Salute
Ecco perchè le birre tedesche contengono elevati tassi di arsenico
Secondo uno studio dell'Università di Monaco tassi di arsenico superiori ai limiti stabiliti dall'Oms per l'acqua sono superabili a causa delle farine fossili utilizzate in filtrazione
13 aprile 2013 | Ernesto Vania
E' poco noto ma le birre tedesche, in alcuni casi, conterrebbero elevati livelli di arsenico, ben superiori al limite di 10 microgrammi al litro stabilito dall'Organizzazione mondiale della sanità per l'acqua.
Un mistero mai risolto fino ad ora anche perchè gli ingredienti che compongono la birra partono da valori di contaminazioni decisamente più bassi.
Un team guidato da Mehmet Coelhan ha cercato di svelare il mistero. L'Università di Monaco di Baviera ha testato 140 campioni di birre vendute in Germania come parte di un programma di monitoraggio. Il monitoraggio ha rilevato alti livelli di metalli pesanti come arsenico e piombo, meno di tossine naturali o pesticidi che possono contaminare il grano utilizzato nella produzione della birra, pesticidi e altre sostanze indesiderate.
"Quando il livello di arsenico nella birra è superiore a quella dell'acqua utilizzata durante la fabbricazione della birra, questo eccesso di arsenico deve provenire da altre fonti - ha osservato Coelhan. - E' stato un mistero per noi. Di conseguenza, abbiamo analizzato tutti i materiali, tra cui il malto e del luppolo utilizzato".
Dopo un'ampia ricerca è stato concluso che l'arsenico è stato rilasciato nella birra da un materiale filtrante chiamato farina fossile, o terra di diatomee, usato per rimuovere le impurità, come particelle di lieviti, luppolo e altre sostanze e dare la birra un aspetto cristallino. La terra di diatomee è costituito da resti fossili di diatomee, un'alga che viveva milioni di anni fa.
"Siamo giunti alla conclusione che la farina fossile può essere una significativa fonte di contaminazione da arsenico nella birra - ha detto Coelhan - Questa conclusione è supportata da analisi di campioni di farina fossile. Questi test hanno rivelato che un po' di farina fossile rilascia comunque arsenico.”
I ricercatori hanno voluto tuttavia rassicurare. I livelli sarebbero ancora troppo bassi per causare problemi di salute alle persone che bevono birra filtrata con farine fossili.
Coelhan ha sottolineato che le birre prodotte in almeno altri sei Paesi hanno quantità di arsenico superiori birre tedesche, secondo un rapporto pubblicato quattro anni fa.
E' quindi necessario che le industrie alimentari che utilizzano farine fossili nei processi sappiano che queste possono rilasciare arsenico e prendere le opportune contromisure. Una possibilità è sostituire le farine fossili con altri sistemi filtranti, altrettanto efficaci oggi disponibili sul mercato, ma anche ,più semplicemente, lavare con acqua le farine fossili prima dell'uso così da ridurre le quantità di arsenico libero che potrebbero andare a contaminare l'alimento.
Potrebbero interessarti
Salute
Dieci diete sane associate a un invecchiamento biologico più lento
Uno studio pubblicato su Nature Communications evidenzia che diversi modelli alimentari possono contribuire a rallentare l’invecchiamento biologico. Dalla dieta mediterranea alla DASH, non esiste un unico regime ideale: conta soprattutto la qualità complessiva dell’alimentazione
28 ottobre 2026 | 15:00
Salute
Maschere mediche antibatteriche con oleuropeina: la scoperta che arriva dalle foglie di olivo
L'estratto di foglie di olivo, ricco di oleuropeina, potenzi l'efficacia filtrante delle mascherine chirurgiche e combatta batteri come Staphylococcus aureus ed Escherichia coli. Un'idea sostenibile che trasforma uno scarto agricolo in un presidio medico avanzato
28 ottobre 2026 | 11:00
Salute
Zuccheri e antibiotici, il microbiota intestinale potrebbe subire un danno maggiore
Una nuova ricerca suggerisce che un elevato consumo di zuccheri durante la terapia antibiotica possa amplificare la perdita di diversità del microbiota intestinale e favorire la proliferazione di batteri opportunisti come Enterococcus faecium
27 ottobre 2026 | 14:00
Salute
La vitamina C potrebbe migliorare la sopravvivenza nei pazienti a rischio di leucemia
Una sperimentazione clinica di fase 2 suggerisce che l’integrazione quotidiana di vitamina C potrebbe offrire benefici alle persone con patologie del sangue precancerose o tumori mieloidi a basso rischio. I risultati sono promettenti, ma dovranno essere confermati da uno studio più ampio
25 ottobre 2026 | 12:00
Salute
Il Covid può provocare danni alle papille gustative per oltre un anno
Uno studio pubblicato su Chemical Senses individua alterazioni molecolari e strutturali nelle papille gustative di persone con disturbi persistenti dopo l’infezione. Nel mirino la proteina PLCβ2, fondamentale per percepire il dolce, l’amaro e l’umami
25 ottobre 2026 | 10:00
Salute
Mangiare a tarda sera aumenta del 20-30% il rischio di malattie del fegato
Uno studio condotto su quasi 200.000 persone e pubblicato su Clinical Gastroenterology and Hepatology associa il consumo di cibo nelle ore serali più avanzate a una maggiore probabilità di sviluppare steatosi epatica e cirrosi. Sotto osservazione il ruolo dei ritmi circadiani e dell'intervallo tra l'ultimo pasto e il sonno
21 ottobre 2026 | 13:00