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Dcoop calcola la carbon footprint dell’olio di oliva: il 97% delle emissioni arriva dalla fase agricola

Dcoop calcola la carbon footprint dell’olio di oliva: il 97% delle emissioni arriva dalla fase agricola

Il gruppo cooperativo ha elaborato un fattore di emissione specifico per la propria produzione di olio, basato sui dati di 518 aziende agricole e 96 frantoi. L’analisi evidenzia il peso predominante della fase agricola, legato soprattutto a fertilizzanti, emissioni di N₂O, carburanti, irrigazione e gestione dei residui di potatura

18 settembre 2026 | 10:30 | C. S.

Dcoop ha compiuto un nuovo passo nel percorso di decarbonizzazione della propria filiera olivicola, calcolando la carbon footprint di prodotto dell’olio di oliva attraverso un’analisi del ciclo di vita (ACV). Lo studio, realizzato sulla base di dati primari del gruppo cooperativo e secondo metodologie e standard internazionali, ha permesso di definire un fattore di emissione specifico per la produzione di olio di oliva di Dcoop, destinato a sostituire quello bibliografico utilizzato finora nell’inventario delle emissioni.

L’analisi ha preso in considerazione l’intero processo dalla produzione degli input agricoli e dalla coltivazione dell’olivo fino all’uscita dell’olio dal frantoio. Per caratterizzare la fase agricola sono state analizzate 518 aziende agricole, mentre la fase di estrazione è stata studiata attraverso i dati di 96 frantoi.

Il 97% delle emissioni nasce nell’oliveto

Il risultato più significativo dello studio riguarda la distribuzione delle emissioni lungo la filiera. Il 97% della CO₂ equivalente associata a un chilogrammo di olio di oliva viene generato nella fase agricola, mentre il restante 3% è riconducibile alla fase di frantoio.

La forte incidenza della produzione agricola concentra quindi proprio nell’oliveto le principali opportunità di riduzione dell’impronta climatica. Tra le fonti di emissione individuate figurano soprattutto fertilizzanti e altri input agricoli, le emissioni di protossido di azoto (N₂O) legate all’impiego di azoto, il consumo di carburante delle macchine agricole e l’elettricità, con particolare riferimento agli impianti di irrigazione.

Un ulteriore elemento di variabilità è rappresentato dalla gestione dei residui di potatura, che assume un peso differente in funzione delle diverse tipologie di oliveto considerate.

Un fattore di emissione costruito sui dati Dcoop

Per rendere il risultato rappresentativo della propria realtà produttiva, Dcoop ha effettuato un’extrapolazione dei dati raccolti sul campo tenendo conto della distribuzione stimata delle otto tipologie di oliveto presenti nelle circa 400.000 ettari associati al gruppo.

L'obiettivo è disporre di un parametro maggiormente aderente alle caratteristiche effettive della filiera Dcoop. Il nuovo fattore di emissione potrà essere utilizzato nell'inventario corporativo e nelle successive iniziative di sostenibilità, offrendo una base quantitativa per individuare le fonti emissive sulle quali intervenire prioritariamente.

In questo quadro, la fase agricola diventa il principale ambito di intervento per la strategia di decarbonizzazione, con particolare attenzione all'efficienza nell'impiego dei fertilizzanti, alla gestione dell'azoto, ai consumi energetici e di carburante e alle pratiche agronomiche.

Un’analisi secondo gli standard internazionali

Lo studio è stato sviluppato in conformità alla UNE-EN ISO 14067:2019, relativa alla quantificazione e comunicazione dell’impronta climatica dei prodotti, e alle norme UNE-EN ISO 14040:2006 e UNE-EN ISO 14044:2006, che definiscono principi e requisiti per l’analisi del ciclo di vita. È stato inoltre utilizzato come riferimento il GHG Protocol Product Life Cycle Accounting and Reporting Standard.

Per Dcoop, il calcolo della carbon footprint rappresenta quindi non soltanto uno strumento di rendicontazione ambientale, ma anche una base per orientare le future azioni di riduzione delle emissioni nella filiera olivicola.

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