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La Spagna dell’olio si mobilita, pronti scioperi e manifestazioni

I produttori spagnoli sono pronti alla guerra a causa del fortissimo calo delle quotazioni dell’extra vergine che mette in crisi decine di migliaia di olivicoltori

17 gennaio 2009 | T N

Il Coag, principale organizzazione agricola, ha stimato le perdite subite dagli agricoltori negli ultimi anni per più di 79 milioni di euro, in quanto dal gennaio 2008 (2,6 euro al chilogrammo) il prezzo è sceso agli attuali 1,80.

"Questi 0,80 euro al chilo in meno mettono seriamente in pericolo la vitalità di un settore che è la patria di più di 30 comuni” ha dichiarato il Presidente del Coag.
Per protesta a questa situazione, il settore olivicolo ha deciso di aderire alle manifestazioni promosse in tutta la regione Andalusa contro la disoccupazione partire dal 29 di gennaio.
L'obiettivo è quello di denunciare azioni "speculative e pratiche fraudolente che si verificano nel mercato dell'olio d'oliva, dove tre grandi società controllano l'80% del mercato" e di esercitare la loro posizione dominante pagando ai produttori prezzi che non superano la soglia di redditività.

Stando a uno studio effettuato dal Coag, i coti di produzione ad ettaro, tenuto conto dei diversi sistemi di coltivazione, oscillano dai 1500 ai 2500 euro ad ettaro. “Con una quotazione di 1,8 euro al chilogrammo anche la più competitiva azienda olivicola, cessa di essere redditizia” ha denunciato Miguel Monferrer, Presidente Coag della provincia di Granada.

Per ovviare alla situazione, le azioni concrete proposte dal Coag sono:
- aggiornare i meccanismi di regolamentazione della OCM olio d’oliva, come ad esempio l'ammasso privato.
- spezzare il dominio delle grandi industrie nel fissare i prezzi.

"In questo momento i frantoi hanno un problema di liquidità. Sono costretti a vendere al prezzo offerto dagli operatori del settore” spiegano dal Coag.

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