Salute

Con l'olio d'oliva minor rischio di malattie cardiovascolari e ictus

Con l'olio d'oliva minor rischio di malattie cardiovascolari e ictus

Il beneficio massimo potrebbe essere ottenuto con un consumo tra 20 e 30 grammi al giorno

28 gennaio 2022 | T N

L'associazione specifica del consumo di olio d'oliva con la malattia coronarica (CHD) o l'ictus non è stata completamente stabilita.

Sono state incluse tre coorti: AWHS (2318 uomini), Progetto SUN (18,266 uomini e donne), e EPIC-Spagna (39,393 uomini e donne). Il consumo di olio d'oliva è stato misurato utilizzando questionari convalidati.

Nell'AWHS, 747 partecipanti avevano un punteggio di calcio coronarico positivo (CACS>0), e la correlazione era positiva in quelli con consumo di olio d'oliva vergine ≥30 g/giorno (v. <10 g/giorno).

Nel Progetto SUN (follow-up 10,8 anni) si sono verificati 261 casi totali di malattie cardiovascolari (CVD), e la correlazione era positiva per consumi ≥30 g/giorno (contro <10 g/giorno).

Nell'EPIC-Spagna (follow-up 22,8 anni) si sono verificati 1300 casi di CHD e 938 casi di ictus; le correlazioni erano positive per l'ictus.

Un'associazione più debole è stata osservata per malattie coronariche.

L'associazione era più forte tra coloro che consumano olio d'oliva vergine, invece di olio di oliva raffinato.

L'olio d'oliva è associato a un minor rischio di CVD e ictus.

Il beneficio massimo potrebbe essere ottenuto con un consumo tra 20 e 30 grammi al giorno. L'associazione potrebbe essere più forte per l'olio d'oliva vergine e potrebbe operare dalle prime fasi della malattia.

Bibliografia

Carolina Donat-Vargas, Helena Sandoval-Insausti, José L. Peñalvo, Maria Concepción Moreno Iribas, Pilar Amiano, Maira Bes-Rastrollo, Esther Molina-Montes, Belén Moreno-Franco, Antonio Agudo, Cristina Lasheras Mayo, Martín Laclaustra, Carmen De La Fuente Arrillaga, Maria Dolores Chirlaque Lopez, Maria-José Sánchez, Miguel Angel Martínez-Gonzalez, Guallar-Castillón Pilar, Olive oil consumption is associated with a lower risk of cardiovascular disease and stroke, Clinical Nutrition, Volume 41, Issue 1, 2022, Pages 122-130, ISSN 0261-5614

Potrebbero interessarti

Salute

Alcune verdure potrebbero alimentare l’infiammazione intestinale a causa degli ossalati

Spinaci, mandorle e patate dolci sono alimenti generalmente considerati salutari, ma nelle persone affette da morbo di Crohn e colite ulcerosa gli ossalati che contengono potrebbero contribuire ad alimentare l’infiammazione

16 settembre 2026 | 16:00

Salute

Dall’intestino al cuore: così i batteri trasformano nitrati e ferro delle verdure in molecole protettive

Il microbiota intestinale può contribuire agli effetti benefici di una dieta ricca di verdure. Nitrati e ferro non-eme vengono trasformati dai batteri intestinali in molecole bioattive associate a una migliore funzione vascolare, controllo della glicemia e riduzione dell’accumulo di grasso nel fegato

16 settembre 2026 | 14:00

Salute

Diabete di tipo 1, mangiare in una finestra di 8 ore può migliorare la glicemia

Uno studio dell’Università dell’Illinois Chicago suggerisce che restringere la finestra dei pasti potrebbe favorire il controllo della glicemia anche negli adulti con diabete di tipo 1. Dopo sei mesi, l’emoglobina glicata si è ridotta di circa 0,5%

15 settembre 2026 | 15:00

Salute

Il sorbitolo può trasformarsi in fruttosio: il ruolo decisivo del microbiota intestinale

Il sorbitolo, comunemente impiegato come dolcificante in gomme da masticare e prodotti “senza zucchero”, possa essere convertito nell’organismo in composti strettamente correlati al fruttosio

15 settembre 2026 | 13:00

Salute

Possibile aumento del rischio di tumore gastrico con le bevande zuccherate: sotto esame il consumo quotidiano

Rilevata un’associazione tra il consumo quotidiano di bevande zuccherate e una maggiore incidenza di tumore dello stomaco. Il rischio risulta 2,45 volte più elevato rispetto a chi ne beve meno di una porzione al mese

15 settembre 2026 | 11:00

Salute

La caffeina è una possibile alleata contro l’invecchiamento cellulare

La caffeina potrebbe agire non soltanto sul cervello, aumentando attenzione e vigilanza, ma anche su un antico meccanismo cellulare coinvolto nella gestione dell’energia, nella risposta allo stress e nella riparazione del Dna. Lo suggerisce uno studio della Queen Mary University of London

14 settembre 2026 | 15:00