleocantale (OC) si è rivelato efficace contro la beta-amiloide e la patologia correlata: a dosi di 5 e 10 mg/kg, ha migliorato nei modelli murini di Alzheimer la funzione della barriera emato-encefalica e aumentato l’eliminazione dell’Aβ riducendone i livelli nel cervello e la neuroinfiammazione. Precedenti risultati di studi hanno dimostrato che il trattamento dell’Alzheimer nei topi mediante extra vergine ricco di oleocantale o alte dosi di oleocantale ha ridotto l’amiloide-β e la patologia correlata; altri studi hanno testato l’effetto benefico dell’extra vergine in soggetti con lieve decadimento cognitivo (MCI).
Oltre all’oleocantale, l’extra vergine usato per la ricerca in oggetto contiene diversi composti fenolici come idrossitirosolo, tirosolo, oleuropeina, oleaceina e luteolina. È stato dimostrato che tali biofenoli sono in grado di ridurre i livelli di Aβ bloccandone l’aggregazione, riducendone la produzione e aumentandone lo smaltimento. Hanno inoltre ridotto lo stress ossidativo e la neuroinfiammazione.
Ci si è concentrati su diversi oli d’oliva in base al contenuto fenolico: olio d’oliva raffinato privo di biofenoli (ROO), olio extra vergine di oliva ricco di biofenoli ma a basso contenuto di oleocantale (EVOO) e, infine, olio ricco di oleocantale (OC). I ricercatori hanno confrontato i livelli di beta-amiloide cerebrale e la neuroinfiammazione in modelli di Alzheimer nei topi a seguito della somministrazione, a partire dall’età di 3 mesi, di olio d’oliva raffinato, di extra vergine a basso contenuto di oleocantale (0,5 mg di contenuto fenolico totale/kg) e di 0,5 mg di oleocantale/kg, al giorno, per tre mesi. Rispetto ai topi trattati con l’olio raffinato, i trattamenti EVOO e OC hanno ridotto il carico totale di Aβ.
In via generale vengono convalidati i risultati già noti e, per la prima volta, questa ricerca dimostra che rispetto a un olio d’oliva raffinato privo di biofenoli (ROO), a dosi equivalenti, un olio a basso contenuto di oleocantale (EVOO) e l’olio ricco di oleocantale (OC) hanno ridotto efficacemente la beta-amiloide e la patologia correlata. Inoltre, lo studio dimostra che basse dosi di biofenoli e l’oleocantale potrebbero avere un impatto positivo sulla patologia correlata all’Alzheimer.
Pertanto, l’integrazione dietetica con extra vergine basso in oleocantale (ma contenente altri fenoli) o ricco di oleocantale potrebbe avere un effetto benefico contro l’Alzheimer.
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