Mondo

“Agricoltura fai da te” è solo un hobby

No alla promozione dell'utilizzo di giardini e spazi cittadini per la coltivazione dell’ortofrutta. In Italia facciamo coltivare i molti terreni incolti e diamo più strumenti agli agricoltori

21 febbraio 2009 | C S

Non torniamo agli “orti di guerra”. L’agricoltura lasciamola fare ai veri produttori. Se poi i prezzi dell’ortofrutta sono onerosi, facciamo in modo che si riducano attraverso rapporti più stretti nella filiera. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta la notizia secondo la quale in Inghilterra, in un momento di crisi economica come quella attuale, si stanno mettendo a disposizione spazi e giardini cittadini per la coltivazione di cavoli e patate.

Si tratta più di una trovata pubblicitaria che di una reale esigenza. Non crediamo -afferma la Cia- che in Italia sia una strada percorribile. Nulla contro chi vuole coltivare il proprio giardino per produrre ortofrutticoli. Ma è e resta soltanto un hobby che non certo risolve i problemi dei consumatori.

Pensiamo, invece, a rivolgere maggiore attenzione all’agricoltura, quella professionale, che ha risposto sempre in maniera positiva. Occorre mettere in condizione i produttori di svolgere adeguatamente la loro attività. E’ necessario -sottolinea la Cia- predisporre adeguati interventi che permettano di ridurre i pesanti costi produttivi e i gravosi oneri contributivi e burocratici.

Nulla -avverte la Cia- contro l’”agricoltura fai da te”, ma crediamo che non è la soluzione. In Italia, per esempio, ci sono tantissimi terreni del demanio, più di un milione di ettari, che potrebbero essere coltivati da giovani agricoltori. Lasciamo stare i giardini e i parchi cittadini. Operiamo, invece, per un adeguato sviluppo del settore e per ridurre drasticamente la “forbice”, oggi molto elevata, tra i prezzi praticati sui campi e quelli al dettaglio. Tutti se ne gioverebbero, prima i consumatori e poi anche gli agricoltori. L’esperienza inglese non è una “panacea” e non è assolutamente ripetibile da noi.

Potrebbero interessarti

Mondo

Olio d’oliva, l’Andalusia esporta oltre 1,4 miliardi di euro nei primi cinque mesi del 2026

Il valore delle esportazioni di olio d’oliva ha registrato una flessione del 10,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. La contrazione è riconducibile principalmente alla riduzione dei prezzi dell’olio d’oliva

12 agosto 2026 | 11:00

Mondo

Le frodi dell'olio in Brasile: oli vergini e lampanti venduti come extravergini

Analisi del Ministero dell’Agricoltura brasiliano hanno classificato come vergini alcuni oli commercializzati come extravergini. Altri prodotti sono risultati lampanti, categoria non idonea al consumo diretto. La Procura di San Paolo chiede ora controlli più stringenti sulle importazioni

11 agosto 2026 | 09:00

Mondo

Agricoltura 4.0, l'Europa è spaccata in due: connessa sì, intelligente ancora no

Non basta avere Internet nei campi per fare agricoltura di precisione. Mentre Danimarca e Germania sfiorano il 100% di connettività, solo il 18% delle aziende usa tecnologie avanzate. Ma quelle poche gestiscono già quasi la metà della superficie agricola europea

06 agosto 2026 | 11:00

Mondo

Raccolto promettente negli oliveti della Sierra de Cazorla in Spagna

L'elevato numero di frutti per germoglio lascia intravedere una campagna olearia superiore alla media. Tuttavia, la DOP Aceite Sierra de Cazorla invita alla prudenza: saranno l'andamento climatico, la disponibilità d'acqua e la formazione dell'olio nei prossimi tre mesi a determinare il risultato finale

04 agosto 2026 | 11:00

Mondo

Olio d'oliva, l'accusa di OliveA: le importazioni tunisine vengono usate per deprimere i prezzi all'origine

L'associazione spagnola OliveA Tradición y Progreso denuncia un utilizzo sempre più esteso delle importazioni di olio tunisino, in particolare attraverso il regime di perfezionamento attivo. Così si mantengono sotto pressione le quotazioni riconosciute agli olivicoltori

04 agosto 2026 | 09:00

Mondo

L'olivicoltura tradizionale di Jaén alla prova della sostenibilità economica: i costi nascosti mettono in crisi il modello produttivo

Una ricerca basata sul metodo OliCost rivela che la principale minaccia per l'olivicoltura tradizionale non è il prezzo dell'olio, ma una struttura aziendale frammentata e l'incapacità di contabilizzare i reali costi di produzione

03 agosto 2026 | 14:00