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Il rosso e il bianco: Saperavi e Rkatziteli

Il Trentino Alto Adige ha svolto un importante studio sui vitigni autoctoni georgiani per aiutare lo sviluppo della viticoltura

03 aprile 2010 | C. S.

Durante la scorsa edizione di Prowein, appena conclusasi a Düsseldorf, è stato consegnato uno studio di confronto tra vitigni internazionali e autoctoni, come trasferimento di conoscenze tra il Trentino Alto Adige e la Georgia per aiutare lo sviluppo, interessata ad un confronto nel settore vitivinicolo con l’Italia ora che si è insediato un governo orientato all’apertura con l’Europa.

Gli autori dello studio, il Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale Laimburg (Alto Adige), lo IASMA Centro di Ricerca e Innovazione - Fondazione Edmund Mach (Trentino), entrambi centri di eccellenza nella ricerca italiana per l’agricoltura e INNOVITIS una piattaforma per l’innovazione nella viticoltura fondata in Alto Adige nel 2008, già dalla scorsa primavera hanno iniziato una fitta collaborazione che li vede coinvolti nella realizzazione di diversi progetti a sostegno dell’agricoltura e viticoltura.

Il focus dello studio è stato elaborato soprattutto sotto l’aspetto enologico-analitico e sensoriale delle varietà autoctone georgiane Rkaziteli e Saperavi e ha messo a confronto vitigni tradizionalmente coltivati in Trentino Alto Adige, come lo Chardonnay e il Teroldego, scelti perché molto simili ai vitigni georgiani come qualità delle uve e rese per ettaro e ne venivano indirettamente verificate le potenzialità sul mercato internazionale.

Il vitigno bianco Rkaziteli si avvicina per tipologia ai vitigni bianchi della Borgogna; anche se mostra più spiccatamente toni “verdi” marcati, sfumature speziate e nettamente meno frutta esotica di un tipico Chardonnay. Mentre il vitigno rosso georgiano Saperavi ha delle similitudini con varietà come i Merlot, Cabernet e Lagrein (quest’ultima coltivata prettamente in Alto Adige); al naso mostra note olfattive floreali leggermente agrumate e sottolinea anche nette e percepibili componenti tanniche.

A consegnare i risultati dello studio alla dott.ssa Tina Kezeli, Presidente dell’associazione del vino “Georgian Wine Association”, è stata la dott.ssa Heike Platter del Centro di Sperimentazione Laimburg.
Questo progetto comune e l’odierno trasferimento di conoscenze posano le loro basi su diversi anni di contatti di lavoro con le strutture riconosciute del settore vitivinicolo georgiano, in special modo quelle che rappresentano le regioni Kakheti e Racha-Lechkhumi nell’AREV, l’Associazione delle Regioni Vinicole Europee.

La “Georgian Wine Association”, che riunisce le più importanti realtà vitivinicole georgiane, inizierà nei prossimi mesi una campagna di marketing con il fine di far recuperare al vino georgiano la propria identità nei mercati mondiali compresa l’Italia.

Un primo passo verso l’avvicinamento dell’obiettivo è il 33° Congresso Mondiale della Vigna e del Vino che si terrà a Tbilisi a fine giugno, dove parteciperanno i migliori specialisti del settore vitivinicolo internazionale.
Il confronto tra i vitigni sosterrà la Georgia nella sua aspirazione a riaffacciarsi sulla scena internazionale del vino con prodotti di qualità ottenuti da vitigni autoctoni.




Fonte: Serena Comunicazione

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