Salute
La curcumina è un valido aiuto contro la malattia di Huntington
La somministrazione di curcumina nella dieta, migliora l’assorbimento degli alimenti, contrastando il forte dimagrimento che spesso caratterizza la grave e rara condizione genetica neurodegenerativa
17 dicembre 2019 | C. S.
Un supporto per migliorare la qualità di vita dei pazienti colpiti da malattia di Huntington potrebbe venire dalla curcumina, un integratore alimentare considerato molto interessante per le sue potenziali attività benefiche nel campo delle patologie neurologiche e non solo.
Una ricerca condotta dal Laboratorio di Neurogenetica e Malattie Rare dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) e pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Human Molecular Genetics, ha infatti dimostrato, su modelli animali di patologia, che la somministrazione di curcumina nella dieta, migliora l’assorbimento degli alimenti, contrastando il forte dimagrimento che spesso caratterizza la malattia di Huntington, una grave e rara condizione genetica neurodegenerativa che colpisce la coordinazione dei movimenti e porta a un inarrestabile declino neurologico.
“Nei pazienti con Huntington – dice Alba Di Pardo, coordinatrice dello studio – si verifica molto spesso una grave perdita di peso corporeo, che peggiora ulteriormente la qualità di vita. Negli anni sono state formulate diverse teorie riguardo al graduale dimagrimento in questi pazienti. La nostra ipotesi si basa su una sindrome di malassorbimento e di alterata omeostasi intestinale, potenzialmente associata alla patologia. Per questo motivo abbiamo sperimentato, su modelli animali, la somministrazione di curcumina, che si è rivelata capace di regolarizzare la motilità intestinale e di migliorare l’assorbimento dei nutrienti, contrastando quindi la perdita di peso”.
“Naturalmente – continua Di Pardo – saranno necessarie ulteriori ricerche per confermare questi dati, e per verificare la loro validità anche nei pazienti, che potrebbero trarre benefico da una regolare supplementazione di curcumina iniziata ancora prima della comparsa dei sintomi clinici. È certamente un approccio promettente che potrebbe alleviare importanti disturbi associati ad una patologia così grave e invalidante”.
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