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Gennaro Sicolo alla presidenza del Comitato consultivo del COI: l’Italia torna ai vertici dell’olivicoltura mondiale

Gennaro Sicolo alla presidenza del Comitato consultivo del COI: l’Italia torna ai vertici dell’olivicoltura mondiale

Dalla nascita nel 1991 al ruolo di interlocutore tra produttori, industria, commercio e consumatori: il Comitato consultivo del Consiglio oleicolo internazionale è uno dei luoghi in cui la filiera olivicola mondiale porta le proprie istanze al confronto istituzionale. L’Italia rafforza la propria presenza in un organismo strategico

29 ottobre 2026 | 18:00 | T N

L’elezione di Gennaro Sicolo alla presidenza del Comitato consultivo per l’olio d’oliva e le olive da tavola del Consiglio oleicolo internazionale (COI) riporta un rappresentante italiano alla guida di un organismo che, pur non avendo poteri normativi autonomi, svolge una funzione importante nel raccordo tra le istituzioni e gli operatori della filiera.

Vicepresidente nazionale di CIA Agricoltori Italiani e figura di riferimento dell’olivicoltura pugliese, Sicolo conosce direttamente le questioni che attraversano il comparto: dalla remunerazione dei produttori alla difesa della qualità, dalla concorrenza sui mercati internazionali alla necessità di aggiornare gli strumenti tecnici e normativi alle caratteristiche delle diverse varietà.

Il suo percorso ai vertici del Comitato era iniziato nel novembre 2022 con l’elezione alla vicepresidenza per il comparto dell’olio d’oliva, incarico confermato nel novembre 2024. Nel 2024, inoltre, l’Italia aveva ospitato a Siena la 62ª riunione del Comitato, con circa 80 rappresentanti internazionali del settore.

La presidenza assume un significato particolare in una fase in cui l’olivicoltura mondiale è chiamata a confrontarsi con cambiamenti climatici, oscillazioni produttive, trasformazioni dei flussi commerciali e crescente attenzione alla corretta classificazione degli oli. Per l’Italia, che è contemporaneamente grande produttore, trasformatore, consumatore e importatore, il confronto internazionale riguarda non soltanto la rappresentanza istituzionale, ma anche la competitività dell’intera filiera.

Il Comitato consultivo: una storia iniziata nel 1991

Il Comitato consultivo del COI nasce nel 1991 con una missione precisa: creare un punto d’incontro tra i professionisti del settore olivicolo dei Paesi aderenti all’organizzazione intergovernativa. L’obiettivo era mettere a disposizione del Segretariato esecutivo le conoscenze maturate dagli operatori sul campo, affinché le decisioni e le iniziative dell’organizzazione tenessero conto delle esigenze concrete della produzione, della trasformazione e del mercato.

La storia delle sue presidenze racconta anche l’evoluzione degli equilibri della filiera. Il primo presidente fu lo spagnolo Juan Vicente Gómez Moya, in rappresentanza dei trasformatori, in carica dal 1992 al 1996. Gli succedette il tunisino Ali Ben Hadj M’Barek, espressione dei produttori, che guidò il Comitato dal 1997 al 2000 e nuovamente dal 2010 al 2013. Tra i presidenti successivi figura l’italiano Gennaro Forcella, rappresentante del mondo commerciale, in carica dal 2001 al 2005, seguito dallo spagnolo Francisco Molina Molina, presidente dal 2006 al 2009.

Nel 2013 fu designato alla presidenza il portoghese Luis Folque, esponente dell’industria di trasformazione e presidente dell’associazione Casa do Azeite, per il biennio 2014-2015. In quella stessa occasione, il COI ricordò ufficialmente i precedenti presidenti, riconoscendone il contributo alla costruzione dell’organismo.

Quali sono le funzioni del Comitato consultivo

Il Comitato consultivo non va confuso con il Consiglio dei membri del COI, l’organo intergovernativo che assume le decisioni istituzionali e approva programmi e bilanci. Il Comitato è invece la sede in cui le diverse componenti economiche e professionali della filiera possono esprimere valutazioni, segnalare criticità e proporre priorità di intervento.

La sua funzione è consultiva, ma questo non significa che sia marginale. Il confronto con chi produce, trasforma, commercializza e consuma olio d’oliva e olive da tavola consente al COI di acquisire informazioni che difficilmente emergerebbero dalla sola interlocuzione tra amministrazioni pubbliche.

Le attività del Comitato comprendono l’individuazione dei problemi che interessano gli operatori, il confronto sulle prospettive dei mercati, la discussione sulle criticità produttive e commerciali e la formulazione di osservazioni utili al lavoro del Segretariato esecutivo e del Consiglio dei membri. Le sue riunioni sono anche un’occasione per mettere a confronto esperienze maturate in Paesi con strutture produttive, modelli di commercializzazione e condizioni agronomiche differenti.

Il peso dell’organismo emerge quando questioni apparentemente tecniche hanno conseguenze economiche rilevanti. La classificazione degli oli, i parametri analitici, la valorizzazione delle cultivar, la lotta alle frodi, la comunicazione ai consumatori e l’apertura di nuovi mercati possono influenzare direttamente il prezzo riconosciuto al produttore e la capacità delle imprese di competere sui mercati internazionali.

Il Comitato, tuttavia, non può modificare autonomamente le norme commerciali del COI né imporre decisioni ai governi. Può contribuire a orientare il confronto, portare all’attenzione delle istituzioni le esigenze della filiera e favorire la ricerca di soluzioni condivise.

Produttori, trasformatori, commercianti e consumatori: chi siede nel Comitato

La caratteristica distintiva del Comitato consultivo è la rappresentanza delle diverse componenti della filiera. Non è composto esclusivamente da delegati ministeriali o funzionari pubblici, ma da rappresentanti delle categorie professionali e delle organizzazioni che operano nel comparto nei Paesi membri del COI.

Le principali famiglie rappresentate sono quattro.

I produttori portano all’attenzione dell’organismo le questioni legate alla redditività degli oliveti, ai costi di coltivazione, alla disponibilità idrica, alla raccolta, alle fitopatie e agli effetti del cambiamento climatico. Per un Paese come l’Italia, caratterizzato da una forte frammentazione aziendale e da una grande varietà di cultivar e sistemi produttivi, questa rappresentanza è essenziale.

I trasformatori, ossia i frantoi e gli operatori industriali della lavorazione, affrontano le problematiche legate all’efficienza estrattiva, alla qualità della materia prima, alle tecnologie di processo, alla conservazione e alla gestione dei costi energetici e operativi.

I commercianti rappresentano il collegamento con i mercati. Le loro valutazioni riguardano i flussi internazionali, la formazione dei prezzi, gli standard richiesti dagli acquirenti, la concorrenza tra origini e la necessità di condizioni commerciali trasparenti.

I consumatori, infine, contribuiscono a mantenere al centro del confronto la sicurezza e l’autenticità del prodotto, l’informazione in etichetta, la corretta classificazione merceologica e la fiducia nei confronti dell’olio d’oliva e delle olive da tavola.

La struttura direttiva riflette questa articolazione: il COI ha documentato, per esempio, una presidenza generale affiancata da vicepresidenze distinte per il comparto dell’olio d’oliva e per quello delle olive da tavola, oltre a figure supplenti. Nel 2022-2023, il presidente era il tunisino Abdessalem Loued, con Gennaro Sicolo vicepresidente per l’olio d’oliva e M'Hamed Belasla per le olive da tavola.

La composizione effettiva del Comitato, quindi, non coincide con l’elenco dei Paesi membri del COI: i posti sono legati alla rappresentanza delle categorie economiche e professionali. Per questo è opportuno distinguere gli organismi di rappresentanza settoriale dalle delegazioni governative che partecipano alle attività istituzionali.

Paesi membri e osservatori: una rete internazionale più ampia del Mediterraneo

Il COI, con sede a Madrid, è l’unica organizzazione intergovernativa mondiale dedicata specificamente all’olio d’oliva e alle olive da tavola. È stato istituito nel 1959 sotto gli auspici delle Nazioni Unite e oggi opera sulla base dell’Accordo internazionale sull’olio d’oliva e le olive da tavola del 2015, entrato in vigore nel 2017.

I suoi membri comprendono governi che hanno aderito all’Accordo, mentre l’Unione europea partecipa come membro unitario, rappresentando gli Stati dell’UE. Non bisogna quindi conteggiare l’Italia come un membro autonomo distinto dall’Unione europea nella composizione intergovernativa del COI. L’organizzazione dichiara che i suoi membri rappresentano oltre il 94% della produzione mondiale di olio d’oliva.

Accanto ai membri esistono i Paesi e le organizzazioni invitati come osservatori. Lo status di osservatore permette di seguire le attività e partecipare a specifiche iniziative senza diventare membri a pieno titolo. È uno strumento importante per coinvolgere mercati consumatori, Paesi con un settore olivicolo in sviluppo e organismi internazionali interessati alle politiche agricole e alimentari.

Nel giugno 2024, per esempio, tra gli osservatori invitati alle sessioni del Consiglio figuravano Australia, Brasile, Cile, Cina, India, Giappone, Kazakistan, Messico, Pakistan, Perù, Qatar, Sudafrica, Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti, oltre a organizzazioni come FAO e CIHEAM. L’elenco è riferito a quella sessione e non va considerato un registro aggiornato automaticamente: alcuni Paesi, come Iraq e Pakistan, sono successivamente entrati tra i membri del COI.

Questa distinzione è strategica. Il futuro dell’olio d’oliva non dipende soltanto dai Paesi che lo producono, ma anche da quelli che lo importano, lo trasformano, lo distribuiscono e ne determinano la domanda. La partecipazione dei mercati extra-mediterranei può favorire una maggiore conoscenza del prodotto, la convergenza degli standard e il contrasto alle pratiche commerciali ingannevoli.

I Paesi del COI e il loro peso nell'olivicoltura mondiale

La rete internazionale del COI riunisce i principali protagonisti dell'olivicoltura mediterranea, ma comprende anche Paesi che stanno sviluppando la produzione o che hanno interesse a partecipare alla definizione delle regole commerciali. Il loro peso non è uniforme: alcuni condizionano l'offerta mondiale, altri sono importanti per le olive da tavola, altri ancora rappresentano mercati emergenti.

L'elenco istituzionale del COI comprende Albania, Algeria, Argentina, Azerbaigian, Bosnia-Erzegovina, Egitto, Unione europea, Georgia, Iran, Iraq, Israele, Giordania, Libano, Libia, Montenegro, Marocco, Pakistan, Palestina, Tunisia, Turchia, Uruguay e Uzbekistan.

Il peso dei mercati osservatori: Stati Uniti, Cina, Brasile e Giappone

Il futuro del comparto non dipende soltanto dalle decisioni dei Paesi produttori. Una parte rilevante della domanda mondiale si concentra infatti in mercati che non hanno necessariamente una produzione significativa.

Gli Stati Uniti sono uno dei principali mercati di importazione e consumo di olio d'oliva. La loro domanda influenza i flussi commerciali, le strategie dei grandi imbottigliatori e le politiche di promozione delle principali origini mediterranee.

Il Brasile è un mercato importante per l'olio d'oliva importato e presenta opportunità di crescita legate alla diffusione dei consumi. La Cina rappresenta un mercato potenziale di grande interesse per l'espansione della domanda, anche se le sue dimensioni effettive dipendono dai prezzi, dalle abitudini alimentari e dalla capacità di comunicare il valore del prodotto.

Il Giappone, l'Australia, il Canada e altri mercati extraeuropei sono importanti per la diversificazione delle destinazioni commerciali. In questi Paesi, la crescita dei consumi può contribuire ad assorbire una parte dell'aumento dell'offerta e a ridurre la dipendenza del settore dai mercati tradizionali.

La presenza di osservatori amplia quindi la prospettiva del COI: l'obiettivo non è soltanto coordinare le politiche dei produttori, ma anche promuovere una domanda informata, contrastare le frodi e rendere più comprensibili le categorie merceologiche dell'olio d'oliva. Occorre tuttavia ricordare che lo status di osservatore riguarda specifiche attività e sessioni e non equivale a un'adesione piena all'Accordo.

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