Salute

MORIAMO SEMPRE PIU’ DI TUMORE, IN PARTICOLARE NELLE AREE INDUSTRIALI

L’inquinamento è fattore scatenante e concausa del cancro. A dimostrarlo dati epidemiologici: in un decennio aumenti dal 10 al 40% di linfomi e leucemie negli adulti e fino al 70% nei bambini. I pesticidi nel piatto sono quindi meno pericolosi dello smog e degli scarichi di fabbriche, auto e impianti di riscaldamento

26 maggio 2007 | Graziano Alderighi

Aree siderurgiche e chimiche, porti e raffinerie: qui si concentrano gli eccessi di mortalità per malattie respiratorie, per tumori alla laringe e ai polmoni, al fegato, alla vescica, leucemia e linfomi. Lo raccontano gli studi sempre più numerosi sulle acciaierie di Genova, Piombino e Taranto, sui petrolchimici siciliani di Gela, Priolo e Augusta così come sulle raffinerie di Sarroch, Porto Torres e Portoscuso in Sardegna
In un articolo de L’Espresso, un’analisi critica della crescita dei tumori nel nostro Paese e i dati sono sconfortanti. In Italia la crescita dei casi di tumori è a livelli da epidemia. Basta guardare i numeri e confrontare i dati degli anni Ottanta con le analisi più recenti. Tra il 15 e il 20% in più i casi di linfomi e leucemie; i mesoteliomi che esplodono (più 37% nelle donne e più 10 negli uomini); poi la mammella (più 27), il cervello (tra l'8 e il 10), il fegato (tra il 14 e il 20). Se si guarda ai bambini, la statistica diventa angosciante- aggiunge L'Espresso- il confronto tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Novanta mostra risultati spietati. Usando come campione la Regione Piemonte si scopre un'impennata del 72% del neuroblastoma, del 49% nei tumori del sistema nervoso centrale, del 23% per le leucemie.

Dati sicuramente allarmanti ma il rapporto più inquietante è stato presentato l'anno scorso dall'Ufficio ambientale dell'Organizzazione mondiale della sanità di Roma, che nelle 13 città più grandi d'Italia ha stimato 8 mila morti all'anno per gli effetti cronici dell'inquinamento atmosferico, di cui una parte non irrilevante viene giocata dai tumori ai polmoni (750 casi all'anno) e alle vie respiratorie, leucemie da benzene e linfomi.

Sul banco degli imputati quindi gli scarichi delle industrie, il traffico automobilistico e gli impianti di riscaldamento, oltre alla devastazione dei suoli provocata da discariche clandestine immette nella catena alimentare sostanze nocive che finiscono sulla tavola degli italiani.

Assolta, quindi, l’agricoltura che, almeno in quest’inchiesta, viene dipinta come vittima del crescente inquinamento e sfruttamento delle risorse naturali.

Anche dal recente rapporto di Legambiente, “Pesticidi nel piatto 2007”, emergono dati confortanti per il settore primario.
Solo il 3,6% del campione del frutto più “inquinato”, la mela, risulta irregolare. Numeri addirittura ben inferiori per il resto della frutta e soprattutto della verdura. Oltre l'84% delle verdure analizzate risulta priva di residui chimici, il 15% presenta uno o più residui, sotto comunque le soglie stabilite per legge, e l'1% è irregolare.
In generale, la percentuale dei campioni irregolari di prodotti ortofrutticoli, cioè fuori legge per superamento dei limiti di concentrazione di residuo chimico o per uso di pesticidi non autorizzati, rimane invariata rispetto allo scorso anno (1,3%), e i campioni con più di un residuo diminuiscono leggermente, con un calo del 1,7 % rispetto alle percentuali dell'indagine del 2006.
Il rapporto registra quindi un lento ma graduale miglioramento della situazione, a testimonianza della maggiore attenzione da parte degli operatori agricoli alla salubrità dei cibi e alle richieste dei consumatori, sempre più favorevoli ai prodotti provenienti da un'agricoltura di qualità.

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