Salute

Si scrive alcool e si legge maggiore incidenza di tumori

Si scrive alcool e si legge maggiore incidenza di tumori

Uno studio apparso addirittura sul prestigioso “British Medical Journal” rilancia certe posizioni piuttosto severe nei confronti della bevande alcoliche, vino compreso. “Sono studi da prendere con le pinze”, dichiara il professor Francesco Visioli. “Come tutti questi studi, d’altra parte. Anche quelli
positivi però”

30 aprile 2011 | Luigi Caricato

Vi ricordate l’articolo apparso su Teatro Naturale dal titolo "Tsunami sul vino"? Ebbene, sull’argomento, davvero tanto delicato, è uscito di peggio, addirittura sul prestigioso “British Medical Journal”. A comunicarmelo, inviandomi l’articolo un osservatore d’eccezione, il professor Francesco Visioli, studioso che i lettori conoscono bene, per le sue prese di posizioni nette, ma soprattutto per la sua cultura e la solida preparazione scientifica. Grande cultura e professionalità, dunque, tant’è che proprio per questo motivo lavora fuori dall’Italia, in Spagna, con ricerche che in vario modo hanno a che fare con gli alimenti.

“Due settimane fa”, mi confida Visioli, “ero a Cordoba. Mi hanno messo nel Comitato scientifico di uno studio di prevenzione cardiovascolare secondaria. Pazienti infartuati trattati con dieta povera in grassi o con dieta che prevede l’olio extra vergine di oliva. Costo: 3,8 milioni di euro. Proprio così, sono tre milioni e ottocentomila euro che mi vedo passare sotto il naso. E che dire? Li usano quelli di Cordoba. Chi paga? Ma i produttori locali. No comment”. Già no comment, perché in Italia chi dispone del danaro dei produttori li utilizza per ben altri scopi.

Ma torniamo allo studio segnalato dal professor Visioli, apparso sul “British Medical Journal”, dal titolo “Alcohol attributable burden of incidence of cancer in eight European countries based on results from prospective cohort study”. Ovvero, tanto per intenderci e semplificare: si scrive alcol e si legge maggiore incidenza di tumori. “Sono studi da prendere con le pinze”, dichiara il professor Visioli. “Come tutti questi studi, d’altra parte. Anche quelli positivi però”.

Lo studio in questione è stato condotto allo scopo di calcolare l'incidenza del cancro attribuibile al consumo di alcol, ed è stato effettuato in otto Paesi europei: Francia, Italia, Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Grecia, Germania e Danimarca.

I partecipanti allo studio sono stati 109.118 uomini e 254.870 donne, di età compresa tra i 37 e i 70 anni, mentre, per ciò che concerne le conclusioni cui giunge lo studio, si può constatare come nell’Europa occidentale, una quota importante dei casi di cancro la si possa attribuibire ai consumi di alcol, e in particolare a quei consumi nei quali vengono superati i limiti raccomandati, ovvero i due bicchieri al giorno per gli uomini, l’equivalente di circa 24 g di alcool, e un bicchiere per le donne, l’equivalente di circa 12 g.

Si comprende bene, di conseguenza, come, alla luce di tali riscontri, si debba insistere con forza sulla necessità di continuare e intensificare gli sforzi per ridurre il consumo di alcol in Europa, operando sia sui singoli soggetti, sia sulla popolazione.

Ora, però, resta da riflettere sul senso e sull’opportunità di tali studi scientifici con i quali ci si sofferma sull’incidenza del consumo di alcol sulla nostra salute. Non è facile: perché le notizie di studi talora esaltanti, talaltra punitivi, quasi non ci fossero vie di mezzo, sull’argomento, ve ne sono tanti. Il fatto è che in materia di alcol essere obiettivi è sempre difficile: occorre valutare da una parte i forti interessi economici di chi spinge in una direzione, e dall’altra la forte connotazione ideologica di chi si fa invece paladino della campagne anti-alcol.

Non mi esprimo ovviamente sullo studio pubblicato dal “British Medical Journal”, anche perché non è materia di mia competenza, non ho gli strumenti idonei per giudicare.

Io preferisco semmai sottoscrivere quanto è riportato nell’etichetta di un vino che ho bevuto di recente, un rosso Doc Sangiovese di Romagna dell’azienda Tre Monti. Nella retroetichetta si legge: Il vino è piacere e salute. Bevi con sobrietà.

Ecco, benedetta sia la semplicità. Seguendo tali consigli, credetemi, non si sbaglia mai.

 

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alessandro sbarbada

30 aprile 2011 ore 13:42

Non ci sono pinze né tenaglie.
Che vino, birra e altri alcolici, già a consumi considerati generalmente come “moderati”, innalzino il rischio di contrarre numerosi tipi di cancro è dimostratissimo, così come è stata smascherata l’infondatezza di parecchie ricerche tese a dimostrare effetti protettivi per la salute. O meglio, il più delle volte si è trattato di scorrette manipolazioni, operate – presumibilmente per motivi commerciali - a risultati di ricerche serie, ma che parlavano d’altro (tipo lo studio sul resveratrolo nel topo, che poi sul giornale diventa sul vino nell’uomo).
Le resistenze ad ammettere queste evidenze scientifiche sono economiche, culturali, spesso legate alla difesa del proprio bere sa parte di chi si ostina a non riconoscerle.
Nessuno scriverebbe su un pacchetto di sigarette: “La sigaretta è piacere e salute. Fuma con sobrietà”.
Per il vino e gli altri alcolici non è così diverso.
Saluti.
Alessandro Sbarbada